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La figlia del rigattiere e altri racconti, di A. Sillitoe

Alan Sillitoe, La figlia del rigattiere e altri racconti, 1959
[Le letture del martedì di RdB]

In questa raccolta Sillitoe narra storie di bambini. Siamo nell’Inghilterra centrale degli anni Cinquanta e non è facile essere figli della classe operaia. I genitori hanno i loro problemi, lavorano in fabbrica, non hanno tempo di occuparsi dei figli. Alla prima marachella si viene riempiti di botte. Papà e mamma se ne vanno e quando si torna da scuola non si capisce perché la casa sia vuota (“Le due lettere di Enoch”). Si sogna una bicicletta, si accumulano risparmi, alla fine i sogni si avverano (“La bici”): ma dopo pochi giorni si scopre che la bicicletta comprata era stata rubata e la storia finisce male.
Sillitoe raggiunge il massimo nella descrizione dei primi turbamenti amorosi dei ragazzi: i primi corteggiamenti, i primi baci, i primi abbracci, le prime gite o cene a due, i primi successi e i primi drammi. Così, la working class resta sullo sfondo.
Nel primo racconto Tony si innamora della figlia del rigattiere, Doris: quanto è triste perderla a causa dell’ultima azione da balordi. Alec si innamora di Mavis (“La gita a Southwell”) e ci mette un po’ a capire che le ragazze crescono più velocemente dei ragazzi. È bello e raro lo stratagemma di “La fine di Enoch”: lo scrittore porta avanti la storia di Le due lettere di Enoch, rispondendo alla domanda di un’immaginaria lettrice che chiedeva notizie su che fine avesse fatto il protagonista. Il racconto meno riuscito è “Il piromane”, dove si narrano le avventure sul filo del pericolo di un piccolo incendiario: qui non ci sono ragazze di cui si innamorarsi, né genitori che si lasciano, né passioni per la bici e il tono risulta solipsista e un po’ faticoso.
Condanneremmo Federico Moccia a descrivere i primi amori giovanili imparando a memoria i racconti di Sillitoe.

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Categorie:letture, riccardo db
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