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Leopolda 2 / “un populista di centro”

Allora. Al netto dell’intralciante (ai fini della comprensione) considerazione che l’oggetto del contendere sia un tale Matteo Renzi, torno sull’argomento per interrogarmi sul modo con cui l’oggetto del dibattito viene trattato. Ma, ripeto, quello che più mi preme è il modo, appunto, non l’oggetto.
Leggo l’articolo di Conchita de Gregorio su Repubblica. Non è online, quindi o avete sottomano il giornale, o dovete fidarvi della mia sintesi.
Comincia così: “Matteo Renzi è un populista di centro…”.
Bene, ora dal resto del lungo articolo, a pagina undici, mi aspetto che Conchita mi spieghi il perché: siccome dice questo, questo e quest’altro Matteo Renzi è un populista di centro.

“Il discorso di ieri, alla Leopolda, fa piazza pulita di tutto ciò che si è letto e scritto, anche qui, alla vigilia: la paura che hanno di lui molti dei dirigenti del centrosinistra, l’ammirazione che suscita in Berlusconi, il seguito che ha o che potrebbe avere nella destra moderata leghista e cattolica… la sua incerta identità politica… uno di destra, è un berluschino… Benissimo. Ieri erano parole, oggi è un fatto”.
E questa è la conferma dell’enunciato, la riproposizione in modo più esteso dell’incipit apodittico.
Andiamo avanti.
All’evento fiorentino è seguita un’impressionante ondata di reazioni viscerali. La discesa in campo di Renzi è “destinata a cambiare il panorama politico dei prossimi mesi”, dice Conchita. Ma “le luci e le ombre di Renzi erano tutte nel suo discorso id ieri, e vediamo dove e perché.” Ottimo. Vediamo.

“Non una parola su come si esca dall’agonia del berlusconismo”. Ma è Renzi stesso a vantarsi di aver pronunicato il nome di B. tre o quattro volte in tutto, proprio perché B. rappresenta il passato e lì alla Leopolda si parla del futuro. E fa proposte, interessanti o inutili, belle o brutte, ma le fa. Quindi è un populista di centro perché non spiega come uscire dall’agonia del berlulsconismo? Non mi è chiaro. Vediamo quali sono le proposte e giudichiamo se siano di centro, di destra o di sinistra. O forse avrebbe dovuto indicare la coalizione?
Ma Renzi, aggiunge Conchita, non scende veramente in campo. Traccheggia. Si candida per le eventuali future primarie, ma non fa un passo oggi. E questo non va bene. Renzi, quello che fa è “tenersi in forma per andare a seppellire i morti e feriti [del PD] della battaglia finale”, e questo “non è un gesto di generosità politica”.
Perché  Renzi il PD lo vuole fare fuori, lo vuole dissolvere, dice ancora Conchita.
Ma è proprio così? E quando lo ha detto? A me, a Che tempo che fa, ha colpito molto il ricorsivo uso della prima persona plurale: noi, noi, noi, indicando sempre il PD, non un generico agglomerato di identità sparse che si riconoscono in un progetto.

Ma Conchita è sicura che è così, lo da per certo.
Retorica: una volta che si dia per assodato un assioma non dimostrato il resto viene di conseguenza.
Dunque Renzi, ingrato, intende distruggere il PD, che lo ha aiutato a farlo diventare sindaco, con la sua organizzazione, con il sostegno economico, la sua militanza di base.
Qui Conchita non fa cronaca, è evidente. Qui si schiera con Bersani. E va bene. Non è una giornalista qualsiasi. E’ un ex direttore di giornale, e che giornale. Quindi può permettersi di dire come la pensa, anche se il suo non èè un editoriale. E’ una cronaca personalistica, diciamo così.

Bene. Andiamo avanti. A partire da qui Conchita si fa portavoce dei malumori dei militanti, che pur non apprezzandolo, si sono accorti nel frattempo che in questo momento a Renzi non si contrappone nessuna valida alternativa.
L’unico a poterlo sfidare sembra essere nientepopodimeno che il fratello del Commissario Montalbano, quella brava persona, grigio funzionario del PD laziale di Zingaretti, una persona garbata e incompetente, il classico buon politico locale. Uno che vi risulti abbia aperto mai la bocca su un qualsiasi argomento di politica nazionale e/o locale che non sia la diffusione del Wi-Fi nella provincia di Roma? (o non si deve dire perché porta voti alla destra?)

Continuiamo con Conchita. E con i motivi per i quali Renzi sarebbe un populista (di centro). Fin ora abbiamo visto che è uno che sputa sul piatto dove ha mangiato e che aspetta che il cadaveri puzzi prima di dichiarare di volerne prendere il posto (ma è una cosa da pupulista di centro questa?)
“Non si può non osservare che otto su dieci delle cose che Renzi dice sono condivisibili e largamente condivise dalla base del PD”.
Poi cita alcuni degli slogan più efficaci del discorso di chiusura di ieri alla Leopolda (“le cose che dice, le cose che piacciono”): non si ferma il vento con le mani, aprire e non chiudere, non si dividono gli imprenditori dai lavoratori, si divide chi ha coraggio da chi ha paura, chi ha voglia di rischiare da chi vive di rendita, chi ha talento da chi ha le conoscenze giuste….
Populista. Un po’, forse. Di centro? Mah.
E infatti: “qualcuno sa dargli torto?”
Gli ultimi capoversi sono dedicati alla parte più movimentista del discorso di Renzi, dove strizza l’occhio ai grillini, alle cinque stelle eccetera.
E conclude, Conchita: “Da ieri c’è Renzi. Può piacere molto o pochissimo, ma c’è. Avanti gli altri”.
Oddio. Un’improvvisa, inattesa apertura. E allora?

Dov’è il populista di centro?

[Aggiornamento. Poi ci sono approfondite analisi come questa]

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