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Torneo

Mi sono iscritto al Torneo Letterario Io Scrittore, organizzato dalla rivista Il Libraio.it, del Gruppo editoriale Mauri Spagnol (Garzanti, Guanda, Longanesi, Bollati Boringhieri, Salani eccetera eccetera).
Non so perché l'ho fatto. Forse perché una precedente eseperienza, organizzata dallo stesso editore, mi fruttò una inutilissima pubblicazione di un racconto (La telefonata) in una miscellanea che aveva come titolo Voci dalla rete (il libro fu presto ritirato dal mercato, o almeno così mi fu detto, tanto che io mi affrettai a comprarne una decina di copie pensando di far cosa gradita ad amici e parenti, ma le copie alla fine sono rimaste quasi tutte a casa mia. Ora comunque vedo che è acquistabile su IBS, come da link).

Iscrivermi oggi a un Torneo di questo tipo non è una cosa lontano dal puro autolesionismo, ed è una decisione facilmente riconducibile ad uno stato di quieta disperazione per quanto concerne i miei destini letterari. Ma c'è anche una percentuale di curiosità masochista.

Il Torneo è appena iniziato. Siamo tutti vincolati ad un ferreo anonimato, quindi non dirò nulla che possa identificarmi come autore del tale o del talaltro romanzo.
Funziona così: mi sono stati assegnati quattro titoli, solo gli incipit (non proprio una bazzeccola: 30.000 caratteri, spazi inclusi). Li ho votati (con un valore da 1 a 10), esprimendo anche un sintetico giudizio (500 caratteri, spazi inclusi).

Dopo questa tornata ce ne saranno altri 2, quindi in tutto ognuno avrà letto e giudicato il lavoro di 12 "colleghi". Dopo di che, quelli che avranno totalizzato nelle 3 manches il punteggio più alto accedono alla Fase 2.

A questo punto i concorrenti saranno raggruppati in gruppi di 5, e ci saranno 2 manches. Stavolta si dovranno leggere le opere per intero. Quindi a ciascuno ne toccheranno 8, se non interpreto male. Da questa seconda fase usciranno i 30 finalisti che finalmente saranno giudicati da una giuria composta da membri del Gruppo editoriale MS, che decideranno quale sarà il o i vincitore/-i. Nel frattempo i 30 superfortunati saranno pubblicati in formato e-book e distribuiti su IBS.it

In tutto mi sembra di aver capito che siamo in più di mille a concorrere pe l'ambito premio finale.
Più di mille.

Com'erano i 4 incipit che sono stato chiamato a giudicare? Pessimi. Dilettanteschi, inutili, molto lontani dalla decenza. Tre su quattro hano scelto una chiave stilistica che definirei brillante. In un caso anche comica. Purtroppo non si ride granché, anzi per niente. Sono tutti frutto di idées reçues, stereotipi raccogliticci senza un'ombra di esperienza personale e di urgenza esistenziale prima ancora che narrativa.
C'era da aspettarselo. Ma la domanda che mi ha sollecitato la lettura di questi testi è: ma che libri leggono questi che i libri vorrebbero scriverli? Quali sono le loro fonti di ispirazione? Perché vogliono tutti maledettamente far ridere? Fabio Volo?

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  1. 12 aprile 2010 alle 12:37

    Ma soprattutto, caro Ezio, che giudizio daranno questi autori delle opere di scrittori migliori di loro, peraltro senza nemmeno leggere tutto il libro? Tu, dopo l'esperianza comune di scartabellare tra gli inediti per trovare il capolavoro, sei sicuro che di questi mille e più (anche se avevo letto da qualche parte che sono molti di più) qualcuno legga?Insomma, caro Ezio, non ti sembra un utile mezzo per far scornare tra loro tutti quelli che inviano i dattiloscritti alle case editrici e riempiono le medesime di fascicoli e files indeiderati? Che poi, hai visto mai, qualche libro pubblicabile potrebbe pure venire fuori. No no: giurie laboriose e soldi alla mano, altrimenti ciccia. Lo scouting è una cosa, i concorsi un'altra.

  2. bsq
    12 aprile 2010 alle 13:04

    Certo Mauro, lo so che hai ragione.Ma infatti l'ho dichiarato serenamente. La motivazione nasce dalla depressione (più o meno fra virgolette).Secondo: il problema dello scouting è assolutamente irrisolto. O latua esperienza ti suggerisce una visione più rosea della situazione?Leggeranno? E come? Va a sapere. Sono curioso (e anche – tipico della  depressione (più o meno tra virgolette) – desideroso di essere accannato da chi non capisce una mazza, tanto per compiangermi un altro po').E.

  3. 12 aprile 2010 alle 16:42

    Guarda, è pure possibile che tu non sia accannato per niente. Alla fin fine sai scrivere, e questo lo capisce pure chi non sa scrivere (credo).E' pure possibile che alla fine ti scrivano chiedendoti se tu, che hai scritto quella cosa lì, non hai magari un romanzetto o più nel cassetto. Tutto è possibile quando si fa.E questo è un "in bocca al lupo sincero".Ma le logiche di certe politiche editoriali hanno un che di paternalistico che mi disturba. Una casa editrice fa libri perché l'editore sa fare quel lavoro (non certo per filantropia, non solo per amore della letteratura, non solo per profitto). Questa è una cosa che comprendo. Ma l'opportunità di mettersi in luce tra migliaia, affidando la lettura dell'incipit a quattro potenziali incompetenti è il meccanismo di selezione più irrispettoso della dignità dell'autore che, finora, mi sia capitato di conoscere.No, Ezio, questo non mi deprime: mi fa incavolare, invece, perché mi porta a immaginare l'Editore (L'Editore con la E maiuscola è l'editore tipo, che potremmo contrapporre, nel nostro discorso, all'Autore Esordiente, che sarebbe l'autore esordiente tipo) lì, sul balcone della casa editrice, mentre guarda giù, nella piazza. E giù nella piazza centinaia di Autori Esordienti, ognuno innalzando il suo scartafaccio: "Oh editore, scegli me", "No, scegli me, io sono più meglio". Ecco nella mia immaginazione l'Editore sorride a tutti, accende il microfono e rassicura: "Cari Autori Esordienti, tranquilli, siete sempre nei miei pensieri. Noi esaminiamo con cura tutti i vostri scritti, poiché la politica della nostra azienda ci porta a tenere in seria considerazione le potenzialità espresse da quegli autori non ancora scoperti dalle majors. Mantateci pure le vostre opere e attendete fiduciosi una risposta. Che se non arriverà pazienza, noi abbiamo tanto da fare, mica possiamo rispondere a tutti. Ma se avrete talento vi contatteremo, questo è certo. Ah, comunque non vi restituiremo i manoscritti."E, sempre nella mia visione, L'Editore lascia il balcone tra le invocazioni degli Autori Esordienti, e si rivolge al suo segretario particolare. "Vedi un po' tu di togliermeli dai coglioni.""Capo, come faccio? Sono centinaia, forse migliaia. E sono affamati di fama, gloria e soldi.""Be', ti pago per risolvermi i problemi, non per risolverteli. Occhio, però, che magari qualcuno in gamba, in mezzo a quella bolgia, c'è. Ecco, quelli in gamba non farteli scappare."Le soluzioni partorite dai segretari particolari sono le iniziative che poi leggiamo, in genere in rete.Quanto alla mia esperienza, no, non mi suggerisce una visione rosea, almeno nei termini nei quali l'intendi tu. Ma i termini nei quali l'intendo io sono invece questi.Ho un lavoro che mi dà grattacapi (e talvolta qualche gratificazione) in quantità sufficiente da non desiderarne altri. Peraltro, conosco il mondo dei tecnici e dei capitolati molto meglio che quello dell'editoria, dove, è la mia impressione, vive la stessa aliquota di vanagloriosi, mitomani, stronzi, approfittatori, fancazzisti e imbecilli di ogni altro ambiente lavorativo. La differenza è che, nel mondo dell'editoria, questa gente conosce in genere meglio la lingua italiana. Saprebbero scrivere relazioni tecniche memorabili e invece producono quarte di copertina e schede editoriali.Leggere mi piace più che scrivere: purché si continuino a pubblicare buoni libri posso anche fare a meno di pubblicarne di miei;La distribuzione editoriale è, in genere, così inconsistente che pubblicando poche copie con una editrice piccola, probabilmente venderei altrettante copie se me le pubblicassi e  vendessi da me, guadagnando pure di più (dal 10 al 15% del prezzo di copertina contro il 7%); questo a patto di avere un "mercato": gente che conosci, associazioni, politici amici, direttori di biblioteca, gestori di litblog, eccetera eccetera. Tutte conoscenze che vengono richieste anche dall'editore piccolo (sennò magari non ti pubblica, o non ti distribuisce, o tutt'e due), che però ti dà solo il 7% sul prezzo defiscalizzato. Quando te lo dà.L'immortalità (o almeno una menzione sui giornali) si può conquistare con attività diverse da quella di scrivere libri: salvare un bambino dai flutti, per dire. Oppure mollare tutto e partire missionari. O entrare in un bar armati e fare una strage. Conquistarsela con le opere letterarie è il modo più comodo: si scrive seduti, si attende. Se la cosa piace tanto tanto tanto si diventa immortali. Se si nota uno scadimento del grado di immortalità conquistato si va all'isola dei famosi. Tutti i patimenti, le sofferenze e le angosce di cui parlano gli Scrittori (notare la S maiuscola), dammi retta, son tutte cazzate. Patissero, soffrissero e s'angosciassero davvero così tanto non avrebbero l'animo di scrivere, dai retta a me.Infine, a furia di stare lì a sentirmi dire quanto sono bravo (non è capitato spesso, né me l'ha detto qualcuno che avevo sperato, ma infine qualcuno me l'ha pure detto) senza che quagliasse qualcosa di sostanziale, ho maturato una repulsione per quello che dicono: "Ma quanto sei bravo?" Sono bravo? Dici così? Bene, perché la cosa ti interessa? Hai soldi, anche pochi, per pagare la mia bravura? Compreresti un mio libro di racconti da 120 pagine per € 12,40? No? Fanculo, sei un bugiardo. Allora non sono così bravo e c'ho altro da fare. Devo terminare un lavoro a nero (euri 600, la fattura la fa un amico), devo scrivere per un concorso (20-30 ore per scrivere e rivedere un racconto da 10-15 cartelle; primo premio 1500 euri, se va bene… bene. Se va male ho fatto esercizio). E poi devo giocare con mia figlia, devo leggere un romanzo d'avventura, ho da curare il giardino, devo cambiare le lampade a incandescenza con altrettante a risparmio energetico, devo fare l'amore, devo preparare il pesto trapanese. e via discorrendo.Ecco Ezio, questa è la mia visione. Non so di che colore sia.

  4. bsq
    17 maggio 2010 alle 08:44

    Eliminato! Ottimo.e.

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