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Vergogna, di J.M. Coetzee

J.M. Coetzee, Vergogna, 1999

[le letture del martedì di RdB]

coetzee

Nell’ottobre scorso il settimanale “The Economist” ha dedicato una copertina al Sud Africa, scrivendo “Cry, the beloved country”. Il paese è diventato una democrazia nel 1994, grazie alla leadership straordinaria di Nelson Mandela. Ma intorno al 2000 la fase di progresso si è interrotta. Da alcuni anni il Sud Africa cresce meno di paesi africani un tempo più poveri. Il Sud Africa ha un sistema educativo tra gli ultimi al mondo, un’alta disoccupazione e una distribuzione del reddito più diseguale di quelle di Cina, Brasile, Russia e India. Nell’agosto del 2012 ci sono stati 34 morti in uno scontro tra lavoratori in una miniera di platino e forze dell’ordine. Se non cambia, il Sud Africa non ha di fronte grandi prospettive.

Leggendo “The Economist” mi è tornato in mente “Vergogna” di Coetzee. Anche il romanzo è dominato da un alone di speranze svanite, da un sentimento di sfiducia verso l’idea che la vita possa cambiare in meglio

“Vergogna” è un romanzo complesso che, come tutte le opere importanti, si presta a letture diverse. Il prof. David Lurie, divorziato e insegnante di letteratura all’università, viene denunciato per molestie sessuali da una sua allieva, con la quale ha avuto una relazione. Una commissione accademica indaga sul caso e offre a Lurie una sostanziale assoluzione, in cambio dell’ammissione della colpa e di un’espressione di pentimento. David Lurie si considera innocente, non sente di avere nulla da rimproverarsi, perché giudica la ragazza consenziente. Come il protagonista di “Lo straniero” di Camus, il protagonista di Coetzee giudica incomprensibile il meccanismo del processo, sceglie di non difendersi. Viene quindi espulso dall’università. Quando la ex moglie gli rinfaccia quello che considera un assurdo comportamento processuale, David le ribadisce la sua scelta di aver difeso un principio di libertà di parola, di libertà di tacere.

Lurie si trasferisce in campagna, dove la figlia, Lucy, gestisce una fattoria. Il professore non fa in tempo ad adattarsi al nuovo ambiente che Lucy subisce una violenza terribile. Lucy sceglie però di non reagire, di non denunciare. Il professore cerca di rimanere vicino a una figlia che non capisce. Frequenta un ambulatorio per animali dove un’amica di Lucy cerca di dare conforto a povere bestie. Come Lurie aveva deciso di non reagire alle accuse della commissione universitaria, così Lucy non reagisce alla violenza che ha subito. Il padre invita la figlia a lasciare un ambiente così ostile e pericoloso come la fattoria. Lucy rifiuta, il suo posto è lì, non può abbandonarlo. Il solco, la distanza dal padre si acuiscono. In uno scambio di lettere Lucy difende la sua scelta e risponde al padre che il tempo di essere figlia è scaduto, così come per David è scaduto il periodo per essere padre. Anche il professore si rinchiude in sé stesso e si concentra, quasi arrivando al delirio, sulla scrittura dell’opera “Byron in Italia”. Le pagine inventate su Byron e la sua amante, la contessa Guiccioli, in un’assolata Ravenna, sono un minuscolo e farneticante romanzo nel romanzo.

“Vergogna” è la storia di due disgrazie, prima quella di Lurie, poi quella di Lucy, e delle due vergogne che ne seguono, vergogne che i protagonisti non sanno sopportare e che li portano a chiudersi in sé stessi, a smettere di combattere. Il libro è anche il contrasto tra i bianchi e i neri, esemplificato dalla figura incombente di Petrus, il fattore. Nella pagina finale David sceglie di non rimandare la fine di un cane e di lasciarlo subito al suo destino. Non è in fondo quello che hanno fatto lui e sua figlia della loro vita? Non si sono forse abbandonati al loro destino? Un grande romanzo sul Sud Africa, sulla vergogna, su un padre e su una figlia, sulle umiliazioni che gli uomini subiscono e alle quali scelgono di non reagire.

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Categorie:letture, riccardo db
  1. sergiogarufi
    12 dicembre 2012 alle 20:22

    bella recensione, bravo ezio.

    • 13 dicembre 2012 alle 09:22

      Grazie Sergio, ma il bravo va all’amico Riccardo, che si prodiga ogni settimana per tenere vivo il blog con le sue recensioni.

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