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Libertà di spranga

Questa storia del Giornale e della Marcegaglia.

La questione principale è molto semplice. Mi chiedo solo se sia il caso davvero di perderci del tempo. Ma del resto bisognerà pure contrastarli i barbari.
A metà settembre (non ieri, quindi), Il vicedirettore del Giornale, Porro, un bel tipo (cinico, volgare e faccia d’angelo) con la tracotanza gradassa da bellimbusto che sa il fatto suo avverte – amichevolmente, s’intende –  il portavoce della Marcegaglia, Rinaldo Arpisella, che lì al Giornale stanno per cominciare a divertirsi: “per venti giorni romperemo il c… alla Marcegaglia come pochi al mondo” e aggiunge di aver “spostati i segugi da Montecarlo a Mantova”.
Il motivo? La presidente di Confindustria è troppo ostile al presidente del consiglio. Anzi, per meglio dire: “non sembra berlusconiana.” Ci sono, bisogna dirlo, altri più seri motivi: il capo ufficio stampa di Confindustria, coso, come si chiama, non lo saluta. Porro lo ha pure mandato affanculo, lo sanno tutti.
Giustamente il portavoce si preoccupa e chiama il responsabile delle rlazioni esterne di Mediaset, Crippa. Il quale gli suggerisce di chiamare direttamente non Feltri o Sallusti, ma Confalonieri (presidente della società – Mediaset – controllante l’azionista di minoranza del Giornale – Mondadori). Certo, avrebbe potuto chiamare il proprietario del Giornale, Paolo Berlusconi, ma a nessuno viene in mente.
Confalonieri in ogni modo blocca l’uscita degli articoli.
Oggi dichiara che quei dossier non esistevano e che pertanto non ha dovuto bloccare proprio nulla.
Sapete che c’è? Io gli credo.
Ha ragione Confalonieri: non c’erano dossier, non c’erano notizie. Allora cosa c’era?
Una minaccia. Una pura e semplice minaccia.

Il Giornale in mano non aveva fra le mani assolutamente nulla. E allora non sembra una bizzarria che di fronte a una pura e semplice minaccia vagamente ricattatoria la magistratura indaghi con tutti i mezzi che il codice mette a disposizione.
E’ una minaccia alla libertà di stampa?

Oggi Il Giornale replica, dall’angolo dove si è andato a cacciare, con un finto dossier, frutto di un banale collage di articoli usciti nel corso degli ultimi due anni su vari giornali di opposizione (Repubblica, Il Fatto, L’Espresso) e persino di un comunicato del Comitato di Redazione del Sole 24 Ore.

Credo che pure un bambino sappia distinguere fra un legittimo articolo in cui si informa circa le attività poco chiare di un industriale in vista come Emma Marcegaglia, e una campagna di giorni e giorni fondata sul nulla, o sulla menzogna.
Ma ancora peggio: non dovrebbe esserci chi non veda la differenza fra un legittimo articolo di critica e la minaccia e il ricatto.

(il titolo del post è preso dalla vignetta di ElleKappa pubblicata su Repubblica di ieri)

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