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Sprangata

"Chiamate la polizia per proteggere la biblioteca da chi vuole bruciare i libri, non da chi vuole difenderla" (Marino Sinibaldi)

Di ritorno dalla triste, ma anche appassionata manifestazione tenuta davanti gli ingressi della Biblioteca nazionale centrale di Roma, chiusa e presidiata da un reparto della Squadra Mobile in assetto antisommossa, pensavo che in fondo noi bibliotecari siamo stati messi nella stessa condizione di quei poliziotti.
Le biblioteche chiudono per mancanza di fondi e di personale. E a noi bibliotecari non rimane che fare la guardia alle parole, ai libri, ai pensieri, alle immagini che teniamo sigillati dietro porte sprangate.

La biblioteca sprangata anche metaforicamente. Con i manganelli e i caschi e gli occhiali da sole incattiviti dall'attesa. Non ci sarebbe stato da menare le mani, questo era evidente, malgrado la presenza di qualche facinoroso/-a che, con la sua divisa d'ordinanza (felpa, cappuccio pantaloni militari larghi, slogan provocatori e inutili) faceva da triste contraltare alle divise blu dei celerini. Nessuno avrebbe potuto nemmeno per sbaglio alzare le mani su Christian Raimo, Emanuele Trevi,Giovanni Solimine, Andrea Marchitelli, Marino Sinibaldi, Nicola Lagioia, Stefano Catucci… I poliziotti stavano lì, annoiati a chiedersi perché.
Già. Perché.

La manifestazione (Carta batte forbice), organizzata dal gruppo dei TQ (scrittori trenta-quarantenni), dai bibliotecari e dagli occupanti del Teatro Valle, si sarebbe dovuta tenere all'interno della Biblioteca Nazionale e pare che il suo direttore, Avallone, aveva dato un assenso di massima, ma non formale. Buon senso avrebbe voluto che l'assenso di massima si trasformasse in assenso e basta. Ma, pare, al Ministero dei Beni culturali non l'hanno presa bene, e guidati dalla consueta paranoia anche un po' tafazzesca che caratterizza di recente ogni mossa del governo e dei suoi annessi, hanno intimato al solerte dirigente di inventarsi la balla dei tornelli guasti, e di cacciare gli sbalorditi utenti della biblioteca dopo averli identificati (!).

La biblioteca è stata quindi sprangata, umiliata, offesa, metaforicamente e non. Non era possibile accettare che un gruppo di cittadini un po' arrabbiati per come vanno le cose oggi in Italia nel campo culturale si desse convegno in un luogo simbolo della crisi, vittima di tagli selvaggi che ne stanno minando la sua stessa funzione.
E le altre biblioteche? Non se la passano meglio. All'università il personale che va in pensione non viene mai sostituito, ed è stato tagliato drasticamente il numero delle borse di collaborazione degli studenti, con il doppio brillante risultato di togliere una risorsa importante, per quanto esigua, per i ragazzi, e di impedire che le strutture possano restare aperte, non dirò fino alle dieci di sera o a mezzanotte, ma fino alle sei del pomeriggio, o il sabato mattino. E i libri, e le parole, e i pensieri restano al sicuro, dentro gli armadi, senza che nessuno possa impadronirsene, nel silenzio minaccioso che precede la scomparsa di qualcosa, piano piano.

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  1. utente anonimo
    13 ottobre 2011 alle 11:13

    Grazie per questo post,
    ieri l'ho stampato ed è stato uno spunto per parlare delle vicende della Nazionale al circolo di lettura che frequento. C'è tanta gente indignata che ama i libri, vuole difenderli e diffonderli, non certo lasciare che rimangano chiusi negli armadi, ieri anche il suo post ha permesso che ciò venisse fuori. Speriamo di poter fare qualcosa anche noi "dal basso".
    M.

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