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Qualità della vita

Il Sole 24 Ore stila le sue consuete classifiche sulla qualità della vita nelle città italiane (la notizia la riporta, fra gli altri, la solita Repubblica.it).
Ai primi posti troviamo l’intero nord-est, in tutte le sue più noiose manifestazioni: il primo posto di Trieste è  senza dubbio indice di una particolare predilezione per l’ozio più assoluto da parte degli estensori dei requisiti. Ho trascorso a Trieste (e a Udine) le ore piu’ noiose della mia vita, quando ero solda’.

Che dire del terzultimo posto di Palermo (seguita solo da Agrigento e Vibo Valentia e preceduta da Catanzaro, Bari, Lecce, Foggia, Trapani e Catania….)? Mi indigna, anche se probabilmente ammetto che non ci andrei a vivere. Pur amandola. O meglio: ci andrei a certe condizioni (ora sarebbe lungo elencarle, ma ne dico una a puro titolo esemplificativo: se potessi aprirvi una libreria o una qualunque altra attività culturale remunerativa – mi rendo conto dell’ossimoro).
Ma non andrei a vivere neppure a Trieste. Per nessuna ragione al mondo e a nessuna condizione. Per carità, amici triestini: nulla contro di voi. Non sto dicendo che Trieste fa schifo (la città è bellissima), non si tratta di questo. Si tratta che.. o beh, è una lunga storia…
Per non dire di Gorizia (da dove chiunque non sia ubriaco scapperebbe a gambe levate dopo dieci minuti morto di pizzichi, come successe a me, accerchiato da bande di vecchi Alpini ciucchi il giorno del loro tradizionale e simpaticissimo raduno), classificata al secondo posto, e per tacere di Belluno (terza), dove la movida locale, nota e invidiata in tutto il mondo, non fa davvero per me, che cerco pace e tranquillità.
Ecco: finalmente al quarto posto trovo il posticino che fa per me: aria pulita, gioia di vivere impressa a caratteri indelebili sulle facce della gente, parchi pubblici, clima mite, conflitti sociali ridotti a niente: Milano.
Sì, penso proprio di trasfermici.

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Categorie:discorsi, italia
  1. 19 dicembre 2005 alle 12:32

    Mi chiedo quali siano i parametri usati per stilare la classifica..

  2. utente anonimo
    19 dicembre 2005 alle 15:09

    Per quanto riguarda i parametri usati per stilare la classifica, essi sono noti così come sono note le aree che dovrebbero rappresentare.
    I problemi legati a questo tipo di indagine empirica sono invece: a) la scelta delle variabili; b) la misurazione di alcune variabili, specie quelle qualitative; c) la costruzione di un indicatore di sintesi.

    Bene, bene, Bsq, vieni in Lombardia: non è né meglio né peggio di tanti altri posti. Io avrei tante idee su dove trasferirmi, anzi su dove trascorrere un pò di tempo. Ti evito l’elenco…

    Cristina

  3. 19 dicembre 2005 alle 15:55

    Trieste è uno di quei posti ove sogno sempre di trasferirmi, come ad es. Vienna, Zurigo, Basilea, Copenaghen, Cherbourg. Mi attraggono immensamente.

  4. 19 dicembre 2005 alle 15:56

    Vabbè, era Copenhagen. Ci siam capiti.

  5. 19 dicembre 2005 alle 16:23

    Io sono triestino (emigrato su quel ramo del lago di … anni fa) e credo sia una delle più belle città d’Italia, ma ahimè anche una delle più noiose (sotto qualsiasi aspetto). Unica eccezione: l’estate e il mare!

  6. utente anonimo
    19 dicembre 2005 alle 16:44

    Il ramo orientale? Quello occidentale è più bello, a mio parere.

    Cristina

  7. 19 dicembre 2005 alle 19:41

    Ezio, se sono posti dove la gente preferisce non andare, vuol dire che ci abitano sempre e solo i soliti. Pochi, magari. Vuol dire contatto umano, meno code, vita regolata secondo ritmi consueti. Un popolo di pantofolari.
    Da qui l’alta qualità della vita.
    O no?
    Mauro

  8. 20 dicembre 2005 alle 09:10

    Il fatto è che, scherzi a parte, indagini di questo tipo hanno senso solo se i criteri adottati per stabilire il grado di “vivibilità” vengon resi espliciti: perché il termine “più vivibile”, buttato lì, non è che significhi molto.

    (Cisterna è un scelta di compromesso, però non è malaccio. C’è di peggio insomma)

  9. 20 dicembre 2005 alle 11:46

    Non scherziamo. La noia è dentro di noi non fuori. Preferirei un milione di volte annoiarmi a Gorizia piuttosto che a Enna.

  10. 20 dicembre 2005 alle 12:42

    O Ennio, e perché a Enna no?
    Mauro
    (A Enna ci si annoia poco, peraltro: si perde tanto tempo a cercare un parcheggio che non se ne ha il tempo)

  11. 20 dicembre 2005 alle 12:54

    Prima di tutto perché Ennio di Enna sembra una battuta di Ezio Greggio.
    Secondo poi perché il cliché vuole che nel Nord i servizi siano più efficienti e che ci sia maggiore facilità occupazionale. E i cliché sono più reali della realtà.

  12. 20 dicembre 2005 alle 13:40

    Occupazionali? Ma perché, lavorare aumenta la qualità della vita?
    Mauro

  13. bsq
    20 dicembre 2005 alle 14:33

    Noddici sono, Mauro. Dì alla tua “dolce” metà di confezionargli un pacchettino di sappiamo noi cosa; o si facciano un giretto dalle parti di Piazza Don Bosco a Palermo (dove è sito il Bar Alba), dove sono stati visti giovani medici brianzoli e bergamaschi sdraiarsi per terra e urlare “voglio morire qui, strozzato da un cannolo” (alle nove della mattina).
    Lo so, sono piccolezze e anche folkloristiche, forse sarebbe meglio vantare altre qualità… ma quali? Non per niente questo è un blog “senza qualità”. Senza le qualità ricercate dal Sole 24 Ore.

  14. 20 dicembre 2005 alle 14:58

    Mauro: non è che la aumenta, la permette.

  15. 20 dicembre 2005 alle 15:06

    E Lodi? A che punto della classifica mi è?

  16. bsq
    20 dicembre 2005 alle 15:16

    Lodi, vuoi dire “Italia”, in accordo con le ambizioni di Fiorani, onusto concittadino… Non classificata. Credo.

  17. 20 dicembre 2005 alle 17:17

    Fiorani è uno stalker.

  18. 20 dicembre 2005 alle 17:57

    @ Cristina: no,no,quello occidentale.

  19. utente anonimo
    20 dicembre 2005 alle 20:22

    Ah, che coincidenza, anch’io…ma non è importante, ero solo curiosa.

    Qualcuno (ehm), invece, insiste sulla superiorità del sud sul nord mentre a me ogni posto tranquillo e particolare piace, non importa dove si trovi. Ad esempio, ho trovato molto suggestiva la descrizione di Cisterna (LT).

    Cristina

  20. bsq
    21 dicembre 2005 alle 09:34

    In un commento che il gestore del blog (cioè io medesimo) ha cancellato, scrivevo che le mie origini (sicule-normanne) mi consentono di apprezzare tanto le brume del nord quanto la luce accecante del sud. Dicevo anche qualcosa riguardo i criteri con cui vengono stilate queste liste. Non mi mi piacciono anche se sono grato alle menti acute di chi le ha congetturate, perché risvegliano in me l’antico veterocomunistameridionalista che giace sopito da qualche parte, sotto sotto, ma vigile, nel suo dolce saporoso stato onirico.

  21. 21 dicembre 2005 alle 10:02

    Ora, in verità, qualsiasi siciliano abbia la ventura di vivere e lavorare a Nord del Tevere, se ne torna dai genitori, per le vacanze estive, vantando l’ordine e la pulizia della patria adottiva e declamando per ogni bar e a ogni amico d’infanzia: “Qua non ci potrei più vivere”.
    E io li odio tutti. Simpaticamente, ovvio. Ecco, li prenderei a ceffoni con la parte convessa di una pala da muratore. Simpaticamente, ovvio.
    Alla fine dei conti sembrano essere la dimostrazione matematica di un solo e preciso concetto: la Sicilia avrebbe una qualità della vita perfetta se solo non fosse abitata dai siciliani.
    Vanno via, trovano lavoro altrove, ritornano e costruiscono graziose case abusive per l’estate. Perché – quando parlano col collega di Monza – “hai voglia a girare il mondo. Il paradiso è in Sicilia”.
    I momenti migliori della Sicilia hanno coinciso con periodi di governo straniero: Federico II e coloni greci in testa.
    Per cui, spontaneamente, mi sale alle labbra un appello disperato. Aiutateci a migliorare la nostra qualità della vita. Non lasciateci a noi stessi: occupateci!
    Mauro

  22. 21 dicembre 2005 alle 12:15

    Il discorso che fanno i siciliani che vanno a Monza è lo stesso che fanno molti italiani che vanno all’estero.

  23. utente anonimo
    21 dicembre 2005 alle 12:20

    La mia regione di nascita/residenza non fa parte della mia identità mentre per voi non è così, altrimenti non vi definireste esplicitamente “siciliani”.

    Cristina

  24. 21 dicembre 2005 alle 12:53

    Sì come no.
    Ma è vero che a Mantova si mangia meglio che in qualsiasi altra città italiana? Mi è arrivata questa voce (e sarei portato a crederci) ma vorrei una conferma da qualcuno.

  25. bsq
    21 dicembre 2005 alle 14:15

    A mantova, nel lontano 1986 mangiai come non ho mai più ,angiato in vita mia. Ma per dovere di cronaca mi preme sottolineare che ero ospite del Comune che portò me, ed altri invitati, in quelli che al tempo enivano indicati come 2 fra i primi 5 ristoranti italiani.
    Ritengo che quando ti puoi permettere di mangiare in uno dei primi, diciamo venti, ristoranti italiani mangi come non ricordi di avere mai mangiato.
    Per sapere se si mangia bene si dovrebbero provare un po’ di trattorie e valutare. La prova trattoria l’ho fatta per esempio a Parma e anche lì ho mangiato divinamente.

  26. utente anonimo
    21 dicembre 2005 alle 14:26

    Figurati come mi sento a leggere queste parole quando l’unica cosa che ho potuto mangiare oggi è stata un insulso toast. Potrei addentare una persona in questo momento.

    Cristina

    …però poi perderei la linea

  27. bsq
    21 dicembre 2005 alle 14:39

    Io invece ho appena finito il classico – un po’ Camera caffè – pranzone prenatalizio.
    Lenticchie e slasiccia, varie crepes, torte rustiche, mousse di cioccolato eccetera eccetera eccetera…..
    🙂

  28. utente anonimo
    21 dicembre 2005 alle 14:51

    Nooooooo…

    Mi manderesti qualcosa immediatamente come dimostrazione di amicizia e solidarietà verso una persona che praticamente non mangia da ieri sera?

    Cristina

  29. 21 dicembre 2005 alle 14:52

    Parto per Mantova ciao.

  30. 21 dicembre 2005 alle 16:13

    @ Cristina: “La mia regione di nascita/residenza non fa parte della mia identità”. Non lo so, Cristina. Per essere vero anche il luogo dovrebbe essere privo di identità
    @ Ezio, Ennio, ancora Cristina: oggi, con la mia signora, impegnata in preparativi prenatalizi, la pausa pranzo è trascorsa da Nino, specialità carne, dove il pasto è stato ottimo, abbondante, ancorché intervallato da reiterate richieste al cameriere perché si decidesse ad approvigionare il tavolo di acqua, olio e sale per l’insalata, pane, tovaglioli, caffé, conto. Pare, infatti, che Nino ritenga sufficiente cucinare per i suoi clienti, mentre ha dimenticato di mettere a punto alcuni dettagli del servizio. A sala vuota – meno noi – ho provato l’imbarazzante sensazione di stare sulle palle al cameriere, che insisteva a rivolgere lo sguardo altrove mentre io m’industriavo per richiamare la sua attenzione. Nemmeno quando sono andato a pagare il conto (alla cassa e a Nino in persona), ho avuto il piacere di vedere il colore degli occhi del mio interlocutore.
    Comunque tutto bene. Ah, non cercate Nino nell’elenco dei migliori 20 ristoranti d’Italia, perché credo abbiano dimenticato di inserirlo.
    Durante il pagamento.
    Nino è alle prese con un nuovissimo aggeggio elettronico che trasforma per miracolo le comande in calcoli e fatture.
    Dice: – “Ha preso l’arrosto lei?”
    Io, con l’aria dello studente all’esame: – Ehm, sì
    – E che arrosto era?
    Io, esitante: – Eeeh… Non lo so. Di vitello?
    – Franco, che arrosto ha preso il signore?
    Franco: – DUE arrosti. Bistecca.
    Nino a me, con aria di rimprovero: – Erano due arrosti. Due bistecche.
    Così sono tornato sl posto di lavoro con la spiacevole sensazione di aver tentato la truffa ai danni del povero Nino.
    Mauro

  31. 21 dicembre 2005 alle 16:47

    È il sogno della mia vita vivere in un luogo del tutto privo di identità.

  32. bsq
    21 dicembre 2005 alle 16:54

    Cristina, ho provato a spalmare la mousse di cioccolato sul piatto dello scanner, ma l’effetto ti garantisco non è stato pari alle aspettative.
    e.

  33. utente anonimo
    21 dicembre 2005 alle 17:02

    A dire la verità, mano a mano che passano le ore, ho sempre più fame di cibi consistenti. Le lenticchie vanno benissimo, magari con l’ossobuco e il puré (dimmi, al centro-sud si usa mangiare il puré?).

    Cristina

    PS- Che caratteristiche ha un luogo privo di identità?

  34. 21 dicembre 2005 alle 22:08

    Nessuna caratteristica.

  35. utente anonimo
    21 dicembre 2005 alle 22:27

    Allora potresti fare un esempio?

    Cristina

  36. bsq
    22 dicembre 2005 alle 09:19

    Non vorrei offendere nessuno, e non so cosa intendesse Ennio, ma “Frosinone” per me è un luogo senza alcuna identità. Ora, per carità, i frusinati non se la prendano.

  37. utente anonimo
    22 dicembre 2005 alle 09:40

    Grazie per l’esempio, Bsq. Credo di aver capito. Vorrei fare un esempio anch’io riferito alla Lombardia ma: a) non sono coraggiosa come te e non voglio discutere con anonimi che potrebbero offendersi; b)non conosceresti i luoghi che cito (ad esempio, io a Frosinone non ci sono mai stata).

    Cristina

    PS- Ieri sera, arrivata a casa, ho cucinato un cotechino col puré e me lo sono pappato con grande gusto. Mi avete ispirato voi!

  38. 22 dicembre 2005 alle 10:15

    No Ezio, Frosinone ha addirittura un centro storico abbastanza armonico. Non va bene.
    E nemmeno Latina va bene se qualcuno sta per citarla. Bisogna pensarci meglio. Forse Minsk.

  39. bsq
    22 dicembre 2005 alle 10:29

    Complimenti! Adoro il cotechino (preferiso lo zampone, però). Io invece per rimediare agli stravizi del pranzo, dopo la settimanale dose di calcetto ad una temperatura di -2°, ho mangiato broccoletti e Stracchino Galbani, e una mela.
    A proposito: Il puré si mangia eccome nel centro sud, in diverse varianti: morbido, coeso, fatto con la polverina “Cameo”, con le patate vere, ottenuto con la semplice pressione della forchetta sulle stesse, dopo averle lessate of course, o per azione triturante azionata da dispositivi meccanici ed elettrici. Il puré puo’ eventualmente tramutarsi in “Gattò” qualora venga composto in una grande teglia, farcito a gusto del cuoco (pezzetti di salame, di mortadella, di salsiccia, ragù e piselli) messo in forno dopo essere stato cosparso di pangrattato (indispensabile per la crosticina come ognun sa), e avervi praticati qualche decina di buchi con il dito indice , o pollice, per consentire un migliore passaggio dell’aria calda, indispensabile per la buona cottura.
    Di tutti questi passaggi l’unico di cui io sia veramente esperto è l’ultimo, quindi non chiedetemi altro (tempi di cottura eccetera). Buon appetito.

  40. bsq
    22 dicembre 2005 alle 10:30

    Su Latina sono d’accordo. Catanzaro Lido?

  41. 22 dicembre 2005 alle 10:42

    Ci siamo quasi, lo sento.

  42. utente anonimo
    23 dicembre 2005 alle 16:09

    Segnalo una bella intervista a Vincenzo Consolo, sul Corriere del 14 dicembre. Tra le altre cose dice:
    – Per me “sicilitudine” è un vocabolo assolutorio e lacrimevole e io non accetto l’eterno mito della Sicilia afflitta da chi sa che cosa, aborro il colore e il folklore che sta dietro a questa idea –

    Cristina

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