Cinquemila!

In America, nel 1999 sono stati pubblicati più di cinquemila nuovi romanzi. Cinquemila!  Sarebbe un miracolo se in un anno venissero scritti cinquecento romanzi pubblicabili. Sarebbe straordinario se tra questi, cinquanta fossero buoni. E sarebbe motivo di giubilo universale se cinque di essi – o anche uno solo! – fossero eccellenti.
Le case editrici pubblicano troppo perché editore dopo editore i bravi redattori sono stati licenziati o non sono stati sostituiti, e perché l’ossessione del giro d’affari ha sostituito la capacità di distinguere i libri buoni da quelli cattivi. Lasciamo decidere il mercato, sembrano pensare troppi editori, intanto facciamo uscire questa roba, si sarà qualcosa che funzionerà. Così fuori: partono per i negozi, entrano i cinquemila nella valle della morte senza avere un adeguato fuoco di copertura dai meccanismi pubblicitari. E’ un criterio incredibilmente autodistruttivo. Come disse Orwell nel 1936 – vedete che non c’è nulla di nuovo sotto il sole – "stanno uccidendo il romanzo a forza di urla." I lettori, incapaci di farsi strada nella giungla dei romanzi spazzatura, resi cinici dall’abusato linguaggio iperbolico di cui è infiorettato ogni romanzo, si arrendono. […] La sovrapproduzione e la montatura pubblicitaria provocano scarsità di lettori. Non è solo il fatto che troppi romanzi catturino troppo pochi lettori, ma il fatto che in realtà troppi romanzi fanno scappare i lettori. […] In questi ultimi tempi si sente molto parlare nell’editoria di un nuovo spirito improntato all’implacabilità finanziaria. Ma ciò di cui abbiamo bisogno in realtà è del miglior genere di implacabilità editoriale: di un ritorno al giudizio.

(Salman Rushdie, oggi sul supplemento Libri di Repubblica, estratto dal libro, di prossima traduzione in Italia: Superate questa linea. Corsivi miei)

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  1. 6 agosto 2006 alle 21:42

    qualche sera fa, sorprendentemente, ho trovato il buon Rushdie, su un divano, amabilmente (si fa per dire) intervistato da un ispirato Marzullo. La cosa che mi ha colpito di più è stata: “ho una certa età, ho imparato a non litigare più con nessuno”. Quanto al merito dell’intervista, a volte, sarebbe buono che i vari responsabili di collana si facessero una full-immersion in un remainders qualsiasi…cosi, tanto per vedere a cosa porta la qualità del loro lavoro.

  2. utente anonimo
    7 agosto 2006 alle 09:14

    carissimo,
    i Remainder sono i luoghi più tristi che io conosca, cimiteri esclusi (di cui peraltro sono parenti prossimi)
    ciao,
    ezio

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