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Fratelli d’Italia, di Alberto Arbasino

Alberto Arbasino, Fratelli d’Italia, 1963
[Le letture del martedì di RdB]

Questo è un romanzo ideologico. Che cosa significa ? Significa che Arbasino ha qui espresso una visione del mondo, anzi più visioni. Si risponderà che ogni scrittore vuole esprimere un punto di vista sul mondo. Forse è vero e allora bisogna essere più precisi. Ad Arbasino interessa dire cose diverse. Prima di tutto che gli anni cinquanta sono finiti, che c’è stato il boom economico, che l’Italia è diventata più ricca e, soprattutto, più libera, perché un vecchio ordine gerarchico, anche di rapporti economici, che l’Italia aveva ereditato dal fascismo, è finito. La vecchia italietta, chiusa e provinciale, è cambiata.
Poi Arbasino vuole parlare del romanzo, di cosa è un romanzo, di quali sono le regole, o le non regole, per scriverlo. Oggi sembrerà un tema strano, ma non c’è un’epoca storica che non si sia interrogata su cosa sia un romanzo, sulla crisi del romanzo etc. Ed è naturale che ad Arbasino il tema interessi, dato che il Gruppo ’63, probabilmente una delle ultime avanguardie letterarie che l’Italia ha avuto, si pose in contrapposizione aperta con una certa tradizione del romanzo in Italia.
Fratelli d’Italia è uno dei primi romanzi del dopoguerra dove non si parla di popolo e dove, quando appaiono dei poveri, in un pazzesco matrimonio in periferia, fanno schifo. Un libro senza poveri, senza proletariato, senza politica, ma con tanti ricchi, o comunque benestanti, che se la spassano. Per bocca di uno dei protagonisti Arbasino presenta la sua filosofia della vita. Occorre viaggiare, conoscere il mondo, divertirsi, imparare le lingue, andare all’estero, godere della musica e dell’arte, tutto con un gusto estetico barocco, ridondante, eccessivo; e, naturalmente, fare molto sesso. Quindi da una parte ci sono Napoli, Capri, Spoleto, Roma, Firenze, la Germania, Londra (i musical, il teatro, il Victoria and Albert); ma ci sono anche la teoria del romanzo, le descrizioni di conventi e di pranzi con preti simpaticissimi, le lunghissime disquisizioni musicali, le tare italiane, la gita a Chiasso (da rileggere sempre), l’amore che ha salvato un amico tedesco durante la 2^ guerra mondiale, le stranezze degli americani (bellissimi ma non fanno molto l’amore); l’attacco indimenticabile del capitolo quarto “Antonio, ma tu ce l’hai o no una filosofia della vita ?”gli effetti del miracolo economico; gli incontri con il sottoproletario in Brianza; anche lo struggimento, con i tristi destini di Raimondo e Desideria; le Olimpiadi del 1960 e una Roma, al centro e in periferia, a tratti pasoliniana.
Tutto raccontato a cento all’ora, prendendo in giro tutti.

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