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Mistero senza fine bello

Ma sì, buttiamola in caciara…

Sere fa, a tavola, dopo la consueta, settimanale partita di calcetto, si parlava di donne.
Che dovrebbero fare quattro stanchissimi ultraquarantenni, davanti a un bicchiere di birra e un piatto di “gricia”, dopo aver esaurito ogni altro argomento possibile? (vale a dire Berlusconi, Rutelli, Veltroni – inseriti in un unico filone di improperi variamente motivati – e la Roma, nel senso di Associazione Sportiva – in altri tempi si discuteva di filosofia del diritto, di storia dell’arte, di libri e di cinema, ma stiamo diventando vecchi).
Non so come siamo finiti a parlare di donne. Forse perché dietro di noi non avevamo fatto a meno di notare una tavolata di circa 12 donne (insegnanti, ritengo di poter dire)? Forse perché ognuno di noi aveva un motivo, un rancore, un rifiuto che coltivava inconfessato e inconffessabile?
Chi lo sa.
Sta di fatto. La tesi, condivisa da noi tutti (e che quindi non ha dato adito a nessuna memorabile discussione, ma a quattro franche risate condivise) era la seguente: fermo restando che i qui presenti si prounciano ora, e sempre si pronunceranno contro qualsivoglia vessazione, o discriminazione sulla base del sesso, della razza, del censo, della passione calcistica e politica, e che quindi ritengono inaccettabile, secondo un principio di buon senso (quante volte disatteso, signora mia), che ancora nel 2005, quasi 6, a una donna (e a  un uomo di colore, a un povero, a un laziale o a un comunista) possa  venire negato l’accesso a posizioni di alta responsabilità, a cariche sociali, candidature alle elezioni;
ritengono tuttavia, i qui convenuti, che, ad oggi, novembre 2005, non si è mai veduta, e forse mai si vedrà, una donna che, arraffata una poltrona di responsabilità, di comando, si sia comportata meglio di un uomo, per il  solo fatto di essere donna.
E pertanto chiedono imploranti, in primo luogo ai membri (ops) della fazione politica cui con molti distinguo dichiarano, talvolta obtorto collo, di aderire, cioè il centro-sinistra, di farla finita con la cultura della “marcia in più”, della “differenza”.
Basta. Diciamo basta alle discriminazioni e alle controdiscriminazioni, a questa retorica, a questa favola della donna brava perché sensibile… Per pietà. Basta.

Un amministratore delegato è un amministratore delegato, con o senza l’apostrofo. Un dirigente è un dirigente, con o senza a. Un direttore amministrativo è un direttore amministrativo anche se è -trice.
Il potere è il potere, ragazzi.

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Categorie:discorsi
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