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Il fondamentalista riluttante, di Hamid Mohsin

Hamid Mohsin, Il fondamentalista riluttante, 2007

[le letture del martedì di RdB]

TT2001Bah, che dire? Di questo romanzo si è parlato tanto, fino a farne un film nel 2012. Nell’edizione italiana la trama è presentata, con eccesso di dettagli, nel risvolto di copertina del libro, togliendo gran parte della suspense al testo (ma come fa una casa editrice a fare un errore così marchiano?).

Changez è un giovane pachistano laureato a Princeton e impiegato in una società di consulenza specializzata nel valutare imprese da ristrutturare e porre in vendita. Dopo l’11 settembre rimane sconvolto dalla reazione americana, dalla diffidenza degli Stati Uniti contro lo straniero, dalle operazioni di guerra in Afghanistan e Pakistan, dal rischio di conflitto tra il suo paese e l’India. Prende coscienza che la sua azienda produce disoccupati nelle aziende per renderle più appetibili per la vendita. Di qui, Changez decide di cambiare campo.

Il punto è che il romanzo  non regge. Ci vorrebbe un Dostoevskij, un Flaubert, un Tolstoj o un Nabokov per tracciare il cambiamento psicologico di un giovane che prima sposa il sogno americano, l’università privata, la meritocrazia, l’impiego prestigioso, la massimizzazione dell’utilità individuale e dei profitti aziendali, e poi diventa un critico zelante del capitalismo americano.

Mohsin potrebbe rileggere l’evoluzione caratteriale di Raskòlnikov o i mutamenti delle ossessioni di Humbert Humbert verso Lolita. O come Natascia si invaghisca del giovane ufficiale russo, per poi tornare dal principe Andrej. O come Anna Karenina si avvicini e poi si allontani da Vronsky. O come cambino gli atteggiamenti di Madame Bovary verso i suoi amanti. D’accordo, ci sono anche cambiamenti psicologici che non funzionano, si pensi all’Innominato di Manzoni, che da bandito criminale diventa, in una sola notte, un cristiano fervente.

L’introspezione di Mohsin proprio non regge. Sembra una storia molto political correct, dove il giovane afgano inizia ad arrabbiarsi perché dopo l’11 settembre tutti lo guardano male appena vedono la sua barba da arabo.

Per non parlare dell’insulsa storia con E., bellissima e misteriosa ragazza di New York. Il corteggiamento è lentissimo, per arrivare al dunque ci vuole una vita, e tutta la storia non ci azzecca nulla con il cambiamento ideologico di Changez.

E poi c’è il lungo dialogo con il misterioso americano. Ecco la pena per Mohsin: dovrebbe essere condannato a leggere “L’americano tranquillo”, romanzo pubblicato nel 1955 da Graham Greene, che sull’ambiguità del predominio politico – militare degli Stati Uniti aveva già detto tutto.

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Categorie:letture, riccardo db
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