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Anch’io, Gomorra

Giorni fa Luca Tassinari ha scritto:
"[…]
2. Sono allergico agli appelli, alle campagne di solidarietà, alle chiamate a raccolta, ai bandi, ai manifesti, alle petizioni.
3. Non sopporto i riflettori e la gente che fa calca per entrare nel cono di luce.

Ma queste sane norme igieniche, che continuerò a praticare per l’ordinario, in questo caso non valgono. Non vale in particolare la prima, perché quello di Gomorra non è più il caso di un libro che si occupa di criminalità, ma un caso di criminalità che si occupa di un libro, e lo fa minacciando di morte il suo autore. Questo è inaccettabile, specialmente per chi ama la scrittura, i libri, la lettura.

Per questo oggi ho comprato Gomorra e chiedo ai miei lettori di blog di comprarlo e di farlo comprare ai loro lettori di blog, nonché ad amici, parenti, colleghi, sodali, compagni, mogli, mariti e amanti. Odiate gli appelli? Fregàtevene. Questa cosa vi fa tanto catena di S.Antonio? Non fateci caso. Vi scoccia dar soldi alla Mondadori che è di Berlusconi? Non pensateci. Perché qualcosa mi dice che, ancor più del contenuto, quello che dà fastidio ai camorristi è che il libro arrivi nelle case di tante, tantissime persone, molte più persone di quelle che loro possono controllare, intimidire, far fuori. Ed è bene che sappiano che con le loro minacce non fermeranno Gomorra e non riusciranno a isolare Roberto Saviano."

Condivido ogni parola di quanto scrive Luca. Per questo, mantenendo intatto il mio (e il suo) scetticismo verso troppo spesso autoreferenziali chiamate alle armi, ho messo l’immagine che vedete sulla destra del vostro schermo.

Gomorra sembra essere il libro più venduto in Italia. Bene, meglio.

E sia detto per inciso: Saviano non è un eroe. E’ uno che ha voluto conoscere. E il libro che ha scritto, caro Marco, è l’espressione condivisa della sua voglia di conoscenza. Non si può separare libro ed esperienza. Il libro è l’esperienza. Che è fatta per il libro, in quanto voce dell’esperienza. Non come un suo utilitaristico surrogato.

"Perché quando qualcuno conosce una cosa solo nel perimetro della propria carne e del proprio cranio è come se non la sapesse".
(R. Saviano, Gomorra, p. 46)

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  1. 3 novembre 2006 alle 16:07

    Io lo conosco personalmente, Saviano, e l’ho recensito sul Giornale. Ma quante cagate (scusa il termine) sto leggendo su di lui in questo periodo, mamma mia. E’ incredibile. Quella di Candida è pazzesca.

  2. 4 novembre 2006 alle 09:54

    Non mi aspetto sostegno da te Ezio che in tanti anni non hai fatto che provocarmi e dar contro – anche per questioni più futili.

    A Vincenzillo dico: la mia cagata pazzesca si limita a questo: non siamo adeguati a parlare di quel che ha fatto Saviano (che ha compiuto un gesto eroico – anche se non è il solo) come dimostra il “per” utilizzato da uno scrittore pur raffinato come Moresco.

    Saviano non ha fatto quel che ha fatto per fare un libro, d’accordo? Ma per rendere noto il marciume con lo strumento che riteneva più alla sua portata: ossia un blog, e successivamente un libro.

    Se, secondo Vincenzillo, la cagata pazzesca è questa, potrebbe essere d’una qualche utilità forse argomentare il perché.

  3. 4 novembre 2006 alle 09:55

    Il commento è il mio: Marco C*ndida.

  4. 4 novembre 2006 alle 10:08

    Quanto al fatto che Saviano abbia soltanto voluto conoscere e per questo non è un eroe, si può rispondere che il rischio corso per conoscere è eroico – e questa fa di Saviano un eroe.

    La citazione che riporti non fa che confermare l’eroicità di Saviano. Lui lo ha fatto per conoscere e far conoscere (credo, tra l’altro, che la conoscenza per se stessi non sia conoscenza; tra l’altro: come posso sostenere di possedere la conoscenza se non provo di possederla esibendola?); ma questo non cambia che il suo sforzo è stato eccezionale, eroico.

  5. bsq
    4 novembre 2006 alle 15:05

    Che ti devo dire, Marco. Il fatto è che secondo me non è in discussione l’eroismo di Saviano. Secondo me il racconto Gomorra è tutt’uno con la sua capacità eorica di entrare nel Sistema. Non si possono disgiungere, sono la stessa cosa. Per questo il “per” di Moresco non è assassino. Il libro è funzione dell’eroismo e l’eroismo è funzione del libro.
    Poi io non ho detto che ha “soltanto” voluto conoscere. Voler conoscere è il progetto più ambizioso di un uomo. E un libro che diffonde conoscenza è il suo strumento più nobile. Moresco non voleva diminuire l’eroismo di Saviano, semplicemente ha tenuto legati i due momenti eroici della sua esperienza.
    Così la vedo io. Non c’entra né darti addosso né solidarizzare. ciao
    e.

  6. bsq
    4 novembre 2006 alle 15:08

    Provocarti e darti contro poi…. Dài… Ci saremo incrociati dialetticamente non più di 4 o 5 volte…. Sei un personaggio pubblico, hai una forte personalità, ti piace combattere per le tue opinioni, devi accettarne tutte le conseguenze… 😉
    e.

  7. 5 novembre 2006 alle 01:24

    Caro Ezio, curioso che dici che non è in discussione l’eroismo di Saviano, dopo che hai cominciato la tua risposta a me indirizzata con le parole:

    E sia detto per inciso: Saviano non è un eroe. E’ uno che ha voluto conoscere.

  8. bsq
    6 novembre 2006 alle 09:31

    “conoscere” è l’obiettivo più nobile che possa darsi un uomo, un “intellettuale”. Questo mi interessa di Saviano. Che sia stato eroe o no mi interessa meno. Lo rispetto a prescindere dal fatto che il raggiungimento della conoscenza lo abbia fatto diventare un “eroe”. Ulisse è un eroe, ma solo perché ha voluto seguir vertute e canoscenza, non perché ha cecato Polifemo. Ergo per me l’eroismo di S. “non è in discussione”, letteralmente: cioè non è elemento di discussione.
    ciao
    e.

  9. utente anonimo
    6 novembre 2006 alle 11:04

    Nel commento però hai scritto:

    “Secondo me il racconto Gomorra è tutt’uno con la sua capacità eorica di entrare nel Sistema. Non si possono disgiungere, sono la stessa cosa.”

    Il che significa che discutendo della “conoscenza” di Saviano disucti anche del suo “eroismo”, perciç l'”eroismo” di Saviano tu, di fatto, lo stai “mettendo in discussione”.

  10. 6 novembre 2006 alle 19:09

    Caro Marco, motivo il mio giudizio di “cagata pazzesca” di sapore fantozziano: secondo me in un caso come questo, mettersi a disquisire su una parola vuol dire perdere di vista il senso dell’insieme, ed è un peccato. Gomorra è un grande gesto, ma perché mai noi saremmo inadeguati a giudicarlo? Perfino degli dèi, le storie le hanno scritte gli uomini. O stai forse dicendo che Saviano è oltre Achille, oltre Ermes, oltre il Fato stesso? E allora su di me che l’ho insultato scherzosamente più volte, che punizione orrenda scaglierà? 🙂

    Possibile che non trovi altre chiavi di lettura? Non mi sembri per nulla uno sprovveduto, tant’è che, come ti ho scritto, la domanda “perché lui si infiltra e la polizia no?” è una grande domanda.
    Tutto ciò per dire che secondo me il “per” di Moresco non dimostra un bel nulla.

    Io non mi sento affatto inadeguato a giudicare Saviano. E infatti l’ho fatto nella mia recensione. La sua “inderogabile necessità di raccontare” è eroica, per me, per gli stessi motivi che indica bsq. Anche se Saviano stesso non si sente, credo, un eroe.

  11. utente anonimo
    9 novembre 2006 alle 09:44

    scusate la latitanza. sono a Milano fino a venerdi e non posso seguire le discussioni e il / i blog in generale.
    Salut,
    ezio-bsq

  12. bsq
    11 novembre 2006 alle 14:53

    Marco, no. Non lo metto in discussione. Ma se vuoi posso metterlo in discussione.
    Bene. Da questo momento è in discussione.
    Che cosa aggiungo alla mia stima per l’opera di S. ora che ne apprezzo l’eroismo? L’uomo ne esce ingigantito? io ne esco ridimensionato? La polizia ne esce ridimensionata? Ma se il libro – fortunatamente per noi tutti – non fa che attingere alle preziosissime indagini della polizia, dalle intercettazioni ambientali, dai rapporti della DIGOS e della DIA? Certo, ne dà una lettura – che condivido – cirtica, o scoraggiata, o incazzata. Ma davero davero possiamo pensare che ciò che Saviano sa la polizia lo ignora? Le cose sono di una complessità spaventosa. Temo.
    A me basta che ci sia un libro che ne parli in questo modo, così dal di dentro. Così disperatamente e “debolmente” consapevole.
    e.

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