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Riportando tutto (troppo) a casa

Penso che Nicola Lagioia sia uno dei migliori scrittori italiani quasi-giovani. La sua scrittura è matura ed "esatta", tesa, moderna e, vivaddio, letteraria. Non sfigura davanti al confronto con scrittori stranieri che amiamo.

E tuttavia mi pare che la metta al servizio di idee "grandiose", troppo grandiose, epocali, che la usi per affrescare cappelle sistine gigantesche attraverso particolari non essenziali.
Cerco di spiegarmi.

Sia Occidente per principianti che questo ultimo Riportando tutto a casa, sono romanzi che ambiscono a chiudere un cerchio su un tema enorme: gli anni novanta, gli anni ottanta. Cercano di mettere un punto, di ricapitolare, di mettere tutto in un file, zipparlo e salvarlo in un hard disk esterno.
Lo fanno, efficacemente, attraverso un punto di vista opportunamente ridotto, rispetto alla scala del Tema.
Il racconto non cade nella trappola del troppo generico. Sono romanzi costruiti su personaggi molto chiari, su vicende limitate nello spazio e nel tempo, dove la Storia entra il giusto (per i miei gusti un filino troppo: è difficile tenersi lontano dall'effetto Espresso-formato-lenzuolo di molti film "generazionali" ambientati negli anni sessanta).

Ma è proprio la selezione del materiale narrativo che non mi convince. La discesa nel particolare, mi sembra, sbagli spesso la mira. L'essenziale sarebbe potuto trovarsi sempre un tantinello più in là, un po' più sopra, un po' più sotto.
La densità della lingua, la pienezza dell'immagine mai calligrafica, ma decisamente orientata a penetrare il nocciolo delle questioni, finisce con essere sussidiaria di racconti modesti, non troppo originali. Come, nell'ultimo libro, le vicende sentimentali dei protagonisti, o il bell'affresco sul lato scuro di Bari, Japigia, quartiere degradato in mano allo spaccio e alla disperazione dei tossici: belle scene, ma un po' già viste.
Ho detto "bell'affresco" perché è tonitruente, tridimensionale, pieno, oscuro e straziante, e questo non lo si può non notare, ma alla fin fine è come se stesse raccontando un racconto, non la vita, già raccontato da qualcun altro da qualche altra parte. C'è una memoria narrativa latente nelle pagine di Lagioia, un già letto non sparei dire dove, ma comunque di seconda mano. Una eccellente seconda mano.

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