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Principianti, di Raymond Carver

Raymond Carver, Principianti, 2009
[le letture del martedì di RdB] 

Omicidi. Suicidi. Mariti che tradiscono le mogli. Genitori che non capiscono i figli. Coniugi che litigano, quasi sempre violentemente. Rapporti tesi e botte da orbi con i figli e tra grandi. Adulti che non comunicano e che si sfogano con i primi che incontrano. Stupri. Violenze verso le donne. Uomini che impazziscono. Divorziati che tornano a casa e fanno un macello. La vecchiaia che incombe. Drammi irreparabili che coinvolgono grandi e piccoli. Alcolisti che fanno fatica a uscire dal vizio. Insomma, la provincia americana più derelitta, triste, abbandonata, monotona, immortalata da Altman e da altre decine di registi, anche attingendo a questi racconti di Carver.

“Principianti” è la versione filologicamente corretta dei racconti già usciti nel 1981, nella raccolta “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”. Dopo la morte di Carver, sono stati trovati i testi originali, che l’editor Gordon Lish aveva tagliato, in media per percentuali superiori al 50 per cento (!), forse per lanciare la moda del minimalismo.

A noi i racconti più belli sono sembrati quelli già più lunghi nelle versioni originarie. Sono i testi meno minimalisti, dove Carver scava meglio e di più nei caratteri dei personaggi. Sono “L’avventura”, “Una cosa piccola ma buona” – davvero straziante – “Di alle donne che usciamo”, “Dummy”, “Principianti”. I racconti più corti sono spesso meno riusciti e non ci è venuta voglia di leggere le versioni ridottissime di Gordon Lish.

Carver ha lavorato sulla forma come un restauratore, riga per riga, parola per parola, producendo frasi corte, secche. Già nelle prime pagine di ogni racconto crea tensioni e ansie: il lettore capisce subito che tutto finirà male, ma rimane accalappiato al testo, senza mai annoiarsi.

Non mettiamo Carver tra i grandissimi del Novecento americano perché un’idea di letteratura così programmaticamente verista non ci convince del tutto. E poi ci sarebbe piaciuto vederlo alla prova con gioie, amori travolgenti, scherzi, risate, balli, gite felici, pranzi di festa, successi, nascite (e non solo morti), matrimoni che non si sfasciano, amicizie che rimangono intatte. Però è ingiusto chiedere queste cose a un uomo che ha avuto una vita breve e difficile, come tanti dei suoi personaggi. Gli uomini e le donne di Carver guardano fuori dalle finestre, fuori dalle loro case, fuori dai loro incubi individuali e familiari, ma non possono o non ce la fanno a uscire dalla vita di ogni giorno. Forse è quello che è successo, per gran parte della sua esistenza, anche a Raymond Carver.

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