Home > a fari spenti > Minima aesthetica

Minima aesthetica

Durante le vacanze ho pensato queste cose:

1) La qualità non ha forma. Ovvero:
    1.1) La qualità stabilisce la congruità della sua forma, e
    1.2) La forma non è sufficiente a determinare la qualità e, en passant,
        1.2.1) Non esistono elementi oggettivi per determinare la qualità, esistono rapporti.
2) Ogni forma nuova non distrugge le precedenti.
3) La forma che non si aggiorna tuttavia inficia automaticamente il postulato 1.1

Un esempio nell’ambito musicale può rendere l’idea.
Non è proprio accettabile che uno scriva come Beethoven, e neppure come Mahler. Chi lo facesse non è giudicabile in base alla minore o maggiore (di che?) qualità, ma in base alla discriminante del postulato n. 3: di fatto non è neppure giudicabile. Una musica che fosse scritta come Beethoven si chiama fuori dal giudizio estetico.
Tuttavia è possibile scrivere musica tonale? E’ possibile, malgrado nel frattempo si sia scritta musica atonale e dodecafonica.
Si può scrivere musica dodecafonica come Stockhausen? La risposta è più diffiicile (almeno per me), ma tenderei a rispondere: no. Non dopo 50 anni. E’ come se al tempo di Beethoven qualcuno avesse scritto come Alessandro Scarlatti.

Annunci
Categorie:a fari spenti
  1. 5 gennaio 2006 alle 12:40

    Hai veramente una visione molto novecentesca dell’estetica. Mi sembri, sia detto senza offesa, legato a una visione di “progresso”, di “evoluzione” nell’arte, che specialmente in ambito musicale ha fatto il suo tempo: “Nell’arte, un progresso inteso come miglioramento non esiste”, scrive Ottó Károlyi ne “La grammatica della musica: la teoria, le forme e gli strumenti musicali” (Einaudi, a cura di G. Pestelli). Vi sono in musica opere recenti, importantissime, che sono quasi un calco di opere del passato: come la suite “I misteri dei giardini di Compton House”, di Michael Nyman, che è in larga parte un’imitazione di Purcell; o opere importanti del passato, come il Concerto italiano di Bach, che sono quasi un plagio di autori precedenti (in quel caso, Vivaldi).

  2. bsq
    5 gennaio 2006 alle 12:47

    Mah, non credo che la tua lettura sia corretta. Non del tutto. Il presente, ho detto, non cancella il passato. Non sono un evoluzionista assoluto: tant’è che ho detto di trovare perfettamente legittima la musica tonale. Io penso che esista un dialogo fra passato e presente. Una musica che oggi fosse il calco perfetto di una musica ottocentesca però che senso avrebbe? Il dialogo (vedi Stravinskij) è un’altra cosa. Ci sono 2 che parlano, e non uno che parla (il passato) e l’altro che ripete a pappagallo.
    ciao

  3. 5 gennaio 2006 alle 17:08

    salvo eccezioni (ma davvero eccezioni, e pure quelle) ogni manifestazione artistica ha sempre (anche negandola) tenuto conto di precedenti manifestazioni artistiche. poi si può dire con bourdieu che la letteratura e altre manifestazioni artistiche vanno considerate in funzione di costrizioni, determinazioni ecc che dipendono dall’epoca e dal potere espresso da tale epoca. certo è che se oggi un pittore si presenta con quadri che riportano a jusep de ribera qualche risata ai critici scapperebbe.
    il problema è, per me, il fatto che nessuno più sta uscendo fuori in pittura, per rimanere in argomento, riuscendo a fare quello che aveva fatto ribera, o caravaggio secoli fa. non quindi un nuovo caravaggio, ceh sarebbe come dice BSQ impossibile e inutile, quanto un altro caravaggio, un altro pittore in grao di essere il caravaggio dell’oggi.
    saluti
    melpunk

  4. 9 gennaio 2006 alle 14:49

    cito un luogo comune, ma secondo Borges, il Don Chisciotte di Menard è diverso (forse migliore) da quello di Cervantes, pur essendo identico, anzi: in quanto identico.
    Un’opera che fosse “un calco di un’opera del passato” ne sarebbe proprio per questo diversissima.

    imo, il fatto che non si vada avanti non significa che si possa tornare indietro (un’impossibilità elide l’altra)

    p. es. è vero che nymann usa i moduli di purcell ma, a parte che li inserisce in una struttura iterativa del tutto differente – la cui genesi tardonovecentesca dialoga con le forme del suo passato, dal romanticismo, al suo rifiuto, al rifiuto del rifiuto… – proprio il fatto che scelga di citarli ne traccia la distanza, cioè la relazione. Cosa diavolo sia questa distanza, cioè cosa sia una relazione col proprio passato è la domanda

    quando bsq sostiene che rifare il passato è fuori dall’estetica, credo si riferisca piuttosto al kitsch, cioè all’aspirazione al bello mutuata su moduli assunti inconsapevolmente come assoluti (cioè, proprio il contrario dell’operazione di nymann, che è consapevole – nei limiti fisiologico in cui un artista può essere consapevole del senso che attribuisce all’uso di determinati forme o contenuti)

  5. bsq
    9 gennaio 2006 alle 16:53

    Sì, b.george, intendevo dire quella cosa lì. La non consapevolezza del “dialogo”.
    ciao

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: