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La migliore offerta

“Vivere con una donna è come partecipare ad un asta. Non sai mai se la tua è l’offerta migliore”.

La migliore offerta, di Giuseppe Tornatore (2013) è l’esempio più recente del legame, ricco e duraturo, fra cinema e pittura. Seppur coniugata in modi diversi questa relazione ha costituito quasi sempre un arricchimento espressivo del cinema piuttosto che il contrario.

Infatti, benché la forza espressiva dell’arte “cugina” fu compresa da subito da molti artisti (Dalì, gli artisti espressionisti tedeschi, Ferdinand Léger e, in tempi più recenti, Andy Warhol e gli artisti vicini a movimenti di avanguardia come il New american cinema), il flusso ispirativo prevalente è senz’altro quello inverso: è stato il cinema ad aver attinto a piene mani, in modo più o meno esplicito, consapevole, dichiarato, ostentato o casuale, dal patrimonio iconografico della storia pittorica.

Ejzenštejn, Kubrick, Werner Herzog, Pasolini hanno molto spesso costruito le loro inquadrature non solo come citazioni ma come veri e propri calchi di quadri famosi (Barry Lyndon di Kubrick il caso certamente più significativo per il modo sistematico con cui ha “disegnato” quasi ogni inquadratura del film sul modello della pittura inglese del sette-ottocento – Constable, Gainsborough); ma sono innumerevoli i singoli esempi di citazione episodica: a partire dalla più nota inquadratura del cinema di Woody Allen, quella del ponte di Manhattan, che riprende pedissequamente un quadro di Hopper, autore saccheggiato in numerosissimi casi per la usa vicinanza spirituale con gli sconfitti tante volte raccontati dal cinema americano). Altrettanto spesso la pittura è entrata direttamente nelle narrazioni, sia in opere a carattere biografico – per citarne solo alcune: La ragazza dall’orecchino di perla, Frida, Il mio piede sinistro, Caravaggio, tutta la serie di film su Van Gogh – sia in film che hanno tratto ispirazione in modo generico dal mondo della pittura.

E’ il caso dell’ultimo film di Giuseppe Tornatore, nel quale la pittura si fa metafora della vita, in particolare in quelle dicotomie verità/apparenza, autentico/falso che essa ha nel proprio DNA, con un tono che sa dosare toni sentimentali e meccanismi da thriller psicologico.

Continua su News-art.it…..

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