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Indignazione, di Philip Roth

Philip Roth, Indignazione, 2008

[Le letture del martedì di RdB]

Un lungo sfogo dello studente Marcus Messner contro il padre iperprotettivo, contro l’autoritarismo e la  disciplina dei college statunitensi degli anni Cinquanta, contro l’imposizione di un credo religioso, contro la repressione sessuale, contro il massacro della guerra coreana, a favore dell’individualismo e della libertà di pensiero.

Non è tra i migliori libri di Roth per il ritmo monocorde, l’assenza di cambi di passo, la caratterizzazione dei personaggi appena accennata, se si fa eccezione per il protagonista, i suoi genitori e la sua amica Olivia. Mancano – a parte gli scontri tra il protagonista e il decano del college – i dialoghi memorabili dove i personaggi di Roth si dilaniano: si pensi a “La controvita”, a “Operazione Shylock”, a “Pastorale americana” a “Il teatro di Sabbath”. In fondo è normale che una indignazione non possa comportare le sfumature degli altri romanzi ricordati.

L’indignazione è contro la casualità della vita e contro l’apparato repressivo che ha spinto Marcus verso la fine. Naturalmente, trattandosi di uno scrittore del livello di Roth, la storia si legge tutta di un fiato, ma sarà ricordata soprattutto per come descrive un’America delle università che, per fortuna, non esiste più.

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