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Berlino, varie ed eventuali

Ho passato così tanto tempo a camminare a Berlino che la città mi è divenuta familiare al punto da non averne il ricordo estemporaneo del turista. Ho privilegiata l’area ex-orientale, stavolta, e ho colmato la lacuna dei musei. Ho apprezzato, come l’altra volta, il carattere allegro e disincantato dei berlinesi e i prezzi bassi dei ristoranti. L’aria era gelida e pulita, nuvoloni nerissimi di tanto in tanto l’attraversavano cupi e distratti, senza lasciare tracce del loro passaggio.

Berlino2007079L’attualità del Muro. Una cicatrice indelebile che catalizza energie, scrive la ragione stessa della città, come se secoli di storia siano stati cancellati da una ventina d’anni di separazione e da quasi altrettanti di liberazione. Quella della caduta del Muro sembra la rivincita del senso di colpa collettivo per le atrocità nazista, lasciato alla memoria storica: una macchia che la Germania ha voluto pulire, accettando il sacrificio del mea culpa. La caduta del Muro ha regalato invece una nuova memoria collettiva, ma stavolta "altra" , non così "tedesca" come quella del nazismo, una ferita che lascia ancora attoniti, ma che ha diviso buoni e cattivi, e di cui nessuno si deve vergognare, se non quei pochi nostalgici (ce n’è davvero qualcuno in giro?) della vecchia DDR,Berlino2007258 a parte i rivenditori di patacche sovietiche?

 Percorrendo con il pullman diretto in aeroporto la parte occidentale, (che non ho girato quasi per niente) ho improvvisamente capito meglio anche quella orientale: a "occidente" la modernità ostenta una serena, elegante riflessiva assuefazione. Dall’altra parte invece tutto è luccicante, anche la parte più vecchia, tutta tirata a lucido, ogni mattonella è restaurata e ogni palazzo nuovo è straordinariamente nuovo: la nuova Berlino ostenta la ricchezza della modernità in modo bello ma imbarazzante, non si può fare a meno di tarare lo sguardo su modelli di architettura che non siano posteriori a dieci anni fa. A "occidente" c’è la pacata consapevolezza della propria moderna diversità, ma duratura.

Mi sono reso conto dopo qualche giorno della persistenza nelle impressioni di viaggio, del periodo trascorso sull’aereo, lassù, oltre le nuvole. La bellezza dei paesaggi, dei panorami colorati dal tramonto, i fiordi della Croazia, la polvere di luci straripanti del notturno italiano (ma quanti più luoghi abitati ci sono in Italia rispetto agli altri posti….), le Alpi giulie affioranti dal mare adriatico, intraviste dall’altezza di Ancona, il Gran Sasso innevato visto alla partenza, virando sopra Ostia sul mare tremolante.
Mi sono reso conto che parte della sottile depressione post-viaticum è anche dovuta alla troppo breve durata di quello stato di sospensione dal banale punto di vista 1:1 di cui si dispone quaggiù.
A 11.000 metri di altezza si sta bene.

Il tramonto, appena agganciata la quota di navigazione, sopra Berlino, fiammeggiava di ogni varietà di azzurro e di rosso. Immerse nello strato più vicino alla linea dell’orizzonte, delle minuscole luci lampeggianti potevano essere qualsiasi cosa.

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