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Tre racconti, di Gustave Flaubert

 

Gustave Flaubert, Tre racconti, 1875-1877

 [le letture del “giovedì” di RdB]

 

Ecco tre perle, ecco tre fra i maggiori racconti dell’Ottocento. “Un cuore semplice” è la descrizione della vita di una povera serva, Félicité, la cui unica compagnia diventa un pappagallo impagliato, Lulù. E’ una descrizione della solitudine umana, soprattutto nella vecchiaia. Flaubert ci presenta un cuore, appunto, semplice, per la sua capacità di accettare tutto ciò che la vita le ha dato ma, soprattutto, non le ha concesso. Félicité ha perso tutto: l’amore, i parenti, gli affetti. Gli  rimangono solo le cose della casa dove vive. Un servo non possiede nulla, ha solo le cose di cui è costretto a circondarsi per lavorare. Alla fine Lulù è il solo sovrappiù.

La “Leggenda di San Giuliano ospitaliere” è una minuziosa e insieme fantastica descrizione medioevale. Calvino amava i tre racconti e ha saccheggiato “San Giuliano” almeno in tre lavori. San Giuliano è nella sua gioventù invasato dalla caccia. Uccide qualsiasi animale gli passi vicino; è il partigiano del racconto “E ultimo viene il corvo”. Calvino ha anche preso da “San Giuliano” le ricostruzioni medievali sia del “Visconte dimezzato” sia del “Cavaliere inesistente”. Basta citare un piccolo pezzo, quando Giuliano venne in aiuto  “del Delfino di Francia,  del re d’Inghilterra, dei Templari di Gerusalemme, del Surena dei Parti, del Negru d’Abissinia e dell’Imperatore di Calicut”. È un bestiario al quale Calvino si abbeverò. Fino al miracolo finale di San Giuliano.

“Erodiade” è un esercizio di scrittura voluttuosa, ridondante di oggetti, barocca. Siamo in puro esotismo, vicini alla “Morte di Sardanapalo” e a “I fanatici di Tangeri” di Delacroix. La storia è ambientata alla corte di Erode Antipa, che ha sposato illegalmente Erodiade, come denuncia Giovanni Battista nella sua predicazione. La corte di Erode viene ritratta come un “melting pot”, con ebrei, traci, galli, germani, greci, samaritani, farisei, babilonesi. La reggia scoppia di armi: armature, picche, canne, scimitarre, pile di caschi, faretre, gambiere, bracciali, forche, ramponi, scale, corde, tronchi per catapulte, mazze, giavellotti, tenaglie. I banchetti sono senza limiti. Il racconto è costruito come un crescendo, un bolero, risolto dall’apparizione finale di Salomè.

Se non l’avete già fatto, barricatevi in casa per una giornata e divoratevi queste tre storie.

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Categorie:letture, riccardo db
  1. 28 giugno 2012 alle 07:12

    mitiche. le avevo anche recensite in bottega vecchia….

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