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Nel cuore del paese, di J.M. Coetzee

J.M. Coetzee, Nel cuore del paese, 1976
[Le letture del martedì. Di RdB]

Magda, una donna che non si è sposata e non ha conosciuto l’amore, vive con il padre in una sperduta fattoria nel veld sudafricano. Il libro è un lungo monologo, un Memorie del sottosuolo aspro, non metafisico, non filosofico, dominato dalla disperazione, dalla solitudine, dal solipsismo.
Magda è sola, nessuno parla con lei. La madre è morta giovane e Magda è cresciuta con i figli dei servi. Il padre si è risposato: la matrigna non ama Magda ed è ricambiata. Magda cucina e rammenda i calzini del padre (ma Auerbach e Virginia Wolf sono molto lontani). Magda ruota intorno al padre, come la luna intorno al sole, perché il padre non ha bisogno di lei. Magda è in disparte, dimenticata, “impolverata come una scarpa vecchia”; è un oggetto per mettere in ordine la casa. Tutti si amano intorno a Magda, con passioni forti, non solo il padre con la nuova moglie, ma anche il fattore Hendrik con la nuova sposa, Klein-Anna. Magda non conosce la sensualità. Ascolta, soffrendo, i gemiti d’amore delle due coppie. Tutto si mischia nella sua testa. Pensa al patricidio. Immagina di calare la scure sul padre e la matrigna, sorpresi nel letto dopo l’amore. Riflette su come sbarazzarsi dei corpi. È un sogno ? Magda pensa al sesso come a un’esperienza animalesca: grumi, buchi, puzze, liquidi, ansimare, sbuffare, riempire. Il padre seduce la compagna del fattore, Anna-Kein. Esplode la tragedia. È ancora un sogno? Magda rimane nella casa, sola con Hendrick e la giovane sposa. Una nuova violenza si scatena, ma Magda l’accetta, perché è l’unica strada per uscire dalla solitudine.
Hendrick e Anna-Klein, che non gli hanno mai mostrato simpatia e che l’hanno spesso odiata, sono l’unico mezzo per uscire dal suo universo. Ma alla fine anche il fattore e la sua compagna lasciano la fattoria. Magda rimane sola. Riceve una visita casuale di un bambino dodicenne al quale fa proposte oscene. Inizia a sentire voci che provengono dal cielo. Dispone i sassi sulla terra, li colora, costruisce scritte enormi e spera così di mettersi in contatto con gli esseri che “sente” sopra di lei. Il libro si chiude così. Resta nel lettore il ricordo di un incubo.

La scrittura di Coetzee è dura, poco scorrevole ma incredibilmente virtuosistica, nella necessità di esprimere i pensieri di una donna che, in quasi 190 pagine, dialoga con il mondo esterno per non più di 10.

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