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Presso un Punto Autorizzato Metrebus

Questo pomeriggio andrò presso un Punto Autorizzato Metrebus per farmi cambiare la tessera magnetica dell’abbonamento annuale, che da qualche tempo è difettosa.
Funziona una volta sì e dieci no. Ogni volta devo farmi aprire le sliding doors da un addetto che in cuor suo pensa che o non ho la tessera, o che ho l’abbonamento oscaduto e sto facendo la scena. Comunque non potendo provarlo alla fine mi apre. Ma è quantomai imbarazzante, se non umiliante.

Appoggiando la tessera sul sensore, anziché illuminarsi di verde e aprire le porte, il tornello comincia a ululare un fischio acutissimo e minaccioso, la luce rossa comincia a lampeggiare e le porte ovviamente restano sbarrate. Dietro di me si forma una coda di viaggiatori spazientiti, e a me tocca farmi da parte, riprovarci, due tre volte. Se sono fortunato all’improvviso, come per magia, la luce si fa verde e le porte si aprono come le acque del Mar Rosso. Ma, appunto, di miracolo, vero e proprio, si tratta.
Ho già provato a farmela cambiare una volta, ma l’addetto l’ha provata sul suo tester e quella volta, manco a dirlo, ha funzionato perfettamente.
Ogni volta che vado al Punto Autorizzato Metrebus la  maledetta  funziona sempre.

"Gliela posso anche cambiare", mi ha detto quella volta l’addetto, "ma le costa cinque euro, perché  per me è buona".
"No, lasci perdere", ho risposto incassando la testa nelle spalle insieme alla delusione.

Così oggi pomeriggio andrò lì intenzionato a farmene dare uan nuova senza pagare neppure un centesimo, ovviamente.
"Non funziona", dirò all’addetta dai capelli biondi con una divisa maschile che non le dona. "O meglio, funziona una volta su dieci, ma non ne posso più, oltretutto mi fa perdere un sacco di tempo."
L’addetta dai capelli biondi la proverà sul suo tester e mi dirà: "per me è buona, ma se vuole ne può fare un duplicato, le viene… "
"Cinque euro, lo so, ma la tessera, mi creda, non funziona. Non può dire che funzioni una tessera che funziona una volta sì e dieci no. Non le pare?"
"Per me funziona, non posso dargliene un’altra", mi dirà lei.
"Senta, lei mi deve credere. Non funziona."
"Ma io che ci posso fare?"
"Cosa ci può fare?" le domanderò io. "Me la cambi. Prende questa, la taglia in due con le forbici come si fa con la carta di credito scaduta, scrive sul suo modulo che era guasta e me ne dà una che funzioni, questo può fare. Ma lo sa qual è il problema?" Lei mi guarderà con l’occhio smarrito. "Che lei non mi crede. Non crede che questa tessera funziona una volta sì e venti no. E sa perché non mi crede? Perché per lei io non sono un cliente, ma un fastidio, un peso, un costo addirittura, se non fosse che sono io che scucio 240 euro all’anno per avere una tessera che non funziona e che mi costringe ad umiliarmi ogni mattina chiedendo all’addetto del box di stazione di aprirmi le porte con il pulsante segreto che tiene nascosto sotto le gambe. E io non sono un cliente perché in questo settore non esiste concorrenza, cara signora o signorina, e non essendoci concorrenza io sono un servo, non un cliente e lei non avverte la necessità di accontentarmi, non gliela insegnano proprio questa attitudine, anzi forse le insegnano il contrario, perché lei sa, voi sapete benissimo che non ho alternativa. Che alternativa ho? A chi posso rivolgermi, se nel trasporto locale non c’è concorrenza? Che alternativa ho? Andare a piedi? Così mi tocca", continuerò mantenendo una calma che a poco a poco la manderà fuori giri, "prendere questa pulciosissima metropolitana, accettare il fatto di aspettarla sei minuti nell’ora di punta – roba da quinto mondo – di stingermi fra i cappotti e le ascelle degli altri passeggeri e farmi sentire dire allontanarsi dalla linea gialla di sicurezza tutte le mattine e non ostacolare la chiusura delle porte treno in partenza! A me! O accettare di ascoltare quella voce orrenda, uscita lato…. sinistro! (chiunque abbia preso la Metro A  Roma sa di cosa parlo), ma chi avete scelto come speaker? Cino Tortorella? Giovanni Muciaccia con la voce di quando sarà in pensione?  A chi deve sorprendere ogni volta con quel tono furbetto e gioviale da festa di bambini delle elementari? E tutti quei jingles nelle stazioni, e i notiziari di Roma Radio Notizie, e le canzoni anni ottanta? ma chi le sceglie? Ma non si può avere un momento di raccoglimento? una pausa dal frastuono e dal logorio della vita moderna? E’ mai stata a Berlino?" le chiederò dopo una breve pausa teatrale, "A Berlino, ha capito bene. Lassù la metropolitana è silenziosa. Nelle stazioni periferiche si sentono i passi dei pochi viaggiatori che aspettano (un paio di minuti al massimo) che arrivi il treno. Si sente il lieve ronzio degli impianti di areazione e uno starnuto risuona come un segnale antiincendio. Nei vagoni prende il segnale del telefonino, ma i viaggiatori lo usano con discrezione e le stazioni sono annunciate senza farti venire l’ansia. Devo andarmene da questa città, da questo paese per sentirmi considerato degno della attenzione di qualcuno? Lei dunque mi suggerisce di emigrare? Di cercare fortuna altrove?
Avanti, mi cambi questa tessera e non la faccia tanto lunga."

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  1. utente anonimo
    21 aprile 2009 alle 10:30

    ok, ora vai dall’addetto del box, gli fai premere il pulsante e non ti dimenticare di ringraziarlo
    asiakliacina

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