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Mi piacerebbe

Linea ferroviaria regionale FM3 Roma-Viterbo, Stazione Appiano, ore 19 e 30. Sulla banchina non c’è quasi nessuno. La stazione è al coperto, come una metropolitana. In più è sospesa su un ponte, che passa sopra la strada in fondo alla quale c’è la scuola di mio figlio.

Un ronzio di fondo dell’impianto di areazione, e delle scale mobili.
Nel marciapiede di fronte un ragazzo dall’aria appesantita dalla stanchezza, con un passo sblianciato sulle punte, un badge identificativo attaccato al bavero della giacca e una cartellina in mano va su e giù, lentamente, con l’aria di chi non sappia bene dove andare, ma che un obiettivo comunque ce l’ha. Non ha il passo di chi va su e giù per ingannare l’attesa, ma di chi stia lentamente guadagnando l’uscita.
Invece va proprio su e giù.
Mi piacciono le scritte appese alle pareti curve della stazioni. Fondo blu, un bel blu, e scritta bianca. Mi piace il carattere scelto, rassicurante, moderno. Mi piacerebbe sai cosa? Essere il tizio che ha montato tutti i cartelli blu. Mi piacerebbe essere lui il giorno che ha finito di attaccarli alle pareti, che ancora non passavano i treni e non c’erano passeggeri. Si è voltato indietro e li ha visti tutti dritti, pronti ad entrare in funzione. Un’opera compiuta e ancora inutile. L’uomo, ne sono sicuro, ne ha apprezzato la riuscita estetica.
Ma forse mi piacerebbe di più essere il tipo che ha scelto quel particolare font. Un grafico giovane. Aveva con sé una cartellina piena di prove, di variabili. Ma quello era il suo preferito. Mi piacerebbe essere lui, ma non nel momento in cui il font è stato approvato dal management, ma a cena, quello stesso giorno, quando con gli amici parlava di un recente viaggio in India, o in Irlanda, ma dentro si sentiva un senso di pienezza, di cosa finita, di prospettive concrete, tangibili, un’eccitazione conclamata e modesta.

Il ragazzo, sulla banchina di fronte, intanto ha avvicinato un uomo seduto sulla panchina e gli fa “Buonasera, sono della RFI, stiamo conducendo un’indagine sulla soddsfazione dell’utente su questa linea, posso rivogerle alcune domande?”
L’uomo si schermisce, avrà cinquant’anni, l’aria di chi non vuole seccature, ma mette su un sorriso di uomo simpatico: “No, guardi, io no prende questa linea altre volte, solo oggi poi mai più prende.”
Il ragazzo lo ringrazia senza scomporsi e continua a camminare avanti e indietro, sbilanciato sulle punte. Sulla banchina non c’è nessun altro, oltre a loro due. Cerca di restargli lontano. Se si avvicinasse ora sarebbero costretti  a salutarsi con un cenno del capo e un sorriso, o addirittura parlarsi, dirsi delle cose non previste dal questionario sulla soddisfazione dell’utente, oppure ignorarsi come se non esistessero l’uno per l’altro, come se lui non gli avesse mai rivolto la parola.
No, lui forse non vorrei esserlo. Ma in fondo chissà. Non so cosa mi perdo.

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Categorie:testi
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