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L’animale morente, di P. Roth

Philip Roth, L’animale morente (2001)
[Le letture del martedì di RdB]

 Cosa succede a David Kepesh, professore di 62 anni, impenitente sciupafemmine, quando incontra una stupenda ragazza di 28 anni, Consuelo Castillo, alta e con un seno prorompente ? L’animale morente è certamente “eros e thanatos”, l’amore quando non si è più giovani, la fine degli amori, la vecchiaia che avanza, l’attentato progressivo ai nostri corpi, la morte che si avvicina, in maniera come sempre imprevedibile. Ma il romanzo non è solo questo. E’ soprattutto un manifesto ideologico dell’indipendenza sessuale, della volontà di non avere legami, di non innamorarsi, di non farsi catturare dall’altro, di non cadere nella rete dell’altro, anche quando questi sia in terribile difficoltà. Tutto è riassunto dalla frase finale, quando David confida al più caro amico la voglia di stare vicino a Consuelo e l’altro gli risponde, chiudendo il romanzo “Pensaci. Rifletti. Perché se ci vai, sei finito”. Un grido contro la morte, ma soprattutto un inno alla libertà individuale, un’affermazione dell’assurdità del matrimonio, della pazzia del farsi le amanti solo per ritrovare delle altre mogli, una difesa dell’idea (occidentale? ebraica? americana?) che l’individuo può sempre scegliere il proprio destino, che non ci sono legami familiari che possono limitarci. Roth, confermando l’intenzione ideologica del romanzo e l’amore per il dialogo razionale, ci mostra anche l’alter ego di Kepesh: è suo figlio, che ha fatto quattro figli con una donna assurda (secondo il padre) e che ora scappa con un’altra donna, commettendo l’errore imperdonabile di conoscerne subito i genitori. Forse le pagine più belle del racconto sono quelle sugli anni sessanta, con la descrizione dei movimenti studenteschi, la nascita del movimento femminista, la reazione bigotta di una parte dell’opinione pubblica, che ci ricorda le origini dell’odierno movimento conservatore americano (i neocon). Quanta facevano schifo gli anni cinquanta, quanto fanno schifo i neocon, questo ci dice Roth.

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