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Main street / Sinclair Lewis

Per andare un po’ indietro, in cerca delle radici della narrativa novecentesca americana, ho cominciato a leggere questo libro, ormai fuori commercio, acquistato a 4 euro su una bancarella. E’ tradotto come La via principale, edito da BUR, non so in quale anno, perché non c’è scritto.

Mi è talmente piaciuto l’inizio che non sono riuscito a leggerne più di due pagine. Come come quando metti su un cd e la prima canzone è così bella che la senti 3 volte.

Questo è l’incipit di una sorta di introduzione:
"Questa è l’America:una cittadina di poche migliaia di abitanti in una regione di grano, di granturco, di cascine e di boschi.
Nel nostro racconto la cittadina è chiamata "Gopher Prairie, Minnnesota", ma la sua Via Principale è la continuazione di qualunque Via Principale di qualunque città (…).
La Via Principale è l’apice della civiltà. Perché questa Ford potesse sostare davanti al magazzino Bon Ton, Annibale invase Roma ed Erasmo scrisse nei chiostri di Oxford. Quello che Ole Jenson il droghiere dice a Ezra Stowbody il banchiere è legge per Londra, per Praga e per le inutilizzabili isole del mare (…)."

E questo quello del primo capitolo:
"Su una collina presso il MIssissippi, dove appena due generazioni prima si accampavano i Chippewa, la figurina di una ragazza si stagliava contro l’azzurro fiordaliso del cielo settentrionale: Ella non vedeva indiani, adesso: vedeva i mulini e le ammiccanti finestre dei grattacieli di Menneapolis e di St. Paul. Non pensava nemmeno alle squaw, ai trasporti merci da un fiume all’altro, ai mercanti di pelli yankees le cui ombre erano intorno a lei: stava pensando, a dire alla verità, a una tavoletta di cioccolata alla mandorla; al teatro di Brieux; alla ragione per cui i tacchi si consumano da una parte, e all’insegnante di chimica che aveva spalancato tanto d’occhi per la nuova pettinatura che le nascondeva le orecchie.
Un soffio di brezza, venendo da distese interminabili di campi di grano, gonfiò la sua gonna di taffetà in una linea così graziosa, così piena di vita e commovente bellezza che il cuore di un passante occasionale nella strada più in basso si strinse di rimpianto e di malinconia alla vista di quella precaria ebbrezza di libertà".

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Categorie:incipit, letture
  1. 7 marzo 2006 alle 14:17

    Bella la rima… “Blog senza qualita’ dove si parla di letteratura e varia umanita’ 🙂 un saluto…

  2. bsq
    7 marzo 2006 alle 14:22

    Guarda guarda… non l’avevo notato: settenario – endecasillabo – settenario. Ha un suo ritmo (involontario!)
    ciao
    ezio

  3. 7 marzo 2006 alle 15:26

    OT: segnalo il blog aperto http://www.primumvivere.splinder.com, di cui riporto il Manifesto, Chiunque lo condivida è invitato a diffonderlo e a seguire il blog; nel caso sia anche interessato a parteciparvi, può contattarmi su splinder.

    MANIFESTO

    Sul primo numero di Micromega del 2006 c’è un editoriale che, nel celebrare il ventesimo anniversario della fondazione della rivista, invita all’impegno civile tutti coloro che si riconoscono in una Sinistra che non ha scordato le sue Ragioni, e che intende riproporle alla sinistra dei partiti e degli apparati come armi per vincere la sfida elettorale e far rinascere la democrazia in Italia.
    Abbiamo fatto nostro questo appello, lo abbiamo adattato al nostro comune sentire, volere, pensare.
    Siamo una comunità di inguaribili dissidenti la cui bussola di valori è la coerenza del laicismo, l’intransigenza per la legalità e per i diritti di chi è Altro, la radicalità del pensiero politico e il primato democratico del dissenso su ogni sirena di pensiero unico, a partire da quello che ha portato a una globalizzazione sempre meno civile e sempre più infestata da crociati di Dio e di Mammona. Siamo persone che intendono coltivare – ciascuno a suo modo – l’impazienza della ragione, della libertà, della giustizia, dell’eguaglianza.
    Abbiamo sofferto il disagio per una sinistra “ufficiale” che quei valori – quelle Ragioni – sempre più spesso ha disatteso, contraddetto, e talvolta irriso. La conseguenza drammatica di questo disimpegno sul piano dei valori è stata l’incapacità di opporsi alla sciagurata avanzata del berlusconismo, che ha portato in pochi anni allo stravolgimento della Costituzione, al completo monopolio dell’informazione televisiva, all’affossamento delle libertà di tutti per mantenere i privilegi di pochi, alla delegittimazione della magistratura, alla recessione economica accompagnata dalla demolizione di quel residuo di equità che ancora traspare nelle sopravviventi istituzioni del welfare, e insomma ha ridotto a un cumulo di macerie la vita politica, democratica, economica e sociale del paese.
    Al punto in cui ci troviamo, liberare l’Italia da questo “Regime” è una priorità di carattere vitale. Primum vivere.
    Nessuna ripresa democratica è possibile se non si interrompe questa grave involuzione sociale dovuta all’offesa delle regole minime della democrazia, allo sfascio della cosa pubblica in nome di interessi privati e di malaffare che non esitano a servirsi dell’appoggio della destra eversiva e di persone imputate per collusione con la mafia.

    Per questo motivo il nostro impegno sarà di far vincere le prossime elezioni a questa Sinistra, a questo Centro-sinistra, pur con tutte le loro inadeguatezze. Per liberare il paese dalla sventura e dalla vergogna di farsi ancora una volta laboratorio mondiale di un nuovo esperimento liberticida – dopo quello funesto e ineguagliabile del ventennio fascista.
    Questo nostro impegno tuttavia fin da oggi (e più che mai da domani, se come speriamo ci saremo liberati) vuole essere inderogabilmente intrecciato al rilancio di “Giustizia e Libertà”, dei valori di una Sinistra libertaria sempre più necessaria e con la quale si incontra, non a caso, quella Destra liberale e civile (fortemente minoritaria, fatta da pochi individui) che non confonde libertà e privilegio.
    Di questo incontro gobettiano, politico e filosofico, oggi c’è più che mai bisogno per fare in modo che il 9 e il 10 aprile l’Italia si liberi dal Regime e rinasca dalle sue macerie.

  4. 8 marzo 2006 alle 18:28

    Si ma poi finiscilo, perché anche il resto è meraviglioso.

  5. bsq
    8 marzo 2006 alle 18:49

    Seia, sto andando avanti.
    e.

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