Home > -, storie metropolitane, testi > Evoluzione culturale

Evoluzione culturale

“Rimetta in funzione quell’affare”.
La signora, quarantacinquenne, traslucida di sudore, con indosso una canottiera di lino color aragosta si rivolge all’Addetto alla Circolazione dei Passeggeri della Stazione Termini della metropolitana di Roma, Linea A.
Da qualche giorno importanti lavori di ristrutturazione stanno rivoluzionando i percorsi (anche mentali) della stazione e dei passeggeri che quotidianamente, o occasionalmente, sono costretti ad attraversarla. In pratica i lavori obbligano tutti i passeggeri in transito a confluire nello stesso percorso, in qualsiasi direzione essi debbano andare.
In più è stato progressivamente eliminato ogni strumento ad azione meccanica per trasferirsi da un livello ad un altro (le scale mobili, per intendersi). L’ultima scala mobile a fermarsi con un singulto è stata quella su cui stava per (o sulla quale avrebbe voluto) montare la signora sudata.

L’addetto alla Circolazione dei Passeggeri, la liquida sbrigativo: “Signora, non lo vede, è rotta.”
“Rimetta in funzione quell’affare”. La signora si asciuga il sudore da una guancia con la parte interna dell’avambraccio, in un gesto che può anche essere interpretato come una fugace analisi olfattiva dell’ascella*.
“E’ rotta, faccia la cortesia.”
“Io non mi muovo da qua fino a che non la rimettete in funzione.”
“Signora, ho paura che…”
“Ecco, fa bene.”
“A fare.”
“Ad avere paura.”
La signora indossa uno sguardo non può che essere interpretato come un nemmeno tanto velato avvertimento sul fatto a) che la sua innocente borsetta appesa alla spalla destra contiene una calibro 20 e b) che i suoi polpastrelli non vedono l’ora di usarla.
L’uomo la guarda, raccoglie le idee in cerca di una contromossa. In realtà gli sono sufficienti pochi secondi per liquidare la minaccia per quello che è. E non perché sia in grado di fare ricorso alla consapevolezza in virtù della quale possa almeno intuire di poter beneficiare di secoli di progresso culturale per cui ad un cittadino non è più consentito, come nel Far West, di girare impunemente armato. Non ha questa consapevolezza perché l’uomo, come tutti, non andava molto bene a scuola, e in particolare, come tutti, era debole nei “collegamenti”, quella cosa incomprensibile che era la fissazione di tutti i suoi insegnanti, che la utilizzavano per capire se l’alunno imparava tenendo tutto "appiccicato", o aveva veramente capito. Per cui adesso non è in grado di ricorrere ad un’analisi sovrastrutturale e diacronica, ma si deve accontentare dell’intuito. Del resto a salvarlo non è la consapevolezza di essere un ingranaggio di secoli di evoluzione culturale, ma l’evoluzione culturale in sé e per sé, a prescindere dal fatto che chi ne beneficia ne sia consapevole oppure no.
Peraltro, se l’Uomo, o anche la Donna, avessero voluto percorrere un altro importante pezzetto di evoluzione culturale avrebbero anche potuto afferrare il concetto che il disagio di oggi significa un maggior comfort domani, e che quindi forse vale la pena soffrire qualche settimana per poter disporre per un lungo periodo di scale mobili moderne e funzionanti, di un’illuminazione efficace e aria respirabile in ogni mese dell’anno.
Senza contare che l’attuale disagio si accompagna anche, per dirne un’altra, ad una drastica diminuizione (direi all’azzeramento) degli appostamenti da parte degli avidi controllori, dal momento che se oltre ai disagi questi dovessero mettersi lì a elevare contravvenzioni penso che, a prescindere dal grado di evoluzione culturale cui si ritenga di essere consapevolmente o meno approdati, i viaggiatori** finirebbero molto presto con l’azzannarne i polpacci.

* cosa che in effetti è
** me compreso

Annunci
  1. utente anonimo
    26 luglio 2010 alle 10:49

    Forse non è all'evoluzione culturale che bisognerebbe fare riferimento quando migliaia di persone si concentrano e si ammucchiano nei 'nodi' della Stazione Termini.Non servono salti culturali, né giudizi un po' snob sulla cultura degli addetti al servizio o dei passeggeri. Sono dinamiche che coinvolgono lo strato  del nostro cervello da 'rettili'. I rettili che eravamo e che, in certe circostanze, ritroviamo.

  2. bsq
    27 luglio 2010 alle 22:27

    Non ho capito niente, ma va bene lo stesso.Ezio

  3. utente anonimo
    29 luglio 2010 alle 08:09

    Me la prendevo con il tuo tono snob che non afferrava (mi pare non afferrasse) il fatto che mettere migliaia di persone in un cunicolo  attivasse parti del cervello che con l'evoluzione culturale non c'entrano nulla.Comunque…il frammento narrativo è gustoso.

  4. bsq
    30 luglio 2010 alle 12:35

    Snob mi pare eccessivo. Il tono era solo funzionale a rendere il racconto "gustoso". Ezio(ti dispiacerebbe firmarti? non è piacevole accettare critiche da un assoluto anonimo)

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: