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Cose lette e viste

Sono successe un po’ di cose, ultimamente.

Ho finito di leggere I detective selvaggi (ci va o no la “s” in detective?) di Roberto Bolaño (qui le prime impressioni, pienamente confermate).  Bellissimo, straordinario monumento fragile alla vita fragile. Una cosa fra Cortàzar e Magnolia, Sergio Leone e Godard e Apocalipse Now, il cinema dei Coen… Elenco inutile di parentele culturali più o meno evidenti. Il libro, monumentale nelle dimensioni (847 pagine, seppure di Sellerio), lo è nelle ambizioni (riuscite) e nella profondità marcia cui attinge e nella quale sprofonda senza pietà, ma con uno sberleffo.

Poi ho visto alcuni bei film. Al cinema A history of violence, perfetta tragedia greca di Cronenberg, di un rigore formale pazzesco, una lucidità spietata (Ennio, se non lo hai visto, vacci).

In DVD il bel "Così fan tutti", un film francese del 2004 niente male.

I film francesi, lo sapete, sono di 3 categorie. I "polar" (gialli polizieschi); commedie ridanciane che non fanno ridere nessuno, se non i francesi della classe media; infine le commedie intelligenti – come questa – pieni di sentimento, arguzia, grazia, intellettuali, ragazze carine che stanno con uomini più grandi di loro, bistrot, ragazzi spiantati all’ultimo anno della scuola di giornalismo e così via. Il film in genere comincia a Parigi e finisce in campagna, dove un gruppo di amici intellettuali parla e parla e parla di politica, cultura sesso e cucina, bevendo buon vino e annoiandosi un po’. Il bello di questi film è che sono diretti, non cercano un’altra strada per arrivare al dunque. Non si costruisono una trama complicata da farcire con discorsi più o meno appropriati. Tematizzano la chiacchiera come elemento fondamentale della trama. Questo distingue il cinema francese (che produce film), da quello americano che è cinema. Quando il livello è alto (Truffaut, Malle, Rohmer e compagnia) il gioco è perfetto. Altrimenti rischia di impantanarsi negli sbadigli anchilosati in un mezzo sorriso di sbiadita partecipazione.

Scritto da Jean-Pierre Bacri e Agnès Jaoui (quest’ultima anche regista, mentre il primo ne è l’interprete principale) il film ha vinto premi qua e là (fra cui quello per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes) ed è molto misurato, divertente, con ottime caratterizzazioni di tutti i personaggi (ho trovato giusto un po’ fastidiosa la somiglianza del protagonosta con l’on. Bersani). Parla di scrittori senza cadere nel patetico o nel fasullo; si sostiene come una rete invisibile tessuta dai dialoghi senza perdere mai il delicatssimo punto d’equilibrio.

A dire il vero il ragazzo del posto dove l’ho noleggiato non mi aveva dato Così fan tutti, bensì Così fan tutte. Non essendo i dvd noleggiati racchiusi nel loro involucro originale, non mi ero accorto dell’errore, se non a casa appena messo nel lettore. Che ci fa Claudia Koll in un film francese?

Lo so. Avrei dovuto continuare a vederlo. Dieci secondi mi sono bastati. C’era la Koll, serafica, su un autobus pieno di  maschi che si toccavano le parti intime in modo compulsivo e demente.

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Categorie:cinema e film, letture
  1. 7 febbraio 2006 alle 19:23

    Il film lo volevo vedere ma come quasi sempre ultimamente ne attendo l’uscita in dvd perché preferisco le versioni originali sottotitolate. Non per snobismo o chic-ismo ma perché mi dan gran sollazzo.

    p.s. C’è qualche novità.

  2. bsq
    7 febbraio 2006 alle 20:41

    Accidenti.
    Pero’ aumenta il font, se ci riesci, non si legge un acckha.
    e.

  3. 7 febbraio 2006 alle 20:56

    Uh, davvero? Ma è più chic così xx-small.

  4. utente anonimo
    8 febbraio 2006 alle 11:46

    Qualcosa in più su Cronenberg? Cioè, concordo in pieno con quello che dici, però dilungati, divaga. Che si insinui un paragone, ad esempio, con quella tragedia finta che è Match point.

  5. bsq
    8 febbraio 2006 alle 13:22

    Prima voglio vedere Match Point.
    e.

  6. 9 febbraio 2006 alle 15:10

    Il film di Cronemberg l’ho trovato noioso per buona parte. Poi lui diventa un ninja e scatena la guerra a a casa del nemico (proprio come Schwarzenegger in Commando, ma a mani nude) e diventa comico.
    Molto meglio Così fan tutti.

  7. bsq
    9 febbraio 2006 alle 18:42

    Dipende dai punti di vista. A me, che sono strabico, sono piaciuti entrambi.
    (il tizio, per la cronaca, non diventa un Ninja, è un Ninja, a riposo, ma Ninja.
    ezio

  8. 10 febbraio 2006 alle 08:48

    Ecco! Non diventa un ninja, ma è un ninja! Allora sì, mi è piaciuto tantissimo.

  9. 10 febbraio 2006 alle 11:20

    Non scherzate coi ninja ché vi fanno il culo.

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