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In extremis

Delle volte alle cose uno non ci fa caso. Ad un tratto mi sono reso conto di non aver mai abitato tanto a lungo nella stessa casa. Di non aver mai tenuto così a lungo un lavoro. E di non essere mai stato per così tanto tempo con una donna.
Da cosa comincio?
Dalla casa. Per darvi un’idea dell’estensione del concetto di  "lungo" dovrei prima raccontarvi di quanto poco riuscivamo a stare in una casa quando ero piccolo. Cinque anni nella prima, tre nella seconda, quattro nella terza, poi due, poi… ho perso il conto. Poi mi sono sposato: dieci anni fa. E non ho più cambiato casa. Ho un consiglio da darvi: fatelo. Sposatevi, dico. E questo è tutto quello che avevo da dirvi, oggi che è San Valentino.

Un’altra cosa: è una vita piena, la mia, credetemi. Abbiamo un bambino, ora ha nove anni, ci dà molte soddisfazioni, dopo qualche problema all’inizio. Ringraziando il cielo. Ringraziando il cielo non ci possiamo proprio lamentare di niente.
Andremo a festeggiare con una coppia o due di amici in un locale vicino Trastevere, lo stesso dello scorso anno. Le ho comprato un anello. Non sono la mia specialità gli anelli, ma spero che le piacerà, non gliene ho mai regalati. Tranne il primo, si capisce.
Faccio il tecnico di laboratorio a Fisica, all’università. A contratto. Me l’hanno rinnovato già due volte, quest’anno mi scade il terzo biennio. Per questo vi ho detto che non ho mai tenuto un lavoro tanto a lungo. Vado in giro con una camicia a quadri, maglioni pesanti e pantaloni di velluto. Mi dà un senso di libertà. Questo per dire che non sono un tipo da anelli.

Mia moglie lavora alle poste. Si è fatta trasferire nell’ufficio dentro la città universitaria per poter stare vicini. La mattina prendiamo la metro insieme. Non è che ci diciamo granché. Ci scambiamo i giornali gratuiti, dopo che li abbiamo sfogliati.
Stamattina, alla stazione Termini, le ho messo il braccio sulla spalle, e abbiamo rallentato. Proprio nello stesso momento, come se di colpo ci fosse stato un calo di tensione, e abbiamo messo su un passo da sabato pomeriggio, o della domenica, pastarelle e tutto quanto.
Ho notato come lei si guardava intorno, a testa alta, slanciando i passi con calma ed eleganza. Ce ne siamo fregati dell’orologio. Si stava facendo tardi, ma chi se ne importa, pensavamo tutti e due.
Dopo che ci siamo presi cornetto e cappuccino a uno dei bar lì sotto, e aver brindato con le tazze, sorridendoci senza dirci niente, mi sono ricordato che nello zainetto avevo messo la macchinetta digitale, quella della comunione di mio figlio, da 5 megapixel . Mi serviva per una cosa di lavoro. Ho fermato un turista giapponese, gli ho chiesto da dove venisse, Osaka, mi ha detto. Così, per metterlo a suo agio. Gli ho chiesto se ci faceva una foto.
Mia moglie si è messa in posa, ha sorriso ferma e assolutamente padrona della situazione, come se la mattina fosse uscita di casa con l’idea di incontrare un turista giapponese per farsi fare una fotografia.
Io invece ero piuttosto imbarazzato perché era stata mia l’iniziativa.
Mi sono fatto ridare la macchina fotografica e con mia moglie abbiamo visto subito com’era venuta la foto.

Adesso lei è di là in bagno, che si prepara per uscire. Si trasforma quando usciamo come stasera, con degli amici. Ci tiene molto e a me questo piace.
Accendo la macchina digitale, voglio scaricare la foto sul computer. Prima la guardo nel display: io non sembro io, c’è come una paura di essere da un’altra parte; lei invece è bellissima. Non lo dico tanto per.
Tutto questo, credo, spiega abbastanza anche la terza cosa che vi dovevo dire: perché non sono mai stato tanto con una donna.

Ma se mi fossi reso conto di non aver abitato tanto poco in un appartamento? e di non aver aver tenuto il mio attuale lavoro per così poco tempo? E se non fossi stato mai così poco con una donna?
Avrei cosa? Vissuto peggio? Aspettato di meglio? Rimpianto altre occasioni? Sperato ancora? Sarebbe stato veramente diverso?

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Categorie:-, testi Tag:
  1. 15 febbraio 2007 alle 01:42

    Ezio.

  2. bsq
    15 febbraio 2007 alle 09:09

    In che senso.

  3. 15 febbraio 2007 alle 09:36

    Romanticone!

  4. 15 febbraio 2007 alle 12:09

    Apprezzo il consiglio: “sposatevi”. Ma non c’è bisogno, nel mio caso. Dopo 5 anni abbondanti di legame sentimentale con la stessa donna, mi sposo a fine ottobre.

  5. 15 febbraio 2007 alle 12:38

    Era nel senso del tuo nome. Non sapevo che scrivere perché il post mi aveva un po’ scosso.

  6. 15 febbraio 2007 alle 12:38

    Ezio, leggerti mi riconcilia con la giornata.

    ciao!

  7. bsq
    15 febbraio 2007 alle 14:43

    Davide: auguri!
    Ennio: mi pare cosa buona e giusta quando non si sa che scrivere scrivere il mio nome. Ma scosso perché. Sei reticente.
    Amoilmare: grazie di cuore (ovvio, a s. valentino…..)
    Ezio

  8. bsq
    15 febbraio 2007 alle 14:55

    Ennio, un po’ di filologia gratis: la prima versione finiva con la frase: “Sabato siamo già d’accordo la porto al Sistina. Ho già i biglietti.” Ma mi è sembrato veramente troppo.

  9. utente anonimo
    15 febbraio 2007 alle 15:30

    L’unica cosa che invidio è il lavoro fisso e la conseguente entrata di denaro. Il resto sinceramente… no.

  10. bsq
    15 febbraio 2007 alle 17:00

    O anonimo, penso che solo un pazzo potrebbe invidiare quel tale. Trattasi di fiction, o bisogna metterci tutte le volte un asterisco con nota a pie’ di pagina?
    e.

  11. utente anonimo
    15 febbraio 2007 alle 18:42

    in realta’ non si sa quasi niente di quel tale .. stupisce che si possa invidiarlo o non invidiarlo .. ciao, L.

  12. 16 febbraio 2007 alle 02:09

    Ezio, sono d’accordo con l’aver cassato la cosa del Sistina.

    Quello che volevo dire è che questo post è davvero bello, ma soprattutto è emotivamente intenso (per me). Sia perché io di mio sono sensibile alla poetica del tempo che passa, sia (e in particolar modo) perché descrivi l’amore così com’è davvero: silenzioso, empatico.
    Anche la scrittura in questo post è efficacissima, per me soprattutto nella frase “Mi sono fatto ridare la macchina fotografica e con mia moglie abbiamo visto subito com’era venuta la foto”. Specificare “con mia moglie” non era necessario ma è struggente. Ma anche il semplice vedere insieme com’è venuta la foto è – perdona l’entusiasmo – sublime. Dà un senso di morte ma riesce a renderlo accettabile, quasi auspicabile.
    L’amore per me è sapere insieme che si morirà e non avere paura.

    Ezio, bada bene, non voglio passare per un romanticone tenerone con gli occhi a cuore. E nemmeno voglio farci passare te.
    Comunque grazie per il post.

  13. bsq
    16 febbraio 2007 alle 09:14

    Ennio, qualsiasi cosa io possa aggiungere diventerebbe antipatica (immodesta o…).
    A me piace quando lui la riguarda da solo.
    Grazie,
    e.

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