Demoni

Le cose stanno così.

La ragazza si è seduta accanto a me, nel vagone della metropolitana. Indossava un vestitino davvero molto leggero grigio, con disegni floreali. Ai piedi un paio di ballerine dorate. Capelli biondi. Non particolarmente bella. Ma il vestito era veramente una nuvola sottile.
Ha aperto la borsa e ne ha tirato fuori un libro che ha subito aperto, verso la metà: I demoni, di Albert Camus.
Io stavo leggendo un libro di una bellezza straordinaria, la cui densità di pagine con le “orecchiette” è quasi pari al numero delle pagine (parla di un giovane aspirante scrittore, della sua ossessione per la metrica e per le parole) .

A ogni sobbalzo del vagone la ragazza urta il mio braccio, ma rapidamente guadagna la sua posizione, trascinando il peso leggero del suo corpo qualche centmetro più in là, sul sedile. Troppo rapidamente. Come se pensasse che mi dia fastidio. O che io possa dare fastidio a lei.
Assurdo.
Io me ne stavo lì tranquillo e concentrato a leggere il mio libro e a sbirciare, con la coda dell’occhio, le sue scarpine dorate.

(il libro è Il dono, di Valdimir Nabokov)

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