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Roth, Steiner, Lavagetto e Nazione Indiana

Tout se tiens!
La bella intervista a Philip Roth pubblicata ieri su Repubblica (che non ho sottomano, e che non trovo disponibile né sul sito del giornale, né nella Rassegna stampa della Camera), Roth, che evidentemente legge Nazione Indiana, torna sull’argomento steineriano della perniciosità della critica e auspica, come Steiner – non citato peraltro – che il lettore si trovi a tu per tu, solo e libero, con i libri da leggere, senza mediatori inopportuni. Lo fa con grande enfasi, come uno che torni su un argomento che gli stia molto molto a cuore, e gli leva il sonno.
Nel post citato, Andrea Inglese auspicava – in modo paradossale – che oltre che la critica si zittissero anche i cosiddetti lit-blog, i blog dove si chiacchiera amenamente di letteratura, come Nazione Indiana, appunto.
Io stesso, ancora prima, su L’arte di leggere, avevo auspicato che il rapporto lettore-autore tornasse ad essere quello che era sepre stato: un rapporto silenzioso e magico, all’interno del quale ognuno mantenesse le proprie posizioni, di reciproca dipendenza.
L’obiezione di Lavagetto a Steiner è che un mondo senza critici collasserebbe su se stesso, imploderebbe, privato di strumenti indispensabili a formare il giudizio storico. Annegherebbe nel proprio eterno presente.

Ma cos’è questo bisogno ansioso di storicizzare, di salvare, di ricordare? possibile che la cultura non riesca a emanciparsi dal Romanticismo? Possibile che il rapporto fra arte e fruitori dell’arte debba continuare ad essere spiegato? Omero è stato tramandato dalla critica? La chanson de geste ha goduto di popolarità perché il Bolletin de la Chanson d’Oc et d’Oil ne analizzava contenuti, strutture narrative, possibili rimandi? Totò è stato il più grande comico italiano perché lo ha stabilito Cinecritica?

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  1. 22 dicembre 2005 alle 13:22

    Caro Ezio, credo che la verità stia nel mezzo (come sempre). E, in ogni modo, un mondo privato, per azione di magia, di ogni critico circolante, si ripopolerebbe entro poco tempo, perché l’essere umano non è capace di non storicizzare, salvare, ricordare. Basta guardare ai margini di un cantiere stradale: è sempre pieno di gente che sa cosa fare meglio di chi lo sta facendo.
    Mauro

  2. utente anonimo
    22 dicembre 2005 alle 13:30

    L’ultima frase mi ha fatto sorridere. Se ne avessi il tempo, guarderei gli operai incantata perchè la loro attività e le loro competenze mi sono totalmente estranee (quando, come ieri, taglio un foglio di carta di regalo non ottengo mai un rettangolo).

    Cristina

  3. bsq
    22 dicembre 2005 alle 13:55

    Mauro, ti confesso un piccolo segreto: lo so che la verità sta nel mezzo, e ho sempre cercato di difendere questo basilare principio (e fine: di ogni discussione). Ma poi ho scoperto che per fare discutere su un argomento conviene schierarsi, anche se non si è convinti di quello che si sostiene: non è quello in gioco.

  4. 22 dicembre 2005 alle 16:48

    Ezio, lo immaginavo.
    Mauro

  5. 28 dicembre 2005 alle 15:05

    uhm, ho il sospetto che tu abbia equivocato l’opinione di andrea inglese, che piuttosto si associa a lavagetto nel deprecare il mero rapporto “di gusto” con i testi. mi sembra.

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