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Iliade, di Omero

Omero, Iliade, 8°-7° secolo prima Cristo

 [Le recensioni del martedì di RdB]

L’Iliade è un susseguirsi di battaglie, combattimenti, ferimenti, uccisioni. “Mazzate e’ muorti” direbbero a Napoli. Le nostre professoresse al liceo hanno fatto una grande fatica a selezionare le poche scene che non trattano di guerra: l’incontro tra Ettore e Andromaca; la visita che i capi achei fanno a Achille per convincerlo a tornare a combattere; gli amori tra gli dei (strabiliante un scena dove Giunone “riseduce” Giove per distrarlo dall’andamento della guerra e favorire i greci: indossa lunghi orecchini e tutto l’episodio sembra scritto oggi); Priamo, Ecuba e Andromaca che piangono la morte di Ettore; i due canti finali dedicati al funerale di Patroclo e al riscatto del corpo di Ettore, con Priamo che va nella tenda di Achille.

Tutto ruota intorno alla guerra. Il poema è stato saccheggiato dagli scrittori e dagli sceneggiatori di tutto il mondo e di tutte le epoche: Tolstoj è uno degli esempi più eclatanti, con il suo alternare, come Omero, scene di guerra e scene di pace (ma in Tolstoj predominano le seconde).

In gran parte dei film di guerra e d’azione i vincitori finali sono perdenti per una parte della storia. È il trucco inaugurato nell’Iliade. Quelli che perderanno, i Troiani, sono vittoriosi per molti canti del libro, fino quasi a arrivare a bruciare le navi achee. Queste ultime sono presentate in una lista vertiginosa, per dirla alla Eco, nel canto 2: anche la lista, gli elenchi, sono diventate un classico per tanti scrittori, da Gadda a Arbasino.

Nell’Iliade ci si uccide scagliando la lancia, colpendo con la spada, tirando una pietra, lanciando le frecce. Ogni guerriero eccelle nell’uso di un’arma, Ettore e Achille nell’uso di tutte. Ci si entusiasma nel leggere le avventure degli eroi, parteggiando per l’uno e per l’altro: è quello che ci siamo abituati a fare in mille film mitologici, di cappa e spada o western. Si torna un po’ bambini: ci si innamora degli eroi e non si sopportano gli interventi degli dei, soprattutto quando conducono alla sconfitta dei nostri beniamini. Gli dei osservano la guerra e si dividono, parteggiando e intervenendo a favore o contro uno dei due popoli. Di alcuni interventi non si sente proprio il bisogno: il povero Patroclo colpito da Apollo prima del colpo finale inferto da Ettore; il povero Ettore imbrogliato da Atena prima del colpo mortale di Achille (ma non stiamo a sottilizzare).

La morte è già splatter, già “alla Tarantino”, con occhi che saltano, teste mozzate, sangue che schizza da tutte le parti (non continuiamo per rispetto del lettore e sorvoliamo su come Achille riduca il corpo di Ettore). Non mancano i sacrifici umani. Omero mostra una conoscenza precisa del corpo umano: specifica se il colpo del guerriero colpisca il diaframma, la clavicola, la scapola, la tempia, la nuca, il cuore, la milza, il fegato, i polmoni, la trachea, lo sterno, l’anca, il femore, e perfino l’acetabolo. Oltre alla contrapposizione guerra/pace è straordinario l’uso delle metafore, di tutti i tipi:  animali, geografiche, familiari.

Il poema è un campionario dell’antropologia greca: i miti; i culti degli dei; la preparazione dei guerrieri prima della battaglia; la lavorazione delle armi; la vestizione dei cavalli. i riti funebri; i giochi, la geografia. C’è soprattutto la storia dei popoli che si sono uniti a Achei e Troiani per fare la guerra. È un poema identitario: di ogni guerriero Omero ricorda il luogo di nascita, i genitori, le leggende della famiglia. Occorre che il lettore riconosca la stirpe, le origini di ogni personaggio. Ogni tanto ci si annoia un po’ – come si dice, anche Omero ogni tanto si addormenta – ma si capisce che le ripetizioni delle origini dei personaggi sono servite in versi che per secoli sono stati trasmessi oralmente.

Quando si finisce l’Iliade inizia un gioco infinito con gli amici su quale sia la scena preferita da ognuno di noi: Achille che scaccia dalla tenda gli ambasciatori? Il duello tra Menelao e Paride? O quello tra Ettore e Achille? O Achille che piange la morte di Patroclo? La preparazione delle armi di Achille nella fucina di Efeso? Le stragi che Achille fa dei guerrieri troiani? Priamo nella tenda di Achille?

Ai lettori del blog l’ardua sentenza …

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