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Voglio lasciare il lavoro

Voglio lasciare il lavoro
Sei pazza
Perché
Lasciare il lavoro.
Uffa, sono stanca depressa mi sono rotta
Fossi in te
Ma non sei in me
Per fortuna
A-ah
Secondo te si può chiamare lavoro
E’ un lavoro. Come tanti.
Come tutti. Anche fosse
La gente che ti credi?
Argomenti così portano diritto
Dove? Se fossi più più
E dillo
Più umile
Ci risiamo
No che non ci risiamo
Finisce sempre così
No che non finisce così non ho neppure
Cominciato

Cominciato
Allora finisci
Senti
Tanto ho deciso
Con te è inutile parlare
Allora evita lo sforzo
No che non lo evito
Verresti meno ai tuoi
Doveri, certo, hai la risposta sempre sulla punta della lingua
Che palle
Che palle se permetti
Tanto te l’ho detto
Non devo mica convincerti
Allora
Allora voglio che tu capisca
Io capisco tutto
E’ questo che non va
Che capisco – Era meglio che non capivo che ero una povera deficiente, capire e lavorare non vanno d’accordo me ne sono accorta
Devi essere più accondiscendente e accontentarti
Misericordia divina
E prenderti le tue soddisfazioni da un’altra parte
Per esempio
Nella tua vita nei tuoi affetti
Che visione
Che visione
Sì che visione
Ma allora cosa vuoi fare?
Te l’ho detto.
Lasci il lavoro e poi
Poi si vede
Cosa Cosa vedi Cosa c’è
C’è sempre qualcosa
Questo sì
Me lo hai sempre detto tu
Ma oggi, chi lo sa
Oggi è come ieri e come domani
Allora è deciso, lasci
E come dopodomani. Io sono ottimista
Meno male
Lascio, lascio lo lascio
Va bene, tanto
Apposta
Fa come credi
Faccio come voglio non come credo
Oggi ti sei alzata storta?
Faccio e disfaccio e mi alzo tardi. Domattina mi alzo quando mi pare.
Così ti credi più libera? Libera da che?
Libera e basta.
Libera è una parola da ricchi
No, da poveri, mamma.
Liberi da che?
Libera da essere costretta
Libera e che mangi? Schiava piuttosto.
Non capisci niente. Anzi

Domani parto. Me ne vado.
E dove vai. Questa poi
Dove vado? Che ne so
Con quali soldi
Che palle Ce li ho
Ma dove vuoi andare
Vado vado
Ma dove credi cosa credi quando mai
Anzi sai cosa
Eh
Parto oggi, adesso subito stasera
La porta è quella
Senza valigia mamma senza niente
Una meraviglia
UN paio di pantaloni un maglione e niente
E per andare dove
Te l’ho detto,  da nessuna parte
Da nessuna parte è un bellissimo posto
Dappertutto
Dappertutto è come nessuna parte
Infatti
Che aspetti allora
Che aspetto
Aspetta e spera
Un cavolo, l’ho detto lo faccio. Ci sono milioni di posti, l’Africa, la Cina, milioni di cose da fare, il Sudamerica.
E allora fallo
Un viaggio che non finisce mai più. Incontrare persone incredibili, fare figli che mi porto con me, lottare.
Bella prospettiva, fallo
E tu, che prospettiva?
Che prospettiva. Faccio quello che devo fare e non mi sto tanto a lamentare
Brava, io no io mi lamento e mi oppongo reagisco penso faccio parto
E parti, parti
Parto l’hai detto parto adesso subito al diavolo questo lavoro lo lascio che mi dà cosa mi può dare
Mi dispiacerebbe. Molto
Ti dispiace lo so. Ma anche a me, restare, di più ci perdo io a restare tu che ci perdi?
Il lavoro ti serve
Per questi quattro soldi
Ti rende autonoma
Ma questo il fatto è che questo mamma non è lavoro
E’ lavoro, lavoro come lo chiami? Ti danno un salario, ci compri i vestiti e i profumi che è come lo chiami?
Se questo è lavoro per questo parto
Il lavoro ti serve
A cosa? Mamma , a cosa?
A sognare.

Non ci sto. A sognare proprio no, mamma. A sognare no.

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Categorie:-, testi Tag:
  1. utente anonimo
    21 agosto 2009 alle 09:40

    nella mia testa mi sono fatta questa conversazione con me stessa migliaia di volte negli anni passati .. e ora rimpiango quando farlo era ancora una cosa sensata ……

    (comunque, le soddisfazioni vanno davvero sempre prese da un’altra parte, anzi da più di un’altra parte, altrimenti, se non schiavitù, è dipendenza, e rende fragili ..)

    ciao, L.

  2. utente anonimo
    24 agosto 2009 alle 13:40

    È struggente. Non trovo altre parole. Ed è una cosa che è, credo, nella testa di tutti, adesso più che mai.

    Bandini

  3. utente anonimo
    26 agosto 2009 alle 11:46

    non c’è una via d’uscita, non c’è….anche se gli altri ti dicono che c’è…ma non è vero
    paoladazero

  4. utente anonimo
    2 settembre 2009 alle 15:24

    io l’ho fatto, tempo fa. ci ho pensato per anni, non c’era soluzione, poi a un certo punto l’ho fatto lo stesso, mi sono buttata. non volevo partire in senso fisico, volevo trovare la mia vocazione, cosa strana, no, la vocazione dovrebbe forse chiamarci lei… non è servito a tutto quello che credevo, ma a qualcosa è servito. poi naturalmente ho ricominciato a lavorare, ho fatto anche alcune cose belle, un po’ più belle di quelle che facevo prima. ma come si vede l’argomento non è proprio chiuso…

    annabella

  5. 28 gennaio 2010 alle 10:57

    Ciao,
    leggere questa "prosa poetica" mi riporta a me stesso, ai discorsi che anche io da anni oramai faccio tra me e me. Lavoro da più di dieci anni e fra qualche mese , finalmente, finirò di pagare il mutuo di questa casa. Poi, non avendo più debiti con nessuno, soprattutto con chi mi ha aiutato a comprarla – ed è soprattutto ciò che finora mi ha fatto resistere – , non abendo figli ne una compagna, sarò io e solo io il responsabile delle mie scelte. Allora, dovrò – speramdo di trovarne il coraggio – fare la mia scelta: mollare questo maledetto lavoro che mi da uno stipendio e mi ruba la vita: l’unica vita che ho passata otto ore al giorno in una maledetta fabbrica!!! Io voglio venedere tutto e vivere con quel poco che in questi anni ho guaagnato e risparmiato da misero operaio. Non mi interessa avere vestiti nuovi o alla moda (ho vestiti comprati sulle bancarelle nell’armadio per 10 vite), mi interessa solo vedere il mondo, partire anche a piedi e non fermarmi mai. "ma tu sei pazzo, lasciare un lavoro di questi tempi!". Ci sono persone nel mondo che hanno un reddito procapite di 5 dollari al mese e vivono. E allora io sono più fortunato e voglio spendere questa mia fortuna nella investimento della mia libertà. Perderò l’agiatezza materiale, ma guadagnerò la possibilità di poter sempre dire "almeno ci sto provando" …
    un saluto , Marco

  6. bsq
    28 gennaio 2010 alle 11:28

    Marco, grazie del bellissimo commento.
    Ezio

  7. utente anonimo
    5 marzo 2010 alle 18:11

    Bellissimo pezzo davvero. Mi ci riconosco tanto. La mia storia con il mondo del lavoro è purtroppo un’odissea. La mia mail è marcello.custro@inwind.it. ,scrivi se vuoi.

  8. 6 marzo 2010 alle 01:27

    Beh, io l'ho fatto. Ho mollato il lavoro e sono partita.
    Poi sono tornata e me ne sono inventata un altro.
    Lavoro molto meno, guadagno poco come prima e sto molto meglio.
    In Italia di sicuro nessuno muore di fame.

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