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A sinistra

Una cosa non capisco dell’ultra-sinistra (o sinistra tout-court, se non consideriamo tale il PD).

Si parla e si sparla sempre e solo del nullafacente PD, e giustamente, in molti casi.

Ma possibile non preoccupi, o almeno non interessi nessuno il fatto che la sinistra si presenti alle elezioni con gli stessi identici figuri che l’hanno buttata fuori dal Parlamento (complice la legge elettorale, certo, ma non solo)?

Ma davvero la nuova sinistra per riuscire a sfondare qualche muretto percentuale aveva bisogno che si unissero ferrero e diliberto? Di questo c’era bisogno? Che ferrero e diliberto fossero insieme?

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Categorie:-, politica Tag:,
  1. utente anonimo
    14 maggio 2009 alle 15:05

    So bene che non basta agitare slogan o parole d’ordine di sinistra, per quanto corrette possano essere, per risalire la china. Le condizioni realistiche, il maturare della coscienza delle masse, ha le sue regole e i suoi tempi che non dipendono principalmente dall’azione di un partito, ma dipendono soprattutto dagli avvenimenti, dall’esperienza che milioni di lavoratori compiono ogni giorno. Per rompere la presa della destra nel nostro paese e il duopolio PD-PdL non basteranno tante belle parole, ma sarà necessario un forte movimento di massa dei lavoratori, che faccia emergere un punto di riferimento forte sul quale una prospettiva comunista possa trovare credibilità e autorità. Un movimento del genere è implicito nella situazione creatasi, ma non per questo si materializzerà domani mattina. Al contrario, proprio per la profondità dello s-fascio e per l’accumulo di pressioni di ogni tipo (economica, ideologica, politica) che gravano sulla classe operaia e lavoratrice, sarà necessario un lasso di tempo imprevedibile ma probabilmente non brevissimo prima che questa situazione di frustrazione e confusione esploda in una mobilitazione di massa e in un nuovo protagonismo operaio e giovanile (questo governo e più in generale questi politici e la situazione economica ci tendono una mano). Proprio per questo sono convinto che quando accadrà, assumerà forme estremamente radicali e conflittuali come da tempo non si vede nel nostro paese. Allora si che potremmo fare piazza pulita anche di questi dirigenti.

    NucleoZero

  2. bsq
    14 maggio 2009 alle 20:18

    NucleoZero, purtroppo quello che dici temo sia parente stretto di una utopia che non tiene in nessun conto la realtà dei fatti.
    E’ legittimo coltivarla. Ma sempre utopia resta.
    Tenere conto della realtà qualche volta può tornare utile, però.
    La classe operaia e lavoratrice ha perso negli anni sessanta e settanta e ottanta e novanta (pur facendo tutte battaglie legittime e condivisibili) figuriamoci oggi che non esiste più. Cullarsi nell’illusione che gli operai stiano lì a brandire la mazza e non l’abbonametno a Sky è purtroppo l’illusione che consente alla classe dirigente della sinistra di campare e candidarsi alle elezioni europee, visto che sono stati trombati alle precedenti.
    Ezio

  3. 15 maggio 2009 alle 07:58

    Per cambiare occorre fare autocritica. Per fare autocritica serve umiltà. L’umiltà manca a chi si crede sempre nel giusto, a chi dopo essere stato sconfitto dalla storia orgogliosamente rivendica la falce ed il martello, a chi manifesta in piazza contro il governo che appoggia in parlamento, cantando la canzone ottusa del dieci cento mille Nassyrya.
    Gente così può cambiare? No, quindi finchè saranno vivi politicamente, non lasceranno i loro ruoli: perchè non può muoversi foglia se partito non voglia.

    Saluti.

  4. bsq
    15 maggio 2009 alle 08:08

    Alessandro74,
    è giusto quello che dici, ma non bisogna dimenticare che le lotte degli anni sessanta e settanta (sostenute dalla stragrande maggioranza di operai, studenti, lavoratori in genere fermamente contrari alla lotta armata) sono un pilastro della storia nazionale, anche se non hanno portato a nessuna “vittoria”.
    Per due semplici motivi, uno politico e uno di natura personale.
    Quello politico, perché hanno costituito un contraltare indispensabile all’arroganza del potere democristiano; e sul piano personale perché hanno cambiato, in meglio, la vita di milioni di persone, che hanno dato senso alla loro vita. Un senso propositivo, ottimista, impegnato, non banale, che ha coinvolto e contagiato persone di ogni ceto e razza nel cercare di ottenere obiettivi che avevano a che fare non con l’autoaffermazione, ma con il miglioramento delle condizioni di vita dei più deboli. Il che mi sembra un bell’obiettivo nella vita di un uomo.

    Altro sono gli errori strategici e tattici degli ultimi venti anni. Il più grave: non capire che i tempi cambiano.
    Ezio

  5. utente anonimo
    19 maggio 2009 alle 12:23

    Capisco la tua posizione, Ezio.
    Su Ferrero-Diliberto ho le tue stesse perplessità, se così si possono chiamare. D’altra parte, non mi piace per niente il modo in cui il PD sta impostando la sua campagna elettorale, né mi piace la scelta che è stata fatta dei candidati (uno su tutti: Cofferati. Che si è dimesso da sindaco di Bologna per stare vicino alla sua famiglia. Bruxelles è più vicino di Bologna alla sua famiglia?). C’è però un’altra formazione che non è il PD e non è la sinistra di Ferrero e Diliberto, ed è il progetto di Vendola e Fava, Sinistra e Libertà (www.sinistraeliberta.it). Che secondo me ha un bel programma, candidati seri, e un progetto politico vero (almeno nelle intenzioni), che punta a creare una sinistra che non sia quella antagonista per partito preso. Purtroppo fatica a trovare spazio nei mass media e rischia di non superare lo sbarramento, ma mi sembra un progetto coraggioso e interessante e mi sembrava giusto segnalarlo.

    Bandini

  6. bsq
    19 maggio 2009 alle 13:31

    Bandini,
    non sono pochi quelli che la pensano come te. A me rimane sempre sul gozzo il fatto che vi debbano essere partitini simili (perché lo sono, suvvia!) a spartirsi le briciole di una rappresentanza ideale. Che si può anche condividere, ma che mi rattrista.
    Io non penso che sia più il tempo di Democrazia proletaria, del PSIUP e via dicendo. Ci deve essere un partito a sinistra del PD? Che ci sia! cavolo. Ma un partito, non tre. Ma davvero sono diversi? Se sì, non si percepisce.
    Ezio

  7. utente anonimo
    20 maggio 2009 alle 12:23

    anche io ho la netta sensazione che Sinistra e Libertà sia altro rispetto alla coppia Ferrero-Diliberto (operazione politica che lascia perplessa anche me, pur con tutta la stima che io nutro per entrambi, che ritengo due tra le persono più oneste, concrete e preparate della politica italiana tutta) la mia sensazione è che Sinistra e Libertà al momento sia l’unica sinistra moderna che il panorama offre (visto che il PD non solo non può considerarsi di sinistra ma fa anch fatica a mostrare la sua modernità).

    ciao
    L.

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