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Dalla provincia

Non che servano ulteriori prove. Ma ogni tanto fa bene ricordacelo. Siamo una provincia mediocre e forse senza speranza. Non si salva nessuno. Né i cattivi né i buoni. Siamo ostaggio del berlusconismo e del veltronismo, o fabiofazismo, o serenadandinismo (che grossomodo è lo stesso).

Ieri sera ho visto il Late Show di David Lettermann, su Rai 5.
Ospite Samuel L. Jackson. Che ha raccontato con tono sobrio, quasi ilare, privo di qualsiasi retorica, i suoi trascorsi di alcool e abusi di droghe. Ha spiegato non solo cosa si prova fumando crack ma soprattutto perché si fuma crack (perché piace). Ha ricordato con levità e ironia il rapporto con la figlia di otto anni, che lo raccattava ubriaco all’uscita del teatro e chiamava lei il taxi per ritornare a casa.
Letterman gli porgeva le domande come se stessero al bar a parlare del suo ultimo film, senza alzare le sopracciglia, senza circostanziare, senza scandalizzarsi, senza far oooh! grazie-della-tua-testimonianza-che-sia-di-insegnamento-ai-giovani-che-ci-guardano. Asciutto, interessato, partecipe.
Il conduttore di un programma del genere (tipo appunto Fabio Fazio) è il nostro demiurgo, il nostro medium. Nostro intendo di noi che guardiamo da casa. E’ la nostra curiosità, il nostro stupore.
Solo che il conduttore ha un potere enorme: poiché non potrebbe mai raccogliere davvero i nostri suggerimenti, tradurre le nostre curiosità in domande e le nostre emozioni in espressioni del viso, di fatto è lui a produrle, a inocularle nel nostro spazio cognitivo, a generarle regalandoci l’illusione di essere stati noi a pensarle per primi. Il “patto narrativo” fra il conduttore di talk show e lo spettatore che sta a casa consiste proprio nell’illusione che vi sia un canale biunivoco, un filo rosso che lega quell’uomo con gli interessi del pubblico, che lui è in grado di replicare, amplificare, interpretare. Invece li crea.
L’identificazione è perfetta quando crediamo che il suo stupore sia il nostro stupore, che la sua arguzia sia la nostra arguzia, che la sua falsa modestia sia la nostra falsa modestia. L’identificazione si fa sublime quando riusciamo perfino a crederci come lui: simpatici, spiritosi, covando però (per questo è sublime) sotterranei complessi di inferiorità mascherati da empatia.

Per questo la sobrietà di Letterman, la sua spiritosa e distaccata adesione alle cose che i suoi ospiti raccontano è importante. Perché non induce lo spettatore a provare sentimenti fortemente connotati, indotti dalla sua posizione di passività cognitiva. Non gli prepara lo spartito emotivo, non lo indirizza verso una soluzione piuttosto che un’altra. Lo lascia libero.

Poco dopo lo Show ha ospitato Anne-Sophie Mutter, che ha eseguito al violino un bel brano (credo Gershwin) accompagnata al pianoforte da André Previn. E sapete come li ha presentati Letterman? Dopo aver litigato con il cofanetto di tutta l’opera incisa dalla Mutter per festeggiare i 35 anni di carriera (“ottimo come habitat dei criceti”) ha detto: A voi Anne-Sophie Mutter, accompagnata al pianoforte da Sir André Previn.
Fine.
Poi l’ha ringraziata con viva cordialità.
Cosa avrebbe fatto e detto Fabio “Avverbio” Fazio? Un grande onore, veramente, lo dico sinceramente, sicuramente, è un grande momento, siamo commossi. Abbiamo un genio! anzi due geni! maestro, maestri grazie di averci onorati della vostra presenza, l’Italia intera vi è grata, e poi quanto è bella Signora, e lei Maestro, mi raccomando tornate a trovarci, ci conto, vi aspetto, chiamiamo pure Claudio (Abbado) e Roberto e Roberto….
E noi siamo lui. Provinciali, miserabili, servi.

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Categorie:italia, stati uniti
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