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Appena cala il buio

La campagna elettorale di Alemanno, tuta centrata sulla "sicurezza" mostra oggi, drammaticamente, i suoi limiti, la sua tragica natura di imbroglio. Bello e buono.
Per almeno tre motivi quello di Alemanno e della destra tutta, non era stato altro che uno sterile abbaiare.

1) Roma era una città relativamente tranquilla, almeno a paragone con le altre più importanti metropoli mondiali, da Londra a New York, a Parigi. Che ci fosse una "sensazione" di crescendo della violenza ai danni di inermi cittadini era vero, ma la "sensazione" era sbagliata.

Roma è diversa dalle altre città, per una ragione secondo me abbastanza chiara per chi ci vive: a Roma, come in altre grandi città del sud, il contesto sociale all’interno del quale "normalmente" (per motivi storici, sociali ovvi) nasce e sviluppa la violenza privata è storicamente incluso nel tessuto della città. Roma è città popolare: il "popolo" non è antagonista della società civilizzata e borghese; il "popolo" coincide con l’idea stessa di città. Non è relegato da qualche parte, lontano, in banlieu divenuti con gli anni fortini della ribellione sociale. Non che non vi siano, a Roma, terrificanti periferie; ma l’humus cittadino è più complesso e mescolato.
Roma di Fellini racocnta benissimo tutto questo (non che il "popolo" sia naturalmente violento. Ma da che mondo è mondo la violenza attecchisce laddove è più alto il bisogno – è una malapianta della sottomissione sociale).
Questo dato caratteristico si va modificando ovviamente con l’arrivo delle comunità straniere che troppo spesso, purtroppo, per varie ragioni sono caratterizzate per un elevato tasso di violenza (specie sulle donne).

2) Ora, di fronte ad una sensazione sbagliata è stato facile per un Alemanno, che non pensava minimamente di vincere quelle elezioni, tuffarsi e "cavalcarla", come si dice in questi casi. Abbaiava, Alemanno, non cercava neppure di portare la questione su un piano di realtà. Cercava il consenso umorale di elettori impauriti. Tutto lì.
E’ stato un errore tattico enorme. Perché, nel contesto di una città relativamente tranquilla promettere la soluzione finale significava promettere che sarebbe stato impedito anche il più piccolo episodio di violenza, siginificava garantire la sicurezza pressoché totale. Il che, come si capisce, è semplicemente impossibile.
E così al primo caso di (purtroppo inevitabile) violenza la sua promessa si è rivelata inesigibile. Il suo approccio populista lo ha portato a promettere ciò che non avrebbe mai potuto mantenere. Il suo imepgno era la di fuori del possibile.

3) Perciò non gli resta che, letteralmente, militarizzare la città. Ogni angolo oscuro, ogni più recondito anfratto. Ogni strada del centro e della periferia. Uno scenario inquietante (e interessante, narrativamente parlando, se non ci fosse di mezzo la vita delle persone).
Errore madornale.
E’ ovvio che la sicurezza non si governa con i blindati. Lo può pensare una dittatura, non funziona così in democrazia. In democrazia a Primavalle, o a Torrevecchia, o a Tor Bella Monaca, si organizzano servizi sociali, si rendono le strade un luogo d’incontro interculturale e interrazziale, si consegnano alle associazioni le chiavi del quartiere, finanziando tutto ciò che può servire a fare uscire le persone, non a farle rinchiudere dentro casa. Perché è quando la gente si rintana in casa che le strade si fanno deserte ed è allora che al primo che si avventura là fuori qualcuno taglierà la gola.

La città ereditata dalle giunte di centrosinistra era una città con molti problemi irrisolti ma sostanzialmente allegra, non conflittuale. Una città vitale, piena di iniziative nei quartieri e nel centro.
Ora non si vede più nulla di tutto questo. Ora vedremo soldati andare su e giù con i loro pesanti anfibi, le loro cinture tecniche, i cappellini scivolati e mani grossolane,che sorridono ai passanti, alla "gente onesta" che si fida di loro, che li ringrazia, e va a rintanarsi in casa, appena cala il buio.

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  1. 25 gennaio 2009 alle 20:24

    Giustissimo quello che dici, purtroppo c’è una cosa da far notare … chi ha proposto la sinistra … Rutelli non lo avrebbe votato nessuno … e così è stato, ha vinto anche x questo non dimentichiamolo, la colpa è anche dell’assenza di una sinistra con cervello.

  2. bsq
    25 gennaio 2009 alle 20:52

    Sì, sono totalmente d’accordo. La sinistra era convinta che avrebbe vinto anche con Pizza&Fichi, quindi anche con Rutelli e, da quel che si sa, anche la destra.
    All’ultimo comizio in piazza del popolo Rutelli si è raccomandato: oh, mi raccomando, vinciamo al primo turno, non facciamo scherzi…
    Ezio

  3. utente anonimo
    3 febbraio 2009 alle 15:54

    Meno cortei in centro, De Pierro risponde ad Alemanno
    Scritto da Redazione
    Domenica 30 Novembre 2008 11:39
    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Un inconcepibile attacco alla libertà d’espressione”

    Gianni Alemanno

    Roma – Regole per i cortei nel centro di Roma. Le chiede il sindaco di Roma Gianni Alemanno, rilanciando l’idea di una sorta di codice di regolamentazione.

    Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, commenta così la notizia: “Sono assolutamente contrario a un’iniziativa di questo tipo. Si tratta di un attacco diretto alla libertà di espressione, di pensiero e di opinione, sancita in maniera lapalissiana dalla Costituzione. Il sindaco Alemanno farebbe bene a fare un passo indietro, anche se in questi mesi gli riconosco di aver avuto un margine di tolleranza maggiore rispetto alla linea canonica della destra a cui ci ha abituati il governo centrale”.
    Il sindaco di Roma ha riferito di aver scritto al prefetto per rilanciare il protocollo d’intesa firmato nel 2004 dai partiti e dai sindacati per una autodisciplina in tema di manifestazioni. Obiettivo dichiarato, limitarne il numero. “E’ impensabile imporre una limitazione agli atti di protesta – replica De Pierro – perché automaticamente si imbavaglierebbe l’espressione democratica. Ciò avviene in genere all’inizio delle dittature, e sarebbe un percorso che viaggerebbe verso un pericoloso orizzonte sempre più ristretto in tema di libertà”. “Se uno manifesta – spiega il presidente dell’Italia dei Diritti – vuol dire che ha qualcosa per cui protestare. In questo senso l’imposizione di una limitazione sarebbe negativa, qualunque sia l’orientamento politico dell’esecutivo al potere. E’ chiaro che in questo momento particolare di leggi impopolari, a chi governa farebbe comodo, dopo aver cercato di addormentare le coscienze, cucire la bocca e soffocare la voce dei pochi che hanno la capacità e la lucidità necessarie per reagire”.
    Secondo De Pierro, per evitare le manifestazioni che stanno creando disagio ai cittadini romani, ci sarebbe una sola soluzione: “Imparare a legiferare andando incontro alle esigenze del popolo e non bloccando chi esprime in maniera dissenziente il proprio pensiero”.

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