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Anno bisesto

Mi piace il 29 febbraio. Chi non vorrebbe essere al suo posto? Se ne sta nascosto da qualche parte, sigillato nel suo mistero, e come un fantasma metodico di un castello scozzese, ogni quattro anni si affaccia per farsi un’idea di come vanno le cose, qui fuori. Stanco e un po’ controvoglia, disciplinatamente si mette in coda ai suoi simili, gli altri esausti ventotto giorni di febbraio, sgomita per far scivolare un po’ il primo marzo e se ne sta lì, gelido, scostante, con la sua altezzosità aristocratica di chi può permettersi il suo isolamento. Nessuno verrà a infastidirlo, lo aggireremo un po’ scaramantici non vedendo l’ora che se ne torni nel buio del suo esilio. A nessuno verrebbe mai in mente di programmare la firma di un trattato internazionale, la stipula di un contratto da ricordare, un matrimonio, un divorzio, il primo bacio. Sarebbe da suicidi. C’è chi ci nasce, ma sono sicuro che le autorità civili chiudono un occhio e acconsentono che il lieto evento sia registrato un giorno prima o un giorno dopo. Forse esistono delle disposizioni scritte al riguardo.

Annoiato, alla fine della giornata, passata a evitare il prossimo ed essere evitato, deluso e allo stesso tempo rincuorato deciderà che tutto sommato non ne vale proprio la pena e che potrà starsene tranquillo nel suo letargo per altri quattro anni. Non si sarà perso granché.

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