Senza vita

Voce stonata in un coro di generale consenso, su Tuttolibri di sabato scorso Sergio Pent, stronca alla grande la raccolta di Minimum Fax, Voi siete qui, dove, a cura di Mario Desiati, sono raccolti racconti di 16 giovani esordienti (fra cui alcuni amici miei – che non difenderò qui, in quanto tali, non per questo mi sono messo a scrivere).

L’accusa: questi racconti non raccontano. Sono scritti da scrittori “potenzialmente bravi ma senza personalità, scrittori – o aspiranti tali – in cerca di definizione, all’interno di un bisogno di farsi sentire che non corrisponde quasi mai all’urgenza di vivere”.

Accidenti. Larve umane, che tarscinano la loro esistenza blaterando, bavosi, le loro flebili voci che solo sanno scavare in superificie anacronistici autobiografismi, epigoni di un “minimalismo delle esperienze”. In costoro, Pent ne è certo, “manca l’anima dello scrittore”.

Bene, io non ho ancora letto la raccolta e quindi non mi pronunico nel merito.
Nel metodo, però, mi sentirei di dire una cosa.Anche a me piacciono molto i racconti-racconto. Se posso (posso, visto che qui sono a casa mia), parlare di me, devo dire di vivere come una forte limitazione la mia incapacità a scrivere racconti che raccontino. Io non so scrivere racconti. Lo posso dire a voce alta, ora che ho vinto o quasi vinto diversi concorsi. Ogni volta con la certezza di aver rubato qualcosa, perché i miei racconti, penso, non raccontano.

Una volta uno scrittore vero, cui ne avevo spedito uno (che poi avrebbe avuto fortuna, pubblicato prima su Inciquid e poi su Tabula rasa) mi rispose una cosa tipo: sei uno che preferisce fare letteratura, piuttosto che raccontare.

Io non ero d’accordo; ma in fondo forse sì, lo ero, eccome. Mi aveva insinuato un tarlo. A me il racconto piaceva, penso che avesse, che abbia qualità importanti, e che quel giudizio fosse ingeneroso e miope. Ma…
Anche per fare forza a me stesso, mi sono convinto che i racconti debbano e passono essere tante cose.

CattedralePasticcio di merli (i due racconti di Carver che amo di più) sono racconti-racconto? Carver cosa racconta?  E Manoscritto trovato in una tascadi Cortàzar, il racconto che amo di più in assoluto, racconta una storia, certo, ma è qualcosa di più e di diverso.
Insomma, ora leggerò la raccolta perché la critica di Pent mi sembra ingiusta nella forma (come si fa a dire di uno che gli manca l’urgenza di vivere? al limite gli mancherà la capacità di esprimerla) e troppo dura. Ma sento una vocina che miconcerne. Una vocina che mi parla da oltre vent’anni, da quando Furio Scarpelli, al Centro Sperimentale aggrediva i raccontini che gli facevamo leggere dicendo di andare a ripetizione da Maupassant e Cecov. Dimostrandoci che mancava , in quei “soggettini”, l’urgenza di raccontare (e aveva ragione, anche se noi, appellandoci a Wenders o a Godard alzavamo le spalle, superbi e prossimi al fallimento).
Di nuovo l’urgenza.
Eppure, ne sono convinto, le cose sono sempre più complicate di quanto coloro che hanno le idee molto chiare credono e vogliono farci credere che siano.

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