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La domenica della vita

Quasi ogni domenica imparo una cosa, anche piccola, dal celebre supplemento culturale del Sole 24 Ore.

Ieri, per esempio ho scoperto che sul suo blog, Margaret Atwood ha redatto il decalogo per contrastare il temibile "blocco dello scrittore" (così a memoria mi ricordo solo il punto 1, farsi una doccia, e il punto 5, mangiare del cioccolato almeno al 60% – orrore! almeno all’80 se proprio si deve…).

Ho poi scoperto l’esistenza di Alessandro Banda, del quale Giovanni Pacchiano, che cura la rubrica NarrItalia, dice che ha scritto "il libro di narrativa più importante degli anni Duemila", Dolcezze del rancore (Einaudi 2002, non più in commercio). Ammetto di non averlo mai sentito nominare.

Ho letto la non indispensabile stroncatura del bravissimo Roberto Escobar al film di Muccino (questo tipo di recensioni io le definisco "difensive": ho come l’impressione, infatti, che di tanto in tanto Escobar si trovi costretto ad occuparsi di titoli con cui potrebbe fare a meno di perdere tempo, come ha dovuto fare qualche settimana fa con il film di Verdone, per affermare un minimo di verità critica di fronte a recensioni-marchette che si leggono di tanto in tanto di qua e di là – no, non sui blog, ma su Repubblica, per esempio).

E infine ho letto questo brano di Roland Barthes, inserito in un volume, in uscita in Francia, che racchiude frammenti  che il grande critico aveva eliminato dalla sua autobiografia (Roland Barthes par Roland Barthes). Spiega la ragione del suo rifiuto di assumere droghe.

"… la coscienza (nel senso più banale del termine) è un piacere e non vuole perderne una briciola: gli è necessario assaggiare la vita nella sua asciuttezza. La vita nuda e cruda è già abbastanza romanzesca perché io debba affidarla, anche un solo istante, alla più piccola protesi percettiva o immaginativa (occhiali neri, droga, o romanzo confezionato)."

(il titolo del post è preso dall’omonimo romanzo di Raymond Queneau)

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  1. 11 febbraio 2010 alle 08:55

    bella questa citazione… un inno alla vita, alla sua apparente semplicità.

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