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La regola violata del Truman Show

Continuiamo la lettura del romanzo di Raoul Montanari, Chiudi gli occhi.

A pagina 45 l’autore introduce un personaggio nuovo: don Alfio. A pagina 47, dopo 87 righe, e 9 scambi di battute con Dora e Gilberto, in parte puramente “di ambiente”, in parte legati al nucleo principale della storia (il ritorno in paese di Andrea Livolsi, presunto assassino della sorella di Dora), veniamo a conoscenza di una serie di particolari segreti e incoffessati: “Si sentiva un macigno dentro, quacosa che lo trascinava sul fondo della memoria. O di quello che una volta chiamava coscienza”; “questo è il mio vecchio incubo che ritorna, pensò. Credeva di aver sistemati i conti” (pag. 47).
Questo commento introspettivo è il primo che l’autore dedica a don Alfio, di cui fin ora si era “visto” qualche gesto, e “sentita” la voce, e nulla più. Di qui in avanti assistiamo a un crescendo di informazioni “extradiegetiche” sul personaggio che lasciano pochi dubbi al lettore. Pochissimi.
“Io sono uno specialista della finzione” (pag. 48, riga 3); “tutto quello che faccio dalla mattina alla sera è una fnzione” (48, 4-5); “ma fingere con te stesso è diverso” (48,6); “la faccenda di 13 anni fa è stata troppo schifosa” (48,7); “ecco una mano, esce dal fango e ti tira giù” (48,10).
Diavolo di un prete.

Ma c’è bisogno di avere subito, immediatamente, tutte queste informazioni? Non si poteva giocare con questa figura rassicurante, retta, e piano piano farci incuriosire? Nessun margine al dubbio, all’immaginazione, al sospetto. Niente aria intorno, nessuna divagazione, false piste, suspance: una brutale tomografia assiale computerizzata.
No, non ce n’è bisogno. Anzi, avremmo bisogno proprio del contrario.

Lo scrittore ha il compito di trasmettere dei segnali. Un codice complesso che deve fecondare nell’immaginazione del lettore. Non dati di fatto.  O almeno, una consapevolezza che comunque sposti il baricentro dell’attenzione dal dato all’idea del dato.
Il lettore vive in un regime di libertà condizionata, felicemente inconsapevole attore di un misterioso e affascinante personaleTruman Show.
Il grado di soddisfazione del lettore, insieme ad altre caratteristiche (la famosa sospensione dell’incredulità ne è una), è il prodotto della capacità dello scrittore di individuare il punto di equilibrio prima del quale la messa in scena risulta smascherata, e oltre il quale viene smarrito ogni contatto con il racconto (In entrambi i casi c’è una perdita di contatto con la magia del racconto).

Per l’Apprendista Scrittore: mentire, sviare, differire, ingannare, divagare, separare.
Con calma; senza fretta, con compassione, non conidentificazione.

[già pubblicato  sul blog Apprendistastregone.splinder.com, il 25/10/2005]

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