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Pillole da New York

New York, metropolitana. Una ragazza bianca fa l’uncinetto. Al suo fianco una signora cinese legge un giornale cinese. Al suo fianco un ragazzo ispanico ascolta l’Ipod. Accanto a lui un ebreo ortodosso legge le preghiere in ebraico. Questa è New York. La città della differenza, cioè  dell’uguaglianza.  New York non esiste straniero.

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Sulla metro ricchi e disperati insieme. Entrano 5 neri vestiti di nero, cappotto, cappello, tutto nero, attaccano un gospel a cappella. Attraversano tutto il vagone, uno con il cappello in mano per le offerte. Escono. Entrano nel vagone successivo.

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Mia moglie, atterrando al La Guardia (nel Queens, mega-quartiere residenziale) : "beh, sembra il parcheggio della FIAT a Termini Imerese".

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La voglia di fotografare, riprendere (documentare) è irrefrenabile. Invece quello che resta davvero è la vista, quindi il ricordo, l’esperienza. Cerco di trattenere l’impeto, ma è inutile. Mirare, caricare, fuoco.
Poi si scaricano le batterie. Finalmente in silenzio.

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Times Square, Wall Street, il Financial District. Dite quello che volete. New York è anche questo ma è soprattutto tutto il resto. Il tempio del consumismo? Dell’effimero? Certo. Ma la bellezza (tragica?) di NY sta nel fatto che fondamentalmente quello che chiede è essere un attore del suo copione. La vera vocazione di NY non è il commercio, ma lo spettacolo. Quando si dice: mi sembrava di essere dentro un film, oppure mi sembrava di esserci già stato…. è sbagliato.
New York è il mondo che si mette in scena.

Quando sei lì capisci perché ci siano tanti film e telefilm che l’abbiano scelta come scenario delle loro storie. Perché lei è lì che si offre alla narrazione e allo sguardo, lei vive di questo. Come può nascondersi un palcoscenico? E non è solo Times Square, o il Flatiron o l’Empire State. E’ tutta la città, le sue facce, la parte povera, quella ricca, quella nascosta, quella stupida e quella intellettuale che non può fare a meno di narrarsi.
Il fatto che gli studi della NBC e della CBS siano lì, al Rockfeller Center, per esempio, o sulla 57esima, la CNN a Times Square, non è un elemento casuale. Il fatto che non siano in una squallida periferia terziaria, ma in pieno centro, testimoniano della natura della città. Televisioni, cinema e i teatri, ovviamente, e la musica, e lo sport (con il Madison square garden), è tutto lì. Solo i grandi stadi, per ovvi motivi, sono delocalizzati.La città produce e si nutre dello show.

Quando ci stai dentro capisci che sei dentro una storia. Dove tutto è raccontato ed è anche vero. Il cinema e la televisione danno una forma alla vita, la contengono dentro stampini che facilitano il consumo, lo addomesticano e lo riusano, ma era già tutto lì.

C’è una finestra, al MoMA, da dove si ammira il panorama della 53rd, dove si affaccia il cortile interno . E’ chiaro che in quel punto, ad essere in mostra, oltre alla bellissima statua di Giacometti, è proprio la città.
Non che vi sia nulla di particolare da vedere. E’ bella di per sé, con il suo alternarsi dinamico di stili, epoche, altezze, materiali, luci. E’ la bellezza naturale di una composizione perfetta.

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  1. 15 dicembre 2009 alle 14:52

    Sono appena tornata da New York, e quello che hai scritto in questo post me l’ha fatta rivivere.
    Grazie.

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