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La donna della domenica, di Fruttero e Lucentini

Fruttero e Lucentini, La donna della domenica, 1972

 [le letture del martedì, di RdB]

Il romanzo parte lentamente. Il lettore non trova subito il filo; fa fatica a orientarsi nella ridda di personaggi che appaiono pagina dopo pagina. Poi si resta invischiati nella bella prosa, nella cura, spesso maniacale, dei dettagli. Il giallo è un trucco per parlare di Torino, dei ricchi che vivono in collina e dei poveri che si arrabattano come possono. Fruttero e Lucentini prendono le “piccole cose di pessimo gusto” di Gozzano, le ingrandiscono, le moltiplicano per mille, seguendo la linea padana che nel Novecento va da Gadda a Arbasino (pur senza seguirne gli sperimentalismi): tinelli, salotti, cucine, terrazze, vestiti, automobili, commissariati, amori omosessuali e eterosessuali, mercati, fabbriche dismesse e in piena attività, chiese, piazze, strade, quartieri,  lavori in corso, parchi, prostitute, poliziotti, contesse decadute, vecchie zie.

F&L si divertono a prendere in giro la piccola e grande borghesia torinese, la moltitudine di “casalinghe di Voghera” (ma anche di “casalinghi”, ci si perdoni il termine”). Dunque tanta ironia e denuncia del cuore nero della città, con i soldi al centro di tutto.

Le scene cult sono tante: la disputa sulla pronuncia di Boston; la visita del commissario Santamaria alla famiglia del morto, con la madre che ancora venera il  figlio e la sorella che lo tratta per il farabutto che era; il commissario che fa il filo alla bella signora torinese; le visite nei meandri della burocrazia torinese; gli interrogatori a casa dei sospettati e in commissariato; la lunga scena al Balun, il mercato di Torino, il pezzo più virtuosistico del romanzo, con tanti personaggi che si incontrano, si lasciano e si riprendono tra i banchi pieni di ferramenta, quadri, bambole, oggetti vari.

Il commissario Santamaria, novello Ingravallo, sarà poi copiato a sua volta in tanti altri gialli: molti, da Camilleri a Carofiglio, sono debitori, consapevoli o non, di Fruttero e Lucentini. Attenzione a discutere del romanzo con un torinese doc. Farete una brutta figura se non sarete in grado di ricordare fatti e comportamenti non solo dell’architetto Garrone, di Anna Carla e di Santomaria, ma anche di Lello, Massimo, De Palma, Federico, il professor Bonetto, Sheila, la signora Tabusso, Zavattaro, …..Un po’ come quelli che si dimenticano la formazione della squadra di calcio amata da bambini.

 

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Categorie:letture, riccardo db
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