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Al supermercato

Oggi pomeriggio sono entrato da Effelunga, quella di Largo di Torre argentina, o piazza Argentina, come viene più familiarmente chiamata.
Non dovevo comprare niente di particolare. Voelvo fare un giro e godere un po’ dell’aria condizionata.
Nel bancone centrale dove sono messi un po’ alla rinfusa i libri "consigliati" l’occhio mi è finito sulle pile di libri più venduti, e su quelle dei libri meno venduti. Ho letto i titoli, degli uni e degli altri e ho misurato la mia ignoranza. Visto che c’ero avevo deciso di comprare qualcosa. Ma non sapevo cosa. Avrei voluto imbattermi in un bel libro sconosciuto (e magari parlarne in Bottega); mi interrogavo su quali fossero alla fin fine i miei parametri di scelta, di fronte a libri di cui non ho mai sentito parlare. La quarta di copertina? Il risvolto? La prima pagina? L’eventuale fotografia dell’autore in quarta? Non saprei dire. L’intuito.

E mentre speravo di imbattermi in un libro che appartenesse a questa categoria ho cominciato a guardare i libri con più attenzione, chiedendomi quali fossero i parametri degli altri lettori.
Ad esempio la pila di "La vita davanti a sé", di Romain Gary era già dimezzata. Lo ha pubblicato Neri-Pozza (c’erano diversi romanzi pubblicati da Neri-Pozza). Perché sceglierlo? Su che basi? Chi lo aveva comprato perché lo aveva fatto?
E invece "La passione di Artemisia", di Susan Vreeland sembra interessare poco. Magari invece è un buon libro.
E di Thrity Umrigar avete letto nulla? La pila del suo "L’ora del tramonto" sembra intonsa. Nessuno lo ha comprato e, questo almeno è quello che ho pensato, nessuno lo comprerà mai. In tutte le Effelunghe sparse nel territorio patrio. Perché l’editore Neri Pozza lo ha fatto tradurre, ne ha comperati i diritti, lo ha stampato, insomma, poco, ma ci ha investito? Nella quarta lo strillo recita: "Un romanzo di incomparabile bellezza", Book passage. Puo’ essere che sia così. Ma io perché dovrei comprarlo e rischiare?
Andiamo avanti.
Andrès Trapiello, "Alla morte di don Chisciotte" ("uno straordinario romanzo di avventura", El Paìs). Venduto poco o niente, difficile stabilirlo (costa 18 euro).
Anthony Shadid, "Dove la notte non finisce", Piemme. Questo sembra che qualcuno lo abbia comprato, Chissà perché.
Hoda Barakat, "Lettere da una straniera", Ponte alle grazie (invenduto)..
Joanna Briscoe, "Vieni a letto con me". Questo, lo confesso, mi ha tentato. Nella quarta è riportato il giudizio di Jonathan Coe: "Un romanzo emozionante, una lettura che lascia con il fiato sospeso").
Ma perché no Trudi Birger, "Da bambino ho fatto una promessa", oppure James Howe, "Joe e basta". E se uno di questi fosse il bel romanzo sconosciuto di cui sono alla ricerca? Ma a parte me, che ho un motivo, diciamo così, "forte", quale lettore può essere incuriosito da "Joe e basta" di James Howe? o da "Padri", di Carlo Grande, o da "Le alpi di Kruger" di Christopher Hope, o ancora dal "Cammello e la corda", di Domencio Seminerio? (Sellerio. Quante copie venderà "Il cammello e la corda"? Me ne importa? Me ne deve importare?)

Poi mi sono detto che se non fossi impegnato nella titanica lettura di Horcynus Orca (al quale credo di poter affiancare solo cose molto brevi) uno di questi libri lo avrei comprato. Non riuscivo a staccarmi dalla loro solitudine, dalla loro inefficace richiesta di aiuto, di ri-conoscimento. Guardavo i nomi di questi autori, pensavo all’amore con cui editor, traduttori, tipografi, avevano lavorato alla buona riuscita del prodotto industriale-libro che ora avevo davanti agli occhi, totalmente inespresso, inutile, chissà, magari anche con ragione.
Ho pensato che avrei voluto comprarli tutti, se non fossi impegnato con le fere e le femminote. Ho pensato che sarebbe ora di leggere le cose che non legge nessuno.

Prima di andare via ho cercato di localizzare Gomorra, di Saviano.
Non l’ho trovato. Né fra i best-sellers, né nell’ordine alfabetico, né nei libri a vario titolo segnalati.
Non l’ho cercato e non ho chiesto. Non lo volevo comprare ora. Lo leggerò, ma non ora.
Sta di fatto. Non l’ho visto. Gomorra non c’è. O se c’è, chissà dov’è. Non fra Seminerio, Shadid e Trapiello.

Il tipo davanti a me, nella fila alla cassa aveva fra le mani il libro di Pulsatilla. A fianco a lui la sua ragazza lo pungolava: fa ridere, vero? E’ divertente. Ma tu non ridi mai! Si è lamentata dopo un po’.
Il ragazzzo ha continuato a leggere senza fare commenti fin quando non è stato il suo turno di pagare.
Mentre tiravo fuori il portafoglio (alla fin qualcosa ho preso: Escluso il cane, di Carlo D’amicis – perché? perché anni fa mi aveva incuriosito qualcosa che avevo letto a proposito del suo precedente Il ferroviere e il golden gol, che però non ero riuscito a trovare) con la coda dell’occhio ho notato una commessa che sistemava nella vetrina un qualcosa che non mi pareva proprio un libro, e di sicuro non era Gomorra. Di colore rosso, rosso amaranto. Di stoffa.
Quando sono uscito sono andato a controllare cosa fosse: la maglietta della Roma di Francesco Totti, con il numero 10 firmato. Originale, eh? Della stagione 2006-2007.

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Categorie:libri e dintorni
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