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Il grande Gatsby, di F.S. Fitzgerald

Francis Scott Fitzgerald, Il Grande Gatsby (1925)

[le letture del martedì di RdB]

Ho parlato con un’amica del “Il Grande Gatsby”. Ecco il nostro dialogo (iniziando da quello che mi detto lei)

Che str… è Daisy ! Ma come, torna da te  Gatsby e tu non ci scappi via ! Vi siete amati e tu lo ami ancora. Hai un marito che ti tradisce, quel porco di Tom, e tu non ce la fai a lasciarlo e a scappare via con Gatsby! Gatsby era dovuto partire per la guerra; ti sei sposata; lui è sopravvissuto alla guerra ed è tornato da te, dopo cinque anni. Ha comprato quella villa meravigliosa; organizza quelle feste fantastiche (che me ne importa che non si capisca l’origine dei soldi); è di un generosità senza limiti; e poi quei vestiti, quei bianchi, quei lini, quei cotoni leggeri, quei cappelli; che classe, che stile; e il coupé giallo; e tu Daisy che combini quella catastrofe; donne così le odio, ci sputtanano tutte.

Ma, mi pare che esageri, e poi ti concentri solo sulla storia d’amore. E invece nel romanzo ci sono cento altre cose. C’è la guerra di classe; Gatsby viene dal popolo, dal volgo; ha dovuto fare cose tremende per accumulare la sua ricchezza; il suo è lo scontro con l’aristocrazia, con Tom Buchanan e Daisy. Sono persone che distruggono tutto ciò che toccano “Erano gente sbadata, Tom e Daisy: sfracellavano cose e persone e poi si ritiravano nel loro denaro e nella loro ampia sbadataggine o in ciò che comunque li teneva uniti, e lasciavano che altri mettessero a posto il pasticcio che avevano fatto”. E poi c’è la fotografia dei “roaring twenties”, del boom economico americano che sarebbe stato cancellato dalla Grande Depressione. E poi c’è il senso del crepuscolo che fa grande il romanzo. È la fine del sogno americano, è la luce verde che prima illumina e poi si spegne. Gatsby pensava di avercela fatta, di aver coronato le sue illusioni. La luce verde è il faro alla fine del molo vicino alla casa di Daisy “Gabtsy credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi”. E invece … E poi c’è la lingua di Fitzgerald, quel misto di realismo e lirismo, di verità e scrittura fantastica.

Basta con queste stupidaggini da intellettuale. Quando una donna incontra un amore come quello di Gatsby, non c’è contesto che conti. A Fitzgerald interessa raccontare solo la storia d’amore, quegli sguardi, quei baci tra Gatsby e Daisy. Come vorrei anche io che apparisse un Gatsby che venga a prendermi per portarmi via. Va bene, magari oggi in recessione ci siamo già, ma che importa?  

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