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Povera università

E’ difficile difendere l’Università. Le sue baronie, la sua ipertrofica offerta di corsi e corsetti di laurea per dare una cattedra, o almeno una predella, a  figli e nipoti di.
E’ difficile difenderla quando uno studente si presenta puntuale davanti allo studio del docente all’ora indicata in bacheca, e non lo trova mai. E’ difficile. E’ difficile quando non si riescono ad avere spazi per la ricerca, per studiare, quando non si riescono ad avere i fondi appena sufficienti a garantire la fornitura dei documenti essenziali perché una università sia degna di questo nome.

Ma il decreto 112 non vuole correggere il sistema universitario pubblico. Non vuole introdurre principi di meritocrazia e di valutazione seria della didattica e della ricerca. Non vuole più aule, più spazi per lo studio, più postazioni internet gratuite. No. Lo vuole distruggere. Lo vuole privatizzare (attraverso le cosiddette Fondazioni), deprimere, umiliare.

Già che in un decreto legge che si occupa di tutto e di più, oltretutto convertito alla Camera l’altroieri con voto di fiducia, quindi nemmeno discusso, si metta mano all’ordinamento dell’università italiana appare triste e grave: per noi che ci lavoriamo con una certa serietà, per gli studenti, per il Ministro dell’università stesso, figura patetica, messa in un cantuccio a cianciare e promettere cose che non potrà mai mantenere.

Si tagliano fondi con l’accetta; si sottraggono i soldi dagli stipendi del personale (non dei baroni e posso garantirvi che sono stipendi ridicoli, specie se confrontati con quelli tedeschi, francesi, olandesi); si “consente” che per ogni 10 pensionamenti si possano assumere 2 (due) nuovi docenti/bibliotecari/ricercatori/impiegati.
I giovani ricercatori se ne andranno il prima possibile. Le biblioteche e tutti i servizi agli studenti verranno ovviamente ridotti, la ricerca non potrà essere finanziata perché tagliando il cosiddetto FFO (fondo di finanziamento ordinario) la maggior parte della spesa (oltre il 90%) servirà a pagare gli stipendi.

L’Italia è, come tutti sanno, ultima nel rapporto fra investimenti per la ricerca e PIL. Stiamo messi peggio di chiunque in Europa. Guarda caso il PIL retrocede (rispetto alla media europea) nella misura (1%) in cui retrocede l’investimento nella ricerca e nell’istruzione.

La soluzione? La Fondazione. Ossia, la privatizzazione dell’università. Sappiatelo, studenti e genitori; una università privata non è tenuta a rispettare il tetto per le tasse, come oggi, e perciò potrà aumentarle senza limiti.

Ma a chi frega? La cultura. Pazzesco, Ancora con queste storie noiose. Andiamo a divertirci, orsù.

Detto questo me ne vado in vacanza.
State bene.

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Categorie:universita
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