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Le vacanze di Jürgen

Come tutti gli anni in cui, dopo la separazione dalla moglie, spetta a lui tenere i figli per le vacanze estive, Jürgen è venuto in Sicilia. E’ la quarta volta.
Jürgen ha una concessionaria della Fiat ad Hannover e conosce bene l’Italia perché ci è spesso venuto per motivi di lavoro. E’ stato molte volte a Torino e Milano, ma anche a Genova e Roma. Il Sud lo conosce da turista.
Ha cinquant’anni, la faccia rotonda e i capelli diritti, anche appena uscito dal mare.
Ai suoi due figli, un maschio, Joachim, e una femmina, Angela, piace molto viaggiare con il padre ed hanno imparato come lui ad amare la Sicilia, dove tornano sempre volentieri, anche se non conoscono una sola parola di italiano e non hanno mai fatto amicizia con nessuno.
Joachim ha diciassette anni, Angela diciannove. Se volessero, potrebbero andarsene in vacanza dove vogliono, con i loro amici. Ma a loro la compagnia del padre piace (vivono con la madre).

Jürgen ha in mano il tubetto della crema solare. Se ne sparge un po’ sul petto glabro e sull’addome rotondo, teso e arrossato. Poi sulle braccia e infine sulle cosce.
Poi chiede al figlio di mettergliene un po’ sulla schiena.
Joachim lo accontenta prontamente spalmando la crema solare con precisione e accuratezza, passando e ripassando più volte per farla assorbire in modo uniforme e completo.
Quando a fargli la stessa richiesta è la sorella, che è già sdraiata, supina, sull’asciugamano steso sulla sabbia, i suoi gesti sono molto più sbrigativi, e tradiscono un lieve imbarazzo.
Vanno a fare un bagno.
Il padre e la figlia parlottano sottovoce mentre si avviano dove l’acqua è più alta. Joachim è andato ad affittare una canoa, e li sta raggiungendo pagaiando veloce, alla secca, dove i due si sono fermati, una ventina di metri lontano dal bagnasciuga. Passa vicino, li sfiora e li schizza con un remo. Poi li supera. Loro sfuggono all’assalto saltellando all’indietro nell’acqua fredda. Joachim gira la canoa su se stessa e torna a bagnarli di nuovo, poi gli gira intorno, come fosse a cavallo, o su una motocicletta. Ridono tutti e tre. Poi Angela monta sulla canoa, alle spalle del fratello, salutano il padre che rimane in piedi a guardarli soddisfatto mentre si allontanano. Poi si getta quasi a corpo morto nell’acqua, ma con una certa eleganza, con le mani giunte sopra la testa come se il suo fosse un vero tuffo. Il sole è perfettamente allo zenit. Tutto intorno a lui c’è uno sbrilluccichio radioso.

Jürgen e i suoi due figli dormono nella stessa grande stanza in un albergo quattro stelle, con piscina e zona fitness. L’architettura è sobria, rigorosa, la riproduzione edulcorata ma fredda, levigata, di un baglio contadino. Ogni cosa è al proprio posto (vasi di chicas, gelsomini, fontane, sedie a sdraio, l’acqua della piscina) come se in terra ci fossero dei segni da rispettare rigorosamente, come al cinema o alla televisione.
Questo ordine a Jürgen piace molto. Anche la gentilezza algida delle ragazze della reception. Il silenzio rispettoso degli altri clienti. Un clima piuttosto innaturale per la sguaiata Sicilia. Ma lui non ci fa caso, e trova questo molto “evoluto” (cioè molto tedesco).
In stanza, la sera prima di andare a cena, Angela chiama la madre, con il cellulare del padre. Le parla sommessamente, sorridendo al fratello al quale allunga l’apparecchio. Joachim parla invece a monosillabi. Arrossisce. Jürgen li osserva dal fondo della stanza, dove un divanetto rivolto verso la porta-finestra consente una vista del mare al tramonto. Non arriva a percepire quello che si stanno dicendo.
Lei non chiede mai ai figli di passarglielo e questo a lui dispiace. Per questo non si avvicina. Vorrebbe fare loro un cenno per dirle di salutarla da parte sua, ma poi non lo fa.
In quei momenti, davanti alla bellezza del porto al tramonto, con il sole che scivola in silenzio dietro i pescherecci e le barche a vela ancorate nella baia, si chiede se la moglie abbia già instaurato con il suo nuovo compagno quella complicità condensata in un sorriso muto, che gli lanciava da lontano, più un semplice aprire la bocca in un gesto involontario per difendersi come quando si è accecati dal sole negli occhi. Lo fissava così, per qualche secondo ed era tutto. Lui annuiva confermando la profonda reciproca conoscenza che non aveva bisogno di nessuna promessa.

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