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Un post apposta per la povera Veronica

Non era una bufala. La lettera tuttavia merita una lettura attenta.

Sembra scritta di getto da una donna esasperata, non semplicemente offesa. Tanto di getto da essermi sembrata “troppo dentro” per poter essere vera.
Troppo dentro e al tempo stesso troppo generica: chiunque avrebbe potuto scrivere quello che ha scritto lei, per questa ragione ho azzardato l’ipotesi si trattasse di un bufala.

Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti.”

E’ un grido disperato e banale. Una lite da “curtigghio”, solo espressa in un italiano standard. Una puntata di La vita in diretta. (cosa ci si puo’ aspettare di diverso dalla moglie dell’inventore della tv commerciale? Il conflitto coniugale!)
E continua: “E’ cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali.
(leggi: non mi si è filata di pezza).

Il richiamo alla dignità offesa e al ruolo di madre (e quindi di esempio per i suoi figli) tenta di sollevare il tono della lettera e la sua ragion d’essere, ma non so perché mi fa venire in mente più Bree Van De Kamp che una eroina femminista. Un baluardo contro la volgarità incarnata dal marito che non una portatrice di valori.
Una donna annientata nel suo ruolo, deprivata di una sua possibile realizzazione pubblica e autoconfinata nel recinto lussuoso dei suoi affetti. Una casalinga disperata che altro non può fare nella vita che mettere ordine nel disordine morale provocato dall’ingombrante marito, e che ha fatto tutto questo nell’ombra, recidendo, fino ad oggi, qualsiasi desiderio vendicativo.
Ma ora basta. Super-Veronica alla riscossa.  E’ ora di cantargliele a quel maschio schifoso.
Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Da quant’era che gliele voleva cantare, ma niente. Alla vita in diretta per lei non poteva esserci spazio. Il cast era pieno.
La sua rabbia privata diventa pubblica, perché i suoi figli capiscano. Il suo esempio riservato non basta più. Anche lei ha bisogno della platea, del pulpito, anche lei scende nel vicolo a urlare la sua rabbia, la suadignità offesa.
E’ ora di darla una bella lezione a quel mascalzone impunito.
A costo di sembrare quella che sono: una qualunque, ma piena di dignità. Sincera, spudorata, ma vera! Eh, signora mia. Mi marito me tradisce, ma mo ce penzo io, ce penzo. Ah. Mo’ quello me sente.

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