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Non vi curate di quella canaglia

[quello che segue è un brano da un romanzo che con ogni probabilità non vedrà mai la luce. Il titolo provvisorio è L’Assedio. I personaggi del dialogo sono il Cardinale Antonelli, segretario di stato del papa Pio IX, e Lorenza Sciarra, nobildonna romana. I fatti raccontati si sono realmente svolti la sera del 17 novembre del 1848, a Roma]

Posso raccontarvi una cosa divertente che mi è avvenuta? Giusto la sera della rivolta, qui in piazza. Eravamo nella stanza di Sua Santità, quando abbiamo visto accendersi la luce come per un tramonto ritardato…

I fuochi ardevano al centro della piazza già da molte ore, appena scesa la  precoce penombra dell’autunno. I volti degli uomini e delle donne che brandivano torce e coltelli, lance e archibugi si accendevano di riflessi infernali, e le bocche sformate dalle grida accentuavano la forza drammatica di quella rappresentazione. Come se fossero anime espulse dalle viscere di una fucina di diavoli imbizzarriti e vendicativi.
A un tratto nella folla si formò come una bolla, un bulbo liquido che si apriva e si richiudeva al passaggio di qualcosa che dall’alto, da dietro le finestre né il Papa, né il cardinale Antonelli, né il Marchese Sacchetti, né l’ambasciatore di Spagna Martinez de la Rosa anche a causa del buio della sera poterono distinguere.

A difesa del palazzo si erano schierati gli Svizzeri, in gran numero, con gli sguardi impenetrabili nascosti dagli archibugi tenuti diritti davanti a sé. Il popolo li provocava, lanciandogli pane e pietruzze estratte dal terreno fangoso. Neppure loro potevano distinguere qual era la ragione del movimento che stava facendo ondeggiare la folla, ma seguendo l’istinto avevano cominciato a caricare le armi.
–br–

Si aprì la porta. Nella stanza del pontefice fece ingresso il primo ministro Galletti, seguito da altri cinque deputati, ambasciatori delle richieste del popolo. Galletti, per il quale il papa nutriva una viscerale antipatia, aveva appena preso la parola che Pio IX disse Basta così, senza neppure ascoltare le richieste del popolo, e di seguito a lui l’ambasciatore di Spagna, ostentando il coraggio che chiunque sa esibire ben al riparo dalla folla inferocita, si mise a gridare: Signori, ritornate dai capi dei ribelli, e dite loro che dovranno passare sul mio cadavere prima di arrivare alla sacra persona del pontefice: ma ricordate loro che la vendetta della Spagna sarà terribile!
Pio IX voltò le spalle all’ambasciatore e si sedette al suo tavolo. Il cardinale Antonelli, di seguito alla delegazione, lasciò la stanza.
Pochi minuti dopo la risposta del papa aveva raggiunto la folla. Il boato crebbe e si fece rabbia. Si udirono spari di moschetto.
Il Cardinale aveva intanto raggiunto il portone. Urlò alle guardie: Fate vedere che siete fedeli al Santo Padre, e che non vi curate di quella canaglia! E le guardie fecero fuoco.

Quello che la folla aveva lasciato passare, e che le guardie non erano riusciti a scorgere, a causa della gente e dell’oscurità, era un cannone, che era stato sistemato non lontano dalle mura del palazzo,  proprio davanti alle statue di Castore e Polluce, puntato verso l’alto. Sparò e dopo il boato si fece silenzio. Poi piano piano ripresero le grida, ma erano sparute e si poteva quasi individuarne le origini. Poi un secondo boato. Il Cardinale si fece largo fra gli Svizzeri e uscì sulla piazza urlando Fuoco fuoco! Non meno di una dozzina di uomini delle prime linee caddero in terra, chi ferito, chi ucciso, fra il sangue che schizzava dalle ferite e le urla delle donne e degli uomini che accalcandosi cercavano riparo dietro le statue monumentali dei cavalli.  Antonelli si aggirava come preso da un’indomita frustrazione. Il crepitio dei moschetti lacerava l’aria e poi ci fu un terzo scoppio.
Dalle Scuderie, di fronte al palazzo, uscì un altro drappello di svizzeri armati e senza aspettare l’ordine scaricarono i loro proiettili sulla folla, prendendola alle spalle.
Nella stanza del papa nel frattempo era arrivata la notizia che vi erano state vittime anche all’interno del palazzo. Martinez de la Rosa, impettito e vigoroso, arginava la paura e la rabbia con uno scudo di parole. Sua Santità vedrà ripagato con il sangue della Spagna quello versato in questa luttuosa giornata. Il papa lo rassicurò, appoggiando la sua mano sul braccio, che non ce ne sarebbe stato bisogno.
La folla sembrava essersi calmata. Il cannone era stato tirato all’indietro e fatto scomparire prima che le guardie se ne potessero impossessare. Le donne, chine sulle vittime piangevano e urlavano impotenti. Il Cardinale Antonelli sfidava la furia del popolo aggirandosi nervoso e famelico davanti al reggimento di svizzeri che si era ricomposto e ora faceva tacere le armi.
Una donna gli si rivolse straziata dal dolore: Non lo vede che sta morendo? Antonelli la fissò, inspirando l’aria affumicata dalle polveri piriche. Fate qualcosa! Per la bontà di Dio, fate qualcosa! Il Cardinale sorrise amaro e irritato. L’estrema unzione, dategli l’estrema unzione. L’assoluzione per i suoi peccati! urlava un’altra.
Il cardinale disse a bassa voce: ma io non sono un prete, non posso…
L’assoluzione, cardinale! L’assoluzione!

E voi che avete fatto? Domandò la duchessa.
Cosa dovevo fare? Gliel’ho data. Vi fermate un altro po’? Ho bisogno di stare ancora con voi.
No Giacomo, sinceramente non ne ho voglia.
Non avreste risposto così al vostro bien aimé
Chi ve lo dice? Eppure pensavo che mi conosceste. Vi ho sempre dato in rapporto a quello che avevo voglia di prendermi. E in più godete della mia fedeltà senza doverla neppure pagare.
Lorenza si avvicinò al volto del cardinale e gli lasciò un bacio su una guancia.
A proposito. Vostro marito.
Cosa?
Era con l’ambasciatore D’Harcourt e con me quando fu deciso che Sua Santità sarebbe andato via da Roma. Lui ne era al corrente. Non vi aveva messo a parte del nostro progetto?
Lorenza non voleva far trasparire alcuna emozione, ma tremava e arrossiva. Taceva, sorpresa e umiliata. Guardò fuori della finestra che si apriva sul vicolo Scanderberg con sguardo languido e perduto. Il cielo si andava come animando di una fretta insolita, per via dello scirocco che aveva iniziato a spingere con forza le nuvole grigie, e i gabbiani che ancora più veloci attraversavano lo specchio di cielo nella stessa direzione sembrava che fossero staffette incaricate di precederle verso una destinazione ignota.
Fu l’ultima volta che lo vide.

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