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Il progetto di Dio

“Il coma è una forma di vita e nessuno può permettersi di porre fi­ne a una vita personale”. Questa, in estrema sintesi, l’opinione della Chiesa, cioè della gerarchia della Chiesa cattolica, per bocca di Monsignor Fisichella.

Ora, a me questa cosa sembra un po’ singolare. L’obiezione più comune a questa affermazione, e la più ovvia, è: ma questa non è una forma di vita degna. Vivere solo ed esclusivamente grazie a delle macchine che lo consentono non ha nulla di naturale. Io penso: ma se questa ragazza fosse nata in Uganda, o in Burkina, o non so dove, sarebbe morta da tempo. Queste persone sono tenute in vita artificialmente solo perché nate in paesi ricchi, dove l’assistenza medico tecnologica lo permette. Non mi pare ci sia nulla di divino in questo. E’ un caso, un incidente del destino, una fortuna? Comunque un problema dell’occidente ricco e tecnologicamente avanzato.

Per un credente il concetto fondamentale della propria fede è: Dio è amore. Dio ha fatto un progetto per ciascuno di noi, un progetto di vita non scandito dai singoli atti quotidiani legati alla causalità e casualità della vita. Un progetto – a lunghissimo termine – di amore eterno.
Dio, in quanto amore, non manda sulla terra guerre, tsunami e carestie. Dio è amore malgrado questo. E’ l’imponderabile, l’Incomprensibile amore di un padre che non abbandona i suoi figli. Mai. Dio non può volere il male per i suoi figli. Non può. Se no non sarebbe amore. Anzi, l’Amore.
–br–

Dio non ha progettato questa vita per Eluana. No di certo. Dio non progetta una vita perché venga spezzata a 18 anni in un incidente stradale, o perché si muoia di orribili malattie a 8 anni. La garanzia che Dio dà è che il nostro psasaggio su questa terra è solo finalizzato al pieno raggiungimento della felicità eterna quando sarà il tempo.
Dio odia la sofferenza e la morte (“l’ultimo nemico ad essere sconfitto sarà la morte”…. Gesù piange per l’amico Lazzaro, e non è molto contento di morire sulla croce). Lasciate perdere quello che la povera Chiesa ci ha inculcato per generazioni: il vittimismo, il sacrificio, l’autoflagellazione. Nulla di tutto ciò è vero. Sono balle, banalità buone come argomento per atei un po’ balordi. Dio consola nella sofferenza. Non la impartisce. Non ci manda delle “prove”.
Dio, l’imperscrutabile, non penso proprio che desideri che Eluana vegeti. La vita di Eluana è stata già uccisa. Un caso fortuito le ha impedito di trasformarsi già nell’altro da qui. Un macchinario di cui altri non avrebbero potuto mai approfittare le permette di mantenere funzionanti gli organi vitali. Cosa c’è del progetto divino su di lei nella sua vita? E nella vita dei suoi genitori?

(ho sentito dire stamattina alla radio che le suore che la curano pregano che venga lasciata in vita.
Le posso capire. Per loro Eluana agisce come una dinamo d’amore. La sua sola presenza le carica di misericordia e generosità.
Ma Eluana non è malata. Eluana non è. E forse queste suore, che tanto di sono prodigate, dovrebbero capirlo, e indirizzare verso altri bisognosi la loro generosità di cui hanno fatto esperienza e tesoro).

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