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Antonello realista, ovvero l’immagine pasoliniana

Vista la mostra di Antonello da Messina. In extremis (chiude i battenti il 25).

Velocemente un’impressione che mi farebbe piacere sapere se ha precedenti critici.

I ritratti di Antonello sono giustamente famosi per l’espressività accentuata, il "colore" caratteriale che riescono ad avere le facce dei suoi modelli.
Quello che mi ha più sorpreso sono stati in verità i quadri di argomento sacro, i quali denotano, direi a dispetto del Tema, la loro derivazione molto concreta e viva, anche questi, di "ritratti".
I volti del Cristo morente, o di San Sebastiano, o della stessa Madonna nella celeberrima Annunciata, lasciano trapelare in modo quasi impudico, la natura cruda, anagrafica, di uomini e donne impegnati in un compito molto al di sopra delle loro possibilità e certamente dei loro destini.
L’innocente popolinità di molte espressioni sembra vogliano ricondurre l’esperienza dell’arte a duro, concreto fatto di bottega piuttosto che ad allusioni ultraterrene.

N036_Ecce_Homo_NY24_EcceHomo_piacenzaN035B_Ecce_homo_NYNegli Ecce homo dipinti nel corso della sua carriera, in momenti diversi, l’impressione è che non si tratti di "raffigurazioni di Cristo" (quale, in verità, lo può essere?) ma, rinunciando alla mediazione convenzionale delegata alla percezione artistica, sia proprio il ritratto di Tizio e di Caio, pescatori di Milazzo, a cui un pittore un po’ strambo ha affidato il ruolo vicario, nientemeno, che del Salvatore del mondo.
Come gli sfondi rinascimentali che fanno da scenografia in tutti i quadri di argomentoSansebast_dettaglio religioso del rinascimento, così anche i volti dei personaggi rinunciano a fingere un realismo impossibile, a spacciarsi per altro da sé.

San Sebastiano, in particolare, pare essere davvero un ragazzo di strada (non so se di vita) a cui Antonello, come Pier Paolo Pasolini 5 secoli dopo, ha regalato una provvisoria-eterna santità. La bocca semiaperta, non dolente, ma in-dolente, la postura inclinata, appoggiata sul fianco sinistro che squilibra l’immagine prospettica con una punta di in-sofferenza, sembrano sottolineare come un impaccio, una difficoltà a calarsi nel ruolo, e la cosa sorprendente è che Antonello, anziché aggirare questa inettitudine, la rende immortale, la descrive, ne fa oggetto del dipinto.
Il ragazzo si offre per quello che è, con le sue mutande attillate, che sembrano essere state indossate per farci un bagno fra Scilla e Cariddi, e dopo essere sgattaiolato via dal letto della sua ragazza.

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Categorie:arte
  1. 19 giugno 2006 alle 23:12

    il punto sta lì, secondo me: veristicamente si tratta di volti “veri”, ma antonello trasforma il “vero” in una specie di “icona” di ciò che è chiamato a rappresentare. bartolomeo è bartolomeo, è proprio bartolomeo anche se sai che forse il modello era ciccio il fornaretto. come il cristo di pasolini.

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