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Il Grande Equivoco

Da dove ha orgine l’ “ingerenza” delle autorità della Chiesa cattolica nella vita civile di uno stato sovrano, come l’Italia o la Spagna?

Da un grande equivoco. Il Grande Equivoco.
L’equivoco è quello di prendere per buona la Storia. Almeno quella europea, dico.

Il discorso è lungo. In sintesi: la famosa faccenda delle “radici cristiane” dell’Europa non è ovviamente campata per aria. L’Europa si è costituita cristiana nel corso dei secoli. Ma a che prezzo? attraverso quali passaggi storici?
E per “prezzo” non parlo delle vite umane sacrificate per ottenere un risultato: da una parte o dall’altra.
Parlo della perdita di valore intrinseco.
Il prezzo è stato quantificato. Da Giovanni Paolo II che ha chiesto perdono. Perdono per tutte le volte che la Chiesa, temporalmente intesa, ha peccato contro l’uomo e quindi contro Dio. Quantificando, di fatto, il prezzo della sua affermazionemondana. Il prezzo è il peccato.
E qui sta l’equivoco, il Grande Equivoco.
Che la lieta novella dovesse essere trasmessa in ogni angolo del mondo non è in discussione. Lo ha detto Gesù.
Ma che il Mondo si sarebbe sempre e comunque opposto all’Annuncio è cosa altrettanto vera. (qui il link alla parola ‘mondo’ nella Sacra Scrittura – mi limito a Gv 17,14-15: “Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno”)
Mi è sempre stato evidente, perché così mi è stato mostrato da persone che hanno contato molto, o tutto, nella mia formazione, che il successo del messaggio cristiano, quantunque tendenzialmente orientato alla totalità degli esseri viventi, non ha riguardato, non riguarda e non riguarderà, il mondo, non questo mondo.
Ora, la Grande Eccezione è costituita dal lungo periodo, non lunghissimo se pensiamo in termini di etermità, che va dall’Alto medioevo all’Ottocento, durante il quale la Chiesa si è secolarizzata e fatta Stato.
Ha talmente introiettato questo suo esprimersi nel Mondo da ritenere oggi del tutto legittimo auspicare che le leggi (minuscolo) si debbano e si possano ispirare a principi etici o assoluti propri della cultura cristiana.
Questa richiesta nasce da un atteggiamento di continuità storica, comprensibile, forse, ma non più attuabile. Per il semplice motivo che  il Mondo, che per qualche secolo ha mostrato una convenienza, tutta esteriore, a derivare da alcuni fondamenti della religione cristiana le proprie linee-guida nel modellare la società, oggi ha revocato, in modo del tutto evidente e direi finalmente coerente, questo mandato.
E non si può fare nulla nel merito. Ma proprio nulla.
Ha avuto forse l’ambizione di incidere sulla legislazione romana l’evangelizzazione di Pietro, Stefano, Paolo, dei primi anni dopo la morte di Cristo? Ha l’ambizione di cambiare l’ordinamento legislativo dei paesi a maggioranza induista o musulmana, l’opera di evangelizzazione missionaria che pure viene condotta in questi paesi?
Perché in Europa deve essere così?
Per ragioni storiche. Perché l’Europa ce la siamo presa e guai a chi ce la tocca.

Le cose che si possono fare sono altre, sono molte.
L’alternativa non è fra “rinchiudersi in se stessi”, altrimenti detto: “il paradosso di non avere nemmeno più diritto di esprimere il proprio punto di vista”; e dall’altra parte “legiferare in modo cristiano”. Perché legiferare in modo acristiano non ha come opposto nessun tipo di recriminazione polemica (o retorica).
Questo è puerile (sebbene chi lo dice o lo pensa puerile non è affatto).
C’è così tanto da fare per coloro che coltivano ambizioni ecauristiche ed apostoliche, così  tanto da gioire e così tanto da capire nel profondo di noi stessi che questo mi sembra un pericoloso e triste mascheramento delle meraviglie e delle difficoltà che la fede propone a noi che crediamo, ogni giorno.

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Categorie:chiesa cattolica
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