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Incontri

Si siede accanto a me una ragazza alta, parecchio, e bionda. Non è veramente una bella ragazza. Più il tipo che di sé dice: occhio, sono quasi una bella ragazza, ma mi comporto come lo fossi e voi di conseguenza, pure.

Poi salgo sulla linea B. Sale una bella signora. Parecchio. Signora. E bella. Sulla quarantina. Indossa un gessato con pantaloni larghi. E’ il tipo che pur essendo consapevole della propria bellezza si comporta come se questa fosse corrosa dal tarlo di una inadeguatezza, una debolezza che ne ingentilisce l’atteggiamento.
Prendiamo le scarpe. Indossa un paio di scarpine basse di vernice nera, scollate. Il piede è fasciato da una calza scura, di lana (sembra). Ma oggi piove. E fa freddo. Le scarpe sono carine e le stanno bene, ma presto rimpiangerà la scelta. Si inzupperà i piedi, non avrebbe dovuto cedere alla debolezza di mettersi una cosa carina, ma palesemente sbagliata. Non si sentirà a suo agio, ma non saprà dare la colpa alle scarpe. Le scarpe sono un sintomo silente. La spia per chi avrà occhi di apprezzarla. Così com’è.

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  1. 21 gennaio 2010 alle 14:31

    passerei ore a guardare le persone in metropolitana…attraverso loro rivedo me, o quello che non sono e che mi incuriosirebbe essere. in fondo c’è tanta bellezza intorno…e quella più vera è quella inconsapevole.

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